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Fondo per il crac banche, ma incombe il no dell’Ue

Fondo per il crac banche, ma incombe il no dell’Ue

L’ipotesi allo studio: un terzo dallo Stato e due terzi dagli istituti di credito. Le vittime del decreto: «Chiuderemo i conti e li sposteremo altrove»

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ROMA. Non solo le quattro banche da salvare, mettendo al riparo nello stesso tempo anche i piccoli risparmiatori. Alla Camera, dove il nodo degli istituti di credito non sarà riaffrontato prima dell’audizione di sabato del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, si iniziano intanto a delineare anche le modifiche da apportare agli argomenti “propri” della manovra. A partire dallo stop agli aumenti di Imu e Tasi deliberati dai Comuni in ritardo sulla scadenza di fine luglio, ma anche dal “pacchetto Sud”, lasciato in sospeso al Senato, che non conterrà per certo il rafforzamento al 160% dei superammortamenti per le imprese del mezzogiorno e si concentrerà sul credito d’imposta automatico e sugli sgravi per i neoassunti.

Sul fronte del decreto per il salvataggio dei 4 istituti di credito, mentre cresce la protesta dei risparmiatori, nella maggioranza si fa sempre più concreta l’ipotesi di costituire un fondo a carico per un terzo dello Stato (e il rimanente al comparto bancario) per salvaguardare chi ha sottoscritto obbligazioni subordinate - in tutto secondo fonti di governo 10.500 correntisti - il cui valore è stato completamente azzerato. Sullo sfondo resta ancora, però, il rischio di non superare, per questa via, il vaglio Ue sugli aiuti di Stato visto che le norme sono rigide al riguardo.

Il governo potrebbe intervenire comunque con dei paletti, come peraltro spiegato nei giorni scorsi dal viceministro Enrico Morando, ad esempio per sollevare in parte dal danno solo i micro-investimenti fino a 30mila euro. I dettagli sono comunque ancora al vaglio dei tecnici.

La commissione Bilancio per ora sta procedendo a una ulteriore scrematura degli emendamenti, per entrare nel vivo delle votazioni da giovedì quando dovrebbero arrivare anche gli emendamenti del governo, molto attesi a partire dal pacchetto sicurezza.

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Ma l’attenzione è per ora concentrata sui risparmiatori che hanno perso migliaia di euro nel crack delle quattro banche (Banca Popolare di Etruria e del Lazio, Banca Marche, Banca Cariferrara e Carichieti) salvate dal governo. Il comitato “Vittime del salva-banche” annuncia di chiudere i conti e spostarli in altre banche «che godono di una vigilanza più attenta rispetto a quella che è stata in grado di fornire Bankitalia». «Non sono preoccupato perché penso debba prevalere il buonsenso».

Replica il presidente dei 4 “nuovi” istituti di credito, Roberto Nicastro, che assicura: «Sono solidi e liquidi, sicurissimi» e punta a chiudere la loro cessione a «istituzioni italiane o estere» entro la «prima metà del 2016. Abbiamo già interessi significativi da parte di banche italiane e straniere» ha aggiunto Nicastro ch parteciperanno all’asta pubblica.

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