Il Tirreno

Livorno

Con Barbara e Lido nella casa occupata: «Il Comune ci consiglia: chiedete all’ex Caserma»

Federico Lazzotti
Con Barbara e Lido nella casa occupata: «Il Comune ci consiglia: chiedete all’ex Caserma»

Livorno, i due giovani vivono con le loro figlie nell’ex stazioncina di via Firenze: paghiamo la luce, ma l’acqua siamo abusivi. Se ci tolgono la residenza sono guai

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LIVORNO. L’ultima fermata di Barbara e Lido, trentenni livornesi con due figlie piccole, è dentro l’ex stazioncina del tram di via Firenze. «Viviamo qui da pochi giorni - raccontano - e stiamo cercando di sistemare la nostra casa occupata».

Barbara quasi si imbarazza quando entrando in salotto spunta un televisiore al plasma trentadue pollici attaccato alla parete. «Lo abbiamo comprato sei anni fa - dice - quando lavoravamo entrambi. Allora uscivamo anche la sera a cena fuori e andavamo pure al cinema». Da allora il loro mondo si è capovolto: elettricista lui, pasticciera lei, negli ultimi quattro anni hanno perso entrambi il lavoro, la sicurezza, la casa.

Lido nel cruscotto dell’auto tiene a portata di mano il curriculum e tutti gli attestati e le patenti che possiede. «Quando mi presento per un lavoro - racconta sconsolato - mi rispondono che sono troppo specializzato. Che costo troppo insomma. E così passano al candidato successivo. Il risultato è che negli ultimi quattro anni non ho trovato nessun contratto a lungo termine, solo qualche mese in una ditta, qualche lavoro da un’altra parte. Ma nulla che possa garantire a me e alla mia famiglia di avere una casa nostra».

Senza un lavoro, con pochi soldi a disposizione e con due figli che cosa avete fatto?

«Eravamo in affitto al nero in via Sproni, poi ci siamo trasferiti in via Marradi ma siamo scappati perché il palazzo era invaso dai topi. A quel punto ci siamo rivolti al sindacato dell’Unione Inquilini. È cominciata così la nostra battaglia personale per un tetto. Addirittura è stato l’ufficio emergenza abitativa del Comune a dirci di rivolgermi all'Ex Caserma per avere un’abitazione».

Come? L’emergenza abitativa del Comune consiglia a chi è in difficoltà di rivolgersi al Comitato per la casa? Non è un controsenso?

«Il nostro non è l’unico caso. Una volta in via Ernesto Rossi vennero addirittura i carabinieri chiedendo di ospitare una famiglia in difficoltà che non sapeva dove andare a dormire».

Sembra un’illegalità necessaria occupare?

«Lo è. Noi stiamo cercando di combattere un sistema sbagliato. Ma è ovvio che appena possibile vorremmo comprare casa. Abbiamo due figlie piccole e a noi andrebbe benissimo anche un alloggio popolare ma accedere a quelle graduatorie è praticamente impossibile: ogni due anni cancellano i nomi dalle liste e devi ripartire da capo».

Dunque non vi è rimasto che occupare?

«Esatto. Prima vivevamo qui con altre persone. Ora da qualche giorno siamo rimasti soli e ci stiamo attrezzando per mettere tutto in ordine. L’ultimo regalo è arrivato proprio ieri: è questo frigorifero che una signora non usava più e ci ha donato come altri hanno fatto per il resto della cucina».

Ad esempio?

«Stiamo finendo di sistemare il tetto, i solai erano praticamente distrutti: si vedevano le travi. Ora manca solo di risolvere il problema di un’ infiltrazione che bagna il soffitto e diciamo che il peggio è passato. Anche se ci sarebbe da cambiare la porta finestra in camera perché manca il vetro e da lì entra freddo».

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E con luce, acqua e gas?

«Abbiamo tutto, all’acqua siamo attaccati abusivamente ma vorremmo pagarla, regolarizzarci. Mentre per l’Enel c’è il contratto di chi viveva qui prima, infine in cucina usiamo le bombole»

Cosa sognate?

«Tornare nella legalità e avere una residenza: qui non la possiamo richiedere».

Quindi dove siete residenti oggi?

«Nella vecchia casa, ad agosto ci dovevamo togliere la residenza, per ora è sempre là , ma giustamente la padrona di casa prima a poi ce la toglierà. E crediamo accada a breve».

E a quel punto cosa succede?

«Dobbiamo chiedere la cosiddetta residenza di soccorso, ma non la daranno più. E quando non hai residenza cominciano i problemi».

Quali?

«Il rischio è soprattutto per le bambine a cui potrebbero non essere più garantiti il pediatra e l'asilo. Passi per l’asilo. Ma quello che ci preoccupa è la loro salute. Se la bimba, ad esempio, si dovesse sentire male e al pronto soccorso si accorgessero che è senza residenza potrebbero anche rimandarla a casa».

A Livorno si parla di oltre duecento persone che abitano in alloggi occupati. E il numero è destinato ad aumentare con gli sfratti che sono in agenda nei prossimi mesi. Come siamo arrivati a questa situazione?

«È il sistema che è saltato. Non ci sono più le vie di mezzo, o stai bene con la villetta a schiera o sei un morto di fame e stai sotto un ponte».

Esiste una soluzione?

«Non chiudere gli occhi, non negare l'evidenza, non fare finta di niente. Le persone come noi esistono. Invece i media, i giornali e la politica tendono a mettere l'attenzione su altre cose. Scordandosi di focalizzare il reale problema».

Voi occupate un edificio e attraverso una sorta di mutuo soccorso rimettete in sesto gli spazi, spesso pubblici, e ci venite ad abitare. È possibile trovare un accordo con la proprietà degli stabili abbandonati e avere gli edifici in comodato d’uso?

«Noi siamo l’esempio lampante ed ecco perché saremmo strafaveroli. Ma a loro non conviene, perché così risolverebbero il problema. E invece non lo vogliono risolvere».

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