Il Tirreno

Livorno

Banche, la Toscana guida la rivolta dei beffati

Giovanna Mezzana
Arezzo, la folla davanti alla sede centrale di Banca Etruria (foto Massimo Sestini)
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Arezzo, la folla davanti alla sede centrale di Banca Etruria (foto Massimo Sestini)

Crac Etruria, gabbati pensionati e famiglie ma anche gli speculatori finanziari, i numeri dell'impatto sui portafogli. Federconsumatori: dietro alla vicenda un dramma sociale e un duro colpo alla fiducia dei risparmiatori

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AREZZO. Il cerino dei titoli Etruria non è rimasto in mano solo a pensionati e piccoli risparmiatori: tra i gabbati ci sarebbero anche speculatori finanziari, ma il rischio per loro fa parte del mestiere. Le associazioni che tutelano i diritti dei cittadini-consumatori chiedono al Governo di restituire il denaro maltolto ai primi: i secondi sono avvezzi alle scorribande sui mercati volatili. Distinguere gli uni dagli altri però non è semplice: fino ad ora non è stato possibile. E la coperta al momento è corta: l’ipotesi del Governo è di un fondo di solidarietà con una dotazione da 100 milioni di euro per alleggerire le perdite di chi aveva sottoscritto bond, che si sono rivelati tossici, delle quattro banche andate ko, Popolare dell’Etruria, Banca Marche, Cassa Ferrara, CariChieti; potrebbe essere aggiunto un secondo aiuto per chi deteneva anche azioni dei quattro istituti, ma è solo un’idea. Cento milioni di euro, dunque, per tutte e quattro le debacle. Briciole. «È meno della metà – dice Fulvio Farnesi, presidente di Federconsumatori Toscana – di ciò che servirebbe per “coprire” gli obbligazionisti privati solo di Banca Etruria».

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La platea. Si è parlato di 35.000 toscani beffati dalle obbligazioni dell’Etruria. «I calcoli sono per il momento aleatori» chiarisce Farnesi. Che prova a spacchettare il dato. Nella platea dei 35.000 gabbati sarebbero inclusi non solo i titolari delle obbligazioni cosiddette subordinate – e il pensiero va ai pensionati e ai piccoli risparmiatori che non avevano un profilo all’altezza di correre quel rischio – ma anche detentori di azioni, clienti mediamenti più “scafati” e con le spalle coperte. Non sempre, però: perché anche tra gli azionisti c’è chi di finanza capisce poco, anzi nulla, e si è fidato: del nome e della tradizione – toscani – ma anche e soprattutto dei dirigenti di filiale. «Ecco perché questa è una vicenda – dice Farnesi – in cui i confini non si possono tracciare con l’accetta». Gli obbligazionisti tout court, secondo la lettura di Federconsumatori sui dati che circolano, sarebbero piuttosto 10.000, stima prudenziale.

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Un fiume di denaro. Passiamo ai soldi investiti e bruciati. E concentriamoci esclusivamente sulle obbligazioni subordinate, l’attrezzo finanziario con cui è stata carpita la fiducia di famiglie e pensionati. Ammontano a 375 milioni di euro i crediti “bloccati”, azzerati nella bad bank Etruria e non più esigibili: è il dato che rilancia Federconsumatori. Del totale, 125 milioni sono riconducibili ad assicurazioni e società finanziarie; 250 milioni di euro sarebbero invece le risorse disperse degli obbligazionisti privati: la liquidazione del pensionato, i risparmi del buon padre di famiglia, il gruzzolo della giovane coppia.

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La mappa. Certo invece è che fatto 100 il numero dei gabbati dai titoli tossici dell’Etruria, la quasi totalità sono toscani: aretini – l’Etruria è nata lì – senesi, maremmani, e via su per tutta la Toscana – da Porto Santo Stefano, a Venturina, Piombino, Livorno, con un’incidenza territoriale direttamente proporzionale alla presenza delle filiali della Popolare dell’Etruria, che in Toscana era – è – banca del territorio. Intere frazioni di Comuni: nell’Empolese, a Vinci, nel Casentino.

Class action. Federconsumatori Toscana annuncia un esposto alla Procura della Repubblica di Arezzo nel quale verrà messa in evidenza «la responsabilità degli amministratori di Banca Etruria». «Componenti del Consiglio di Amministrazione» e «sindaci revisori». Altre carte bollate verranno spedite a Banca d’Italia, che avrebbe scoperchiato il Vaso di Pandora troppo tardi e alla Consob: i controllori. L'Associazione chiede inoltre che la Regione Toscana si faccia parte attiva per promuovere un tavolo di concertazione in sede romana.

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Paura e rischio. Quanti sono i pensionati che in questi giorni hanno buttato all’aria i cassetti di casa per ricercare i papier dei loro investimenti finanziari? Una parolina fa la differenza tra dormire sonni tranquilli e perdere il senno: “subordinata” al posto di “senior” e il cuore va in tachicardia. «Il problema è – conclude Farnesi – che dietro alla vicenda finanziaria c’è un dramma sociale. L’universo bancario ha perso credibilità per l’ennesima volta e questo provoca un contraccolpo anche nelle nuove banche», nate – come la Nuova Banca Etruria – grazie al salvataggio costato all’intero sistema bancario del Belpaese 3,6 miliardi di euro tra cash e crediti. E ora siamo certi che il sistema regga e che non si apra una falla altrove?

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