Gioco
«Un inferno in casa», la vedova del padre costituente danneggiata nella truffa
La moglie del partigiano e sottosegretario alla Difesa Moranino è parte civile, a 85 anni, in una causa per truffa e falso per un appartamento in Venezia
LIVORNO. Nome, età e luogo di nascita incuriosiscono, certo, ma dicono ancora poco sul passato di Bianca Vidali, 85 anni, registrata all’anagrafe il 24 ottobre 1930 a Mosca, nell’Unione Sovietica di Stalin e oggi parte civile in un processo per truffa e falso dove sono imputati padre e figlio, proprietario di un immobile il primo e costruttore il secondo. Molto di più sul trascorso dell’anziana, però, lo dice cosa si nasconde dietro alla scritta «vedova» sulla carta d’identità, accanto alla dicitura «stato civile». Sì perché la signora Vidali è stata fino al 1971, anno della morte, la moglie di Francesco Moranino, ex partigiano della brigata Garibaldi, padre della Costituzione, eletto nelle liste del Pci, e successivamente sottosegretario alla difesa nel terzo governo guidato da Alcide De Gasperi. Siamo nel 1947. Un altro mondo.
Ora l’universo della signora Moranino ruota attorno a un appartamento al numero 11 di via della Venezia, dove vive da anni in un bel palazzo che guarda i Fossi e la chiesa di San Ferdinando. È tra il terzo e il quarto piano dello stesso stabile e il vicino Comune di Livorno, distante poche centinaia di metri, che a partire dal 2003 ha preso forma quello che la signora definisce «un incubo vissuto per dieci anni», durante i quali il suo «prestigioso appartamento si è trasformato in una vera e propria trappola».
Tutto inizia - secondo gli investigatori - quando Massimo Bellagotti, 55 anni, costruttore livornese residente ora a Fauglia, deposita in Comune, al tempo all’ufficio informazioni, la dichiarazione di inizio attività per i lavori di frazionamento dell’appartamento del padre Angiolo, 82, proprietario dell’immobile al quarto piano di via della Venezia 11. Cinque anni dopo quando uno degli appartamenti viene venduto a una signora di Vecchiano, poi deceduta, il notaio firma il rogito e tutto sembra in ordine.
La magagna viene fuori qualche tempo dopo quando i vigili urbani eseguono un sopralluogo nell’appartamento per verificare la regolarità di frazionamento e ristrutturazione. È durante gli accertamenti che gli agenti della Municipale scoprono che la Dia presentata nel 2003 è stata sostituita da una variante che - a guardare il documento presentato durante i controlli - sarebbe stata protocollata nel 2005 ma di cui negli uffici comunali non vi è traccia. Anzi.
Una traccia ci sarebbe perché il numero di serie corrisponde a una pratica, ma non a quella dell’appartamento in Venezia, bensì alla ristrutturazione di un immobile di proprietà un altro professionista livornese estraneo alla vicenda. È da queste verifiche che nasce l’indagine e poi la contestazione del capo d’imputazione del pubblico ministero Massimo Mannucci: falso nei confronti del costruttore che taroccando il documento avrebbe agevolato il padre e tratto in inganno il notaio che ha firmato il rogito, e truffa nei confronti del proprietario, che fornendo un atto falso avrebbe compiuto il raggiro procurandosi l’ingiusto profitto attraverso la compravendita.
«Al termine dei lavori di rifacimento del tetto - spiega l’avvocato Claudia Piva che rappresenta la vedova - i Bellagotti hanno mantenuto il cantiere aperto per procedere ai lavori di frazionamento dell’appartamento in tre mini appartamenti». È da qui che nascerebbero i danni causati all’anziana e stimati in 25mila euro. In particolare, a causa degli interventi mai finiti, l’appartamento della donna sarebbe stato al centro di problemi, a cominciare dalle infiltrazioni.
«Gravissimi danni sia morali che materiali - sintetizza il legale - diretta conseguenza delle condotte criminali degli imputati». La prossima udienza, dopo quella di ieri, è stata fissata per il prossimo 14 maggio quando il reato rischia di essere già prescritto. Non certo nel nome della Costituzione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
