Gioco
Maxi truffa all’Unione Europea, gli avvocati: «Arresti esagerati»
Livorno, nell’interrogatorio di garanzia l’ex presidente di Basket Livorno Patrizio Tofani ha risposto in parte, sua sorella ha invece parlato per due ore
LIVORNO. Su una cosa gli avvocati di Patrizio Tofani, la sorella Elisa e di Anna Lisa Mazzola sono d’accordo: «Con la nuova normativa - spiegano - le misure cautelari nei confronti dei nostri clienti sono esagerate: i fatti che vengono loro contestati sono datati e non c’è nessun rischio di inquinamento delle prove». Poi però la strategia processuale rispetto a questa convinzione è stata diversa durante gli interrogatori di garanzia che si sono svolti nella mattinata di giovedì 3 dicembre davanti al giudice per le indagini preliminari Antonio Pirato.
L’ex presidente di Basket Livorno, accusato come gli altri indagati di una maxi truffa all’Unione Europea, ha risposto alle domande preliminari del giudice per poi avvalersi della facoltà di non rispondere. Ha parlato, e molto, la sorella Elisa, mentre è rimasta in silenzio Anna Lisa Mazzola, nei guai anche per il crac di Bielle, e considerata oggi «la prestanome che Tofani usava per le società di comodo».
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«Al termine dell’interrogatorio - spiegano gli avvocati Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi, difensori di fratello e sorella - abbiamo fatto istanza affinché il giudice alleggerisca la misura e permetta a entrambi almeno di recarsi al lavoro». Si spinge più in là l’avvocato Lorenza Musetti che annuncia la volontà di rivolgersi per conto della cliente, Anna Lisa Mazzola, al tribunale del Riesame di Firenze.
Rispetto a queste richieste, adesso il giudice avrà cinque giorni per dare una risposta agli indagati. Al centro dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Daniele Rosa e condotta dal nucleo tributario della finanza, una presunta associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Nove le persone indagate. Per tutti, in qualità di amministratori di fatto e/o di diritto, le forze dell'ordine riscontrano un sistematico ricorso, attraverso le nove società coinvolte, all’emissione e all’utilizzo di fatture false, per l’importo di 5,4 milioni di euro, con il fine di abbattere l’utile e compensare illecitamente i debiti Iva. Le fatture - sempre secondo l’accusa - attestavano prestazioni di servizio “generiche” (assistenza gestionale, ricerche di mercato, gestione archivio) o cessioni di beni in realtà mai avvenute. Per il solo Patrizio Tofani, infine, c’è anche la contestazione di aver falsificato documenti per avere l’assegno di disoccupazione da tremila euro al mese come archivista.
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