Gioco
Rimborsi sulle pensioni: migliaia di cause in Toscana
Associazioni e legali contro il bonus per sanare il blocco delle rivalutazioni. Coinvolti quasi mezzo milione di toscani
È passata alla storia come la riforma delle lacrime; prima quelle del ministro Elsa Fornero che la sdoganò e poi quelle dei pensionati, molti di più, che ancora oggi la subiscono. In mezzo ci sono stati i tentativi di revisione, una sentenza della Corte Costituzionale che ha imposto al governo di risarcire chi aveva diritto alla rivalutazione al costo della vita e un decreto legge con il quale lo Stato ha restituito solo in minima parte (a volte nulla) il dovuto.
I RICORSI
Proprio sul rimborso per intero delle somme dovute si stanno concentrando i ricorsi che vari studi legali, sparsi per tutta la Penisola, contano di depositare negli uffici dei giudici del lavoro e dei magistrati contabili. Non si tratta di class action ma di ricorsi collettivi, da circa 50 ricorrenti in su, che rischiano di intasare e mettere in imbarazzo il governo. La posta in gioco è alta come il bacino di utenza se si calcola che gli aventi diritto sono circa 4 milioni (di cui il 12 per cento in Toscana, quasi mezzo milione di pensionati) e anche per questo motivo i vari studi legali sono impegnati in campagne informative sia sul territorio che su internet.
DIFFIDA ALL’INPS
«Abbiamo già superato le 5.000 adesioni (di cui la metà in Toscana) e non saremo soddisfatti fin quando non arriveremo a 10.000 ricorsi - spiegano dallo studio Frisani di Firenze - Chi può aderire? In sostanza chi percepisce una pensione superiore ai 1.450 euro lordi al mese e che si è visto negata la rivalutazione dalla riforma Fornero. Il vero focus del problema riguarda il cosiddetto trascinamento: molti pensionati si sono accontentati del bonus offerto dal governo. Devono sapere, invece, che la perdita non riguarda solo il 2012 e il 2013, ma come svalutazione si trascinerà dietro fino a tutta la durata della pensione. Alla fine sul conto verranno a mancare migliaia di euro». Gli avvocati puntano il dito anche su una circolare del giugno scorso con la quale l’Inps scoraggiava i patronati a respingere le domande di ricostituzione dei trattamenti pensionistici relativi alla rivalutazione. «In questo modo hanno rallentato anche i ricorsi», spiegano dallo studio fiorentino. E proprio guardando all’Inps inizia la strada per il recupero dei soldi dovuti. «Ai nostri iscritti - dice Fulvio Farnesi di Federconsumatori Firenze - abbiamo consigliato di inviare una lettera di diffida in modo da sospendere i termini per la prescrizione dei ricorsi (passati da 5 a 10 anni proprio nel 2011). E poi vedremo se partire con un’azione legale o meno».
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IL BONUS
Eppure con il decreto legge 65/2015 il governo aveva provato a metterci una pezza istituendo un bonus una tantum (a partire dal 1° agosto 2015) parametrato in vari scaglioni. In pratica, i soldi sono stati distribuiti solo nella forbice compresa tra i 1450 euro lordi ed i 3000 euro lordi. Sopra o sotto questa soglia non è stato versato un euro; o per deliberata scelta del governo (fascia sopra i 3.000 euro lordi) o perché la legge Fornero non aveva soppresso la rivalutazione (fascia sotto i 1.450 euro lordi). E non a caso nella platea dei ricorsisti ci sono già diversi pensionati che percepiscono oltre 3.000 euro lordi e che ora rivogliono il dovuto. Sulla questione ha preso posizione anche il sindacato di categoria dei manager (Cida).
LE PROIEZIONI
Come ha risarcito il governo e quanto avrebbe dovuto corrispondere per intero? I numeri, le proiezioni prima di tutto restituiscono un quadro esplicito di quando manca in oltre quattro milioni di conti correnti. Prendiamo il caso di un ex dipendente pubblico che percepisce un assegno dall’Inps pari a 1.500 euro. A seguito dell’intervento del governo questa persona si è trovata in banca 658 euro in più. Visti i tempi gli potrebbe essere perfino sembrato un regalo, peccato che si tratta solo del 22% di quanto gli avrebbe dovuto rendere lo Stato (2.465,78 euro). Più si sale e più i soldi restituiti scendono. Come nel caso di chi percepisce 2.200 euro lordi e che ha ricevuto 481,68 euro invece dei 3.956 euro dovuti. Sopra i 3.000 lordi, invece, non si scappa: niente rimborso.
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