Il Tirreno

Livorno

Profughi in casa: spento il telefono dell’accoglienza

di Samuele Bartolini
Profughi in casa: spento il telefono dell’accoglienza

In 500 hanno chiamato il numero della Regione per offrire un alloggio ma manca l’ok del governo

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La generosità dei toscani è rimasta lettera morta. Dalla Regione si affrettano a spiegare che il presidente Enrico Rossi sta bussando con insistenza alla porta del ministro Alfano per firmare un protocollo che sblocchi la situazione.

Ma sono passati più di tre mesi e non è stata data ancora nessuna risposta al cuore aperto dei pensionati, delle giovani coppie e delle famiglie che per tutto settembre avevano telefonato al numero verde 331.6983061. Un cellulare speciale attivato nel pieno dell'emergenza migranti che serviva a raccogliere la disponibilità dei cittadini ad ospitare nelle loro case e nei loro appartamenti i profughi che scappano dalla guerra e dalla fame. Alla fine dell'estate la foto straziante di Aylan, il bambino siriano di 3 anni morto adagiato sulle spiagge della Turchia, aveva buttato giù il muro dell'indifferenza europea e dalle nostre parti ci avevano creduto in tanti. Il telefono aveva squillato forte dalle città, dalle campagne, dalle isole. La sua eco aveva travalicato i confini della regione e, mossi dalla compassione, si erano scomodati perfino dal Lazio, dal Veneto, da Milano e dall'Emilia Romagna. La Regione aveva assicurato 25 euro circa al giorno per il vitto e l'alloggio per ogni profugo accolto. E anche i numeri conteggiati fino ai primi di ottobre davano contezza del fiume di solidarietà. Questi i numeri della solidarietà andata delusa: 500 telefonate, 215 posti offerti nelle case, 120 appartamenti messi a disposizione.

Ma il numero verde è spento. Ora però al numero del Pronto Accoglienza Profughi non c'è più nessun operatore. Il cellulare squilla ripetutamente a vuoto. Evidentemente il telefono non è più attivo e, al momento, dalla Regione non arrivano spiegazioni del perché sia stato staccato. Forse - si pensava - è stato meglio tirare il freno a mano con l'aria di terrorismo islamico che si respira dagli attentati di Parigi? Pare proprio di no. Le rassicurazioni arrivano direttamente dall'assessore all'immigrazione Vittorio Bugli: «Abbiamo fatto tutte le dovute verifiche ed è tutto tranquillo. Non ci sono pericoli di questo tipo per l'accoglienza in Toscana».

Ma allora dove è andata a finire tutta l'emergenza che metteva pure in conto di spalancare come ultima ratio i cancelli delle caserme dismesse? A fare il punto ci pensano da due punti di vista diversi il presidente regionale di Anci (l’Unione dei Comuni) Toscana con delega all'immigrazione, il sindaco di Prato Matteo Biffoni e il responsabile per l'accoglienza della Caritas Alessandro Martini. Entrambi confermano che da almeno due mesi non ci sono nuovi arrivi di profughi nelle strutture di accoglienza approntate dalla Caritas, dall’Arci e dalle altre associazioni di volontariato.

Anche il numero degli immigrati in Toscana non viene più segnalato in crescita. Siamo fermi a quota 5.900 presenze di ottobre. Per non parlare dei tanti immigrati che nel silenzio generale abbandonano i centri di accoglienza, salgono in treno e prendono la strada della più ricca Europa del Nord. Il report aggiornato al 30 novembre sulla presenza dei profughi dalla Prefettura di Firenze, che fa da coordinatrice di tutte e dieci le Prefetture della Toscana per l'immigrazione, fornisce questi numeri. In provincia di Firenze ci sono 1783 migranti alloggiati in 107 strutture di accoglienza. In Provincia di Livorno: 696 migranti accolti in 20 strutture. E, pure la Prefettura conferma, gli arrivi si sono quasi azzerati.

La girandola dei protocolli. Rimangono in ponte due protocolli d'intesa. Quello nazionale, per il quale Rossi continua a bussare alla porta di Alfano. Ma, dopo l'abbuffata delle telefonate, si è scoperto che non è così semplice fare entrare un profugo nelle case private. Pare che ci sia da coprire un vuoto normativo. Vanno stabiliti dei criteri di sicurezza, vanno fatti dei sopralluoghi negli appartamenti, ci sono delle pratiche fiscali da sbrigare.

E poi c'è l'altro protocollo regionale. Rossi ne parlò con la Prefettura di Firenze due mesi fa. Finito nel dimenticatoio. Nazionale e regionale. La gara di solidarietà non è stata necessaria.

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