Il Tirreno

Livorno

Tovoli, fotoreporter nel mondo

di Maria Giorgia Corolini
Tovoli, fotoreporter nel mondo

Dopo varie esperienze in città e in Toscana ha spiccato il volo per l’America Latina: e la sua vita è cambiata

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LIVORNO. Chi è stato studente fra il 1984 e il 2011 si ricorderà senz'altro di lui: occhiali, baffoni, sguardo buono e una macchina fotografica al collo. A molti sarà probabilmente capitato d'incontrarlo ogni anno, e sempre in primavera: era infatti quello il periodo in cui Federico Tovoli girava tutte le scuole livornesi per immortalare orde di bambini e adolescenti nella tradizionale “foto di classe”, attività tra le tante portate avanti per restare a galla da fotografo professionista in questa Livorno da sempre troppo stretta.

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Classe 1963, livornese («di babbo elbano quando mi chiedono di dove sono, lo dico sempre»), Tovoli di cose ne ha fatte tante: dal girare tutti i concerti della Toscana come fotografo ad essere il fotografo ufficiale, fino al 2011, dello stesso Premio Ciampi. «Nel frattempo non ho mai smesso di coltivare la mia vera passione, quella per il fotoreportage, sintesi permetta tra i miei due grandi amori, la fotografia e il viaggio», racconta Tovoli dal Perù, dove vive dal 2011.

Occasione dell'intervista è una mostra collettiva sui temi ambientali organizzata dall'associazione Sophot di Parigi in concomitanza con il Cop21, la conferenza internazionale sul cambiamento climatico che si tiene nella capitale francese fino all'11 dicembre: Federico Tovoli partecipa con ben 12 foto facenti parte di due lavori distinti. Il primo documenta le trivellazioni petrolifere perpetrate per oltre trent'anni in una delle zone vergini dell'Amazzonia: «Hanno trivellato per anni disfacendosi dei residui in pozzi a cielo aperto, inquinando terreni e falde e nella zona c'è una delle percentuali più alte di tumori di tutto il paese», spiega.

Il secondo lavoro, invece, racconta di come le popolazioni contadine e indigene del Perù si siano dovute arrendere ai mutamenti climatici fra Ande e Amazzonia, adattando tecniche di coltura e sopravvivenza. Per Federico, che si è diplomato perito agrario e che ha fatto anche l'agricoltore, quello dell'ambiente è da sempre un tema importantissimo. «Con la fotografia è stato amore sin da subito, già a 8 anni stavo in camera oscura con babbo: erano gli anni '60 e fare il fotografo era ancora una rarità, – ricorda – a 13 anni mi regalarono la prima “macchinetta” e non ho più smesso».

L'amore per il Sudamerica, invece, risale al 2005: “Ho iniziato venendo qui per fare reportages ed ho deciso di trasferirmi dopo qualche anno. In Europa la crisi cominciava a farsi sentire e ho pensato che in Perù ci fossero opportunità nuove, essendo un paese in crescita, e infatti è proprio qui che ho iniziato a fare anche l'insegnante in alcuni dei migliori istituti del paese».

Le foto sudamericane di Federico hanno spiccato il volo e sono state pubblicate non solo in Italia ma anche in Argentina, in Russia, in Francia e negli Stati Uniti: «All'inizio non credevo fosse possibile vivere facendo reportage: per farlo mi sono dovuto spostare, ho viaggiato moltissimo, sicuramente se fossi rimasto a Livorno le cose sarebbero andate diversamente». Già, Livorno: «E' un gran bel posto – commenta amaro Federico – ma ha la pecca della superbia immeritata di chi si guarda troppo addosso e giudica inferiore il resto del mondo. Se hai cominciato a starne lontano da giovanissimo, non hai motivo per rimanerci agganciato». O forse sì: «Quando qualcuno mi chiede di dove sono – confessa – io rispondo sempre: di Livorno».

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