Il Tirreno

Livorno

Gli impiegati sono 44 in 250 stanno in strada o all’inceneritore

di Giulio Corsi
Gli impiegati sono 44 in 250 stanno in strada o all’inceneritore

La pianta organica di Aamps racconta un’altra verità sull’azienda L’obiettivo di Iacomelli ora è alzare efficienza e abbassare le assenze

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LIVORNO. «Quest’azienda è ingessata a livello di categorie. Sono arrivato e ho chiesto: quanti sono gli spazzini? Mi hanno risposto: nessuno». E’ una delle frasi storiche dell’ex amministratore unico Angelo Rosi, che nel giorno dell’addio sparò a zero sull’Aamps e sui suoi lavoratori.

E’ anche da quelle parole che è nata la storia dell’azienda della spazzatura senza spazzini, simbolo del carrozzone para-pubblico, in cui chi era stato assunto per pulire se ne sta al calduccio dell’ufficio, mentre l’igiene della città, le mani nei rifiuti, il tête-à-tête col cassonetto viene delegato ad altri, alle ditte esterne. Forse è anche partendo da qui che pure il sindaco Nogarin l’altro giorno, alla tv di Grillo, ha raccontato il paradosso dell’azienda in cui c’è un operaio ogni 4 lavoratori.

Un quadro davanti a cui i cittadini livornesi non potrebbero non rimanere indignati, ma che non corrisponde a verità.

Il Tirreno è riuscito ad avere la pianta organica dell’azienda di via dell’Artigianato e la realtà per fortuna dei livornesi - che da sempre pagano una delle Tari più alte d’Italia, aumentata quest’anno del 14% - è assai differente da quella disegnata da Rosi e di recente dal sindaco.

I dipendenti totali sono 297 e di questi solo 44 sono impiegati: 11 sono distaccati all’ufficio Tari del Comune in via Marradi, 33 invece stanno negli uffici del Picchianti. In tutto gli amministrativi rappresentano il 15% della forza di Aamps.

Il restante 85% è composto da gente operativa. E’ vero che gli spazzini in senso stretto, quelli con la ramazza in mano che spazzano il marciapiede togliendo carte e foglie, non ci sono più: furono esternalizzati una quindicina di anni fa. Ma ci sono i lavoratori di Aamps che guidano i camion, caricano i cassonetti ai ganci, con i guanti raccolgono uno per uno i bidoncini del porta a porta, svuotano la carta e il cartone, vivono quotidianamente a contatto con i rifiuti che tutti noi produciamo. Questa categoria è formata da 143 addetti, esattamente il 50% dell’organico di Aamps.

Sono quelli che tutti i giorni ci permettono di vivere in una città pulita (che sicuramente potrebbe essere anche più pulita). E l’importanza del loro lavoro l’abbiamo toccata con mano nei tre giorni di protesta, quando le nostre strade sono state invase da migliaia di sacchi della spazzatura.

Non finisce qui la pianta organica di Aamps: nella lista ci sono anche gli addetti dell’area manutenzione, quelli che riparano i mezzi in officina, quelli che controllano la discarica, soprattutto quelli che passano le loro giornate dentro quel gigante puzzolente chiamato inceneritore o termovalorizzatore. Operai, tecnici, ingegneri.

Il quadro è questo e i numeri parlano chiaro: Aamps non è l’azienda del tutti in ufficio e nessuno a faticare.

Poi c’è la parte dell’efficienza, che è un’altra partita: lì c’è da lavorare molto e il presidente Iacomelli l’ha detto ai sindacati fin dal suo insediamento. Perché se l’organico dice che non è vero che i lavoratori di Aamps non scendono mai in strada, il rovescio della medaglia dice che il livello di assenteismo è troppo alto (sebbene si debba tener conto di quanto usurante sia un lavoro del genere): nel 2014 ogni 100 ore di lavoro, se ne sono registrate 10 di assenza. Un dato che nel 2015 è migliorato scendendo al 9%, sempre comunque molto lontano dalla media nazionale del 5%.

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