Gioco
Il mistero di quei debiti Tia cancellati
La lista dei morosi graziati (con aumento della tassa sui rifiuti) apre una serie di dubbi sulla gestione della riscossione
LIVORNO. Che cosa è accaduto in quei sei anni, dal 2006 al 2012, in cui l’Aamps ha gestito direttamente la riscossione del tributo sulla spazzatura, all’epoca chiamato tariffa d’igiene ambientale Tia?
Quale percorso è stato seguito dall’azienda di via dell’Artigianato per sollecitare i pagamenti che non sono mai pervenuti? E quali azioni ha fatto l’ente incaricato della riscossione - nel caso specifico la Sorit - prima di decretare l’inesigibilità (dunque la cancellazione) della Tia per oltre 4000 soggetti, definendo persi qualcosa come 11.4 milioni di euro?
Sono i grandi interrogativi che nascono scorrendo la lista dei morosi, il cui debito è stato cancellato e riversato dall’amministrazione Nogarin sulla tassa rifiuti (oggi Tari), aumentata del 14% quest’anno, l’anno prossimo e nel 2017.
Molte di quelle utenze “graziate” dalla Sorit sono ancora vive e vegete e lo erano ancor di più negli anni passati. L’esempio che abbiamo fatto sul giornale di ieri della Motorizzazione Civile è emblematico: possibile dichiarare inesigibile un credito verso un ente pubblico? O per dirla in altro modo: perché regalare alla Motorizzazione 9511 euro dovuti per il servizio di raccolta rifiuti, facendoli peraltro ripagare ai livornesi? Lo stesso dicasi per il Consolato di Germania, che a Livorno non c’è più, ma che non dovrebbe essere stato difficile rintracciare altrove.
C’è invece, eccome, il mercato ortofrutticolo. A cui è stata cancellata di colpo una bella fetta del maxi-debito che piazzava (ma piazza ancora) il Consorzio agroalimentare labronico in testa alla lista dei grandi morosi: via 235mila euro su un totale di quasi 600mila euro. Via, ma non spariti nel nulla. Semplicemente sono stati e saranno trasferiti nelle tasse dei livornesi.
In molti casi la dichiarazione di inesigibilità potrebbe essere nata dalla prescrizione che scatta dopo 5 anni, ma sorge un altro dubbio: è mai stata interrotta quella prescrizione? Sono state inviate cartelle e richieste di pagamento successive al primo bollettino? Se così non fosse, sarebbe assai grave.
Tra le oltre 4000 utenze, il cui debito Tia è stato dichiarato inesigibile, c’è di tutto. A fare la parte del leone tanti ristoranti, anche noti, pub e bar, alcuni aperti, altri ormai solo nomi appartenenti al passato, altri rinnovati nelle gestioni (tra questi Marzio Conti 19mila euro, Cristal 13mila, La Corte del Focho 12mila, La Spica 10mila, Chalet Mauri Due 10mila, Claphands 10mila, Le Tate 9mila, Il Paradosso 4mila), ma anche palestre (Zen Club 18mila), società sportive (As Spes 23mila, Basket Livorno 15mila).
Ma a scorrere l’elenco, tra i piccoli debitori, risaltano agli occhi anche alcune curiosità: i partiti politici, ad esempio. C’è il circolo Fiorentina del Partito Democratico (che ha un debito di 235 euro), i Ds Venezia (59 euro) e i Ds Stazione (63 euro). Il totale del debito dei democratici è di 357 euro, che fa dire al segretario comunale Federico Bellandi: «Li metto di tasca mia». Aggiungendo poi: «Faremo le nostre verifiche, ma direi con certezza che si tratta di qualche errore nel pagamento. Per l’Imu paga direttamente il tesoriere per tutte le nostre sedi, mentre la tassa sui rifiuti è delegata alle sezioni e magari è capitato che qualcuno si sia dimenticato di rispettare le scadenze o magari abbia sbagliato il pagamento. Le cifre parlano da sole».
Una cifra simile è quella cancellata al Movimento Sociale Destra Nazionale (che doveva 355 euro), mentre il Popolo delle Libertà si è visto dichiarare inesigibile una cifra un po’ più sostanziosa: 1433 euro.
E poi ci sono le associazioni: l’Enpa, l’ente protezione animali, ha un debito di 374 euro, l’Anpi, l’associazione partigiani ne deve 356. Per le suore passioniste è di 3.100 euro. Ma al di là della curiosità anche in questi casi torna la solita domanda: possibile che non sia stato possibile rintracciare questi partiti e queste associazioni e costringerli a pagare?
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