Il Tirreno

Livorno

le parole di ricci e paoletti

Confindustria dice no al concordato

Gli industriali preparano un dossier sui crediti dell’indotto dei rifiuti

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LIVORNO. I vertici di Confindustria dicono no al concordato Aamps: «I precedenti sono disastrosi e le ripercussioni sul territorio incalcolabili». Alberto Ricci e Umberto Paoletti, rispettivamente presidente e direttore dell’organizzazione rappresentativa delle imprese del manifatturiero e dei servizi, non hanno dubbi: no al concordato, senza se e senza ma.

«Pensiamo ai riflessi negativi sulla comunità cittadina e sull’indotto, il meccanismo stesso del concordato li danneggerà», sostiene Paoletti: «Ci preoccupa l’occupazione, anche per quanto riguarda l’indotto. Speriamo che si raggiunga un’alternativa più idonea ed equilibrata». Motivo principale dell’avversione alla soluzione proposta dalla giunta 5 Stelle per salvare la municipalizzata che si occupa dello smaltimento dei rifiutida da parte di Confindustria e delle aziende in essa racchiuse, è l’impatto negativo che questo – sostengono – avrà al di fuori di Aamps.

Con il concordato, ripetono, si prevede che i creditori (le imprese) possano rivalersi sul debitore (Aamps) in ordine di grandezza, dal più grande al più piccolo, per poter chiedere, ed eventualmente ottenere solo una parte, i soldi che spettano loro. Va comunque precisato che in questo caso si parla di concordato in continuità aziendale. «Ma concordato vuol dire scaricare il danno sulle imprese», ripete Ricci: «La portata sull’indotto non è quantificabile ma è inevitabile, basta osservare gli esiti che si sono prodotti in altri casi simili». Confindustria non intende rimanere con le mani in mano, e procede alla stima dei danni presso i suoi associati. «Stiamo monitorando la situazione, contattando singolarmente ogni impresa coinvolta», conclude Ricci: «Entro la prossima settimana contiamo di avere in mano un dossier che metta nero su bianco e determini l’ammontare complessivo dei crediti».

Matteo Scardigli

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