Il Tirreno

Livorno

Nogarin: «Col concordato il M5S salverà l’azienda»

di Juna Goti
Nogarin: «Col concordato il M5S salverà l’azienda»

L’atto di indirizzo delle opposizioni non passa per un soffio, la giunta tira dritto «Non c’erano alternative percorribili se non falcidiando il bilancio del Comune»

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LIVORNO. «Con il concordato preventivo in continuità il Movimento 5 Stelle salverà Aamps. Non con la flebo della ricapitalizzazione, che avrebbe significato un intervento da cure palliative, ma con un’operazione chirurgica capace di assicurare vita e benessere, soprattutto negli interessi dei lavoratori». Queste parole, pronunciate ieri dal sindaco in consiglio comunale, hanno provocato di nuovo la reazione delle opposizioni e dell’universo che ruota intorno ad Aamps. Ma una cosa l’hanno chiarita: per l’ex municipalizzata che gestisce il ciclo dei rifiuti il Comune ha scelto definitivamente la strada del concordato preventivo. Stamani si riunirà l’assemblea straordinaria dei soci e salvo ennesimi colpi di scena, passerà tutto nelle mani del tribunale.

«La scelta di andare verso il concordato – ha premesso al microfono Filippo Nogarin – non ha niente a che fare con la nostra contrarietà, più volte ribadita, all’ingresso in Retiambiente, la maxi azienda di Ato Costa. Abbiamo scelto – sostiene – lo strumento più adeguato a conciliare il mantenimento del servizio pubblico con la necessità di operare scelte aziendali tali da poter stare sul mercato».

Anche ieri decine di lavoratori di Aamps e dell’indotto hanno seguito il dibattito in municipio. Hanno esposto striscioni contro il Movimento e la giunta, hanno manifestato le loro preoccupazioni, ma non sono state registrate interruzioni della seduta come invece era accaduto durante il tesissimo consiglio del 30 novembre. Proprio in quell’occasione era stato votato un atto che impegnava il sindaco a far slittare l’assemblea dei soci per aprire un confronto con le parti sociali e i creditori.

«La decisione di chiedere un rinvio dell’assemblea – è intervenuto ieri Nogarin – è stata utile e necessaria per confermare che, dal nostro punto di vista, alternative al concordato sono percorribili solo passando da una falcidia del bilancio del Comune che non dobbiamo, non possiamo e non vogliamo percorrere». Insomma, la giunta non torna indietro.

Della parentesi di trattative degli ultimi dieci giorni, il sindaco riferisce che «pur nel permanere della diversità delle posizioni», «sono stati raggiunti due risultati concreti»: da un lato «i sindacati, con i numeri che abbiamo fornito, hanno potuto prendere maggiore consapevolezza del disastro che provocheremmo nel 2016 se ai 6,9 milioni di tagli che dovremo in ogni caso fare, sommassimo i 7,5 milioni per la ricapitalizzazione di Aamps»; dall'altro «l'amministrazione ha maggiormente compreso le preoccupazioni dei lavoratori».

Vuole «sgombrare il campo da quella che viene vista come una resa dei conti tra il M5S e il Pd» Nogarin. Vorrebbe che «politicamente oggi da qui non uscissero né vincitori né vinti». Ma la resa dei conti è evidente e resta tutta sbilanciata sul piano nazionale: lo dimostra il fatto che in consiglio si sono presentati sia il parlamentare M5S Alfonso Bonafede che la sottosegretaria all’ambiente Silvia Velo (Pd), insieme ai consiglieri regionali Francesco Gazzetti e Gianni Anselmi. Tutto prima che anche Grillo rilanciasse sul suo blog: «Io sto con Nogarin».

«La posizione del M5S – riprende in aula il sindaco – è chiara: siamo per una gestione pubblica dei servizi pubblici». E «le partecipate, piaccia o non piaccia, dalla Toscana alla Lombardia, dall'Emilia Romagna al Veneto, hanno avuto nel tempo un ruolo di ammortizzatore sociale, un lusso che non possiamo più permetterci». «Credevamo – ammette a questo punto – di potere fare un'azione di due diligence delle società del Comune autonoma e veloce, avevamo stimato sei- otto mesi, ma in realtà ha richiesto un tempo maggiore». «Qualche mese in più a fronte di decenni – si giustifica – è un lusso accettabile».

Ma sul piatto restano due partite cruciali. Due temi «giustamente sollevati dal sindacato al tavolo di confronto», dice anche Nogarin. Ovvero: l’assunzione dei precari e le ripercussioni sull’indotto (ieri nel salone si sono fatti vedere anche i vertici della Cna).

Sui precari «abbiamo già dato l’indirizzo alla società, sia in sede di assemblea dei soci che al tavolo con i sindacati, di procedere nel più breve tempo possibile a porre in essere tutte le attività istruttorie necessarie e propedeutiche alle assunzioni». Quanto all’indotto, «il piano del concordato, per la predisposizione del quale avremmo fino a 120 giorni di tempo, dovrà costituire un punto di equilibrio sostenibile da tutte le parti in causa: ci rendiamo da subito disponibili a sederci a nuovi tavoli di confronto con la Cna, la Confindustria, i fornitori e tutti gli altri soggetti coinvolti».

In consiglio l’atto di indirizzo per i precari è passato all’unanimità, mentre le opposizioni hanno ribadito a turno il loro no al concordato, visto come un «rischioso salto nel buio». E per un soffio non sono riuscite a far passare un atto di indirizzo che almeno dal punto di vista politico avrebbe indebolito l’azione della giunta. L’atto (a firma di Città Diversa, Bl, Pd, Lbc e Fi, più i tre consiglieri dissidenti M5S) chiedeva di «escludere l’opzione del concordato» e di «predisporre un piano di rilancio aziendale» prevedendo una «capitalizzazione di 7.8 milioni», una «ricontrattazione degli accordi sindacali di secondo livello» e un «piano di rientro finanziario con ristrutturazione del debito». La richiesta di discutere l’atto è stata messa ai voti: è finita in parità, 16 a 16, il gruppo M5S (con un assente) non aveva più la maggioranza, ma alle opposizioni sarebbe servito un voto in più di scarto.

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