Toscana
La diocesi contro il concordato
«È inapplicabile, occorre cercare soluzioni alternative di buon senso»
LIVORNO. La strada del concordato chiesto dal Comune per Aamps «non sembra percorribile», è «assai improbabile che il Tribunale fallimentare approvi la richiesta per una serie di dati oggettivi». La diocesi, che già aveva fatto sentire la propria voce sul caso Aamps, torna alla carica contestando la scelta di Palazzo Civico di puntare sul concordato.
«Non è applicabile», titola il giornale on-line della curia, aggiungendo che «forse ci potrebbero essere altre soluzioni che consentano di non interrompere un servizio pubblico essenziale e di salvare centinaia di posti di lavoro, tra dipendenti Aamps e operatori delle aziende dell'indotto». Anzi, la situazione si è fatta «incandescente – viene sottolineato – da quando la giunta comunale ha deciso di chiedere il concordato».
Il giornale diocesano indica quale potrebbe essere una soluzione «di buon senso». A cominciare dal versamento «dei due milioni che il Comune ha già previsto per questo scopo nel bilancio 2015». E poi: il trasferimento puntuale dell’incasso della Tari 2016 (quasi 35 milioni di euro). Com’è possibile farlo? Tramite «una lotta all’evasione della tariffa sui rifiuti degli ultimi anni». E i debiti accumulati in questi anni?«Sarebbe necessario provvedere a una rimodulazione del debito con tutti i creditori». Da aggiungere: un piano industriale con «aumento delle entrate derivanti dall’attività tipica» (con «utilizzo efficiente del termovalorizzatore») e il taglio delle uscite «puntando a una riduzione del costo del lavoro, attraverso un accordo con i sindacati». Non solo: si dovrebbe anche verificare «l’effettiva convenienza economica del servizio Porta a Porta che viene realizzato in alcune zone della città».
Mauro Zucchelli
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