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Rapina quattro ragazzini per pochi euro: arrestato
Un giovane di ventiquattro anni in carcere per l’aggressione in piazza Attias La madre: «È stato lui a costituirsi spontaneamente e a consegnare il coltello»
LIVORNO. Un giovane di 24 anni è stato arrestato mercoledì dagli agenti della squadra mobile con l’accusa di essere l’autore di due rapine avvenute a novembre, in pieno centro città. Si tratta di un italiano di origine russa che si chiama Artur Seifert, ha ventiquattro anni ed era già noto alle forze dell’ordine.
Secondo gli investigatori della polizia, è lui il protagonista di due episodi avvenuti il 15 e il 21 novembre scorsi, nel corso dei quali aveva minacciato brandendo un coltello quattro ragazzi di età compresa tra i tredici e i diciassette anni per farsi consegnare i soldi che avevano con sé.
La prima rapina di cui è accusato è avvenuta domenica 15 novembre in via Ricasoli. A denunciarla, in Questura insieme alla madre, è stato un ragazzo di diciassette anni, che ha raccontato di essere stato minacciato con un coltello da un giovane sconosciuto. Alla richiesta di consegnargli il denaro, la vittima ha estratto dal portafoglio gli unici dieci euro che aveva con sé. Il giovane li ha presi e se n’è andato.
Le indagini sono partite dopo questo primo episodio e, mentre erano già in corso, è arrivata una seconda denuncia. A farla, stavolta, sono stati tre ragazzi ancora più giovani: due quindicenni e un tredicenne. Verso le 18 un giovane vestito di scuro li ha avvicinati, mentre si trovavano in piazza Attias. Una volta che li ha avuti di fronte, ha estratto un coltello e ha ordinato ai tre di consegnargli i soldi che avevano. Loro hanno tentato di protestare, spiegando che avevano con sé solo pochi spiccioli, ma lui li ha zittiti seccamente: «Sono appena uscito di galera, datemi i soldi che avete o vi ammazzo».
Il più giovane dei tre aveva in tasca venti euro, che gli ha consegnato prima che il ventiquattrenne si dileguasse. Inizialmente, i ragazzi non avevano denunciato l’episodio, ma hanno cambiato idea convinti dagli operatori della Questura.
In entrambi i casi, l’aggressore è stato descritto allo stesso modo: stesso atteggiamento, stesse caratteristiche fisiche e stessi particolari. Tra questi, un tatuaggio con una lettera A stilizzata che, spiegano dalla Questura, ha permesso agli investigatori di identificarlo.
Successivamente è stato effettuato il riconoscimento fotografico, nel corso del quale tutte le quattro vittime hanno riconosciuto il loro aggressore nella stessa persona: il giovane Artur Seifert, appunto.
A questo punto il giudice per le indagini preliminari, Antonio Dal Forno, ha emanato il provvedimento di custodia cautelare. Il giovane, così, è stato arrestato mentre si trovava in casa e portato al carcere delle Sughere.
Secondo la madre del ragazzo, però, l’arresto è andato in maniera diversa: «È stato mio figlio a costituirsi spontaneamente. Si è presentato in Questura chiedendo di essere arrestato perché non ne poteva più, che era stanco di questa vita. Non mi ha nemmeno avvertita, prima di andarci. È stata una sua scelta autonoma. E quando la polizia è venuta a casa ad arrestarlo, non si è ribellato. Anzi, è stato lui a consegnare spontaneamente il suo coltello, senza che nessuno glielo chiedesse».
Per sua madre, quel ragazzo accusato di aver puntato un coltello verso quattro minorenni è soprattutto una persona in difficoltà: «Mio figlio ha sbagliato e io non voglio discutere questo. Sono solidale con i genitori dei ragazzini aggrediti e vorrei sinceramente scusarmi con tutti loro. Ma ci tengo a sottolineare che mio figlio non è un balordo. Mio figlio è una persona che ha dei problemi e sta cercando di risolverli».
Riccardo Rimondi
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