Il Tirreno

Livorno

AAMPS»LO SCONTRO POLITICO

di Juna Goti
AAMPS»LO SCONTRO POLITICO

LIVORNO. Mentre ieri anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, rilanciava su Fb le parole di Filippo Nogarin sul concordato preventivo «già approvato dal consiglio comunale», le forze di...

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LIVORNO. Mentre ieri anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, rilanciava su Fb le parole di Filippo Nogarin sul concordato preventivo «già approvato dal consiglio comunale», le forze di opposizione hanno iniziato a chiedere a gran voce proprio che «il consiglio venga riconvocato prima della nuova assemblea di Aamps, perché in realtà sul concordato non ha deciso affatto».

In municipio si profila così un nuovo scontro politico: le opposizioni che chiedono compatte di tornare in consiglio per essere informate della trattativa partita con i creditori e rivotare, e il gruppo di maggioranza che sostiene, come il sindaco, che non ce ne sia bisogno.

«Fino all’assemblea straordinaria del 12 dicembre – ripete Nogarin – cercheremo di garantire una strada per l’indotto, prendendo in considerazione il concordato come prima istanza, e da ultimo qualsiasi operazione possa assicurare un futuro all’azienda, purché non si parli di mera ricapitalizzazione». Sul concordato il sindaco è deciso («è stata dura ma ce l’abbiamo fatta, tramite il concordato l’azienda sarà finalmente sanata», dice in un video sparato in rete dal M5S), anche se va detto che nel verbale dell’assemblea di due giorni fa non viene esclusa «la verifica anche sulla fattibilità di soluzioni alternative», scartando però da subito sia «la cessione di aziende o di rami di aziende» che «eventuali privatizzazioni».

Ma il ritorno in consiglio? «Non ce n’è bisogno – taglia corto – c’è un atto della giunta e ho già l’avallo del consiglio. Poi un’altra assemblea in quelle condizioni sarebbe ingestibile...». Nogarin, insomma, teme un altro caos dopo quello di lunedì: «Si era mai visto un consiglio così? I consiglieri sono stati intimiditi, non è tollerabile. Poi si parla delle offese dell’assessore: si riguardino le tredici ore di offese ricevute, mi rimarranno in mente i sindacalisti che minacciano in consiglieri di assumersi certe responsabilità».

Intanto contattato dal Tirreno, il segretario generale Giuseppe Ascione ha chiarito che «per andare verso il concordato non c’è l’obbligo di passare dal consiglio comunale». Anche perché decide l’azienda. Ma «se si vuole la condivisione politica il ragionamento è diverso». E il punto è proprio questo.

Andrea Raspanti (Bl) ha già scritto ai capigruppo e al vicepresidente Esposito (M5S). «Dalla lettura dell’emendamento sostitutivo dell’atto di indirizzo della giunta (quello passato 17 a 16 lunedì sera) – spiega – si evince che il consiglio non ha dato alcun indirizzo formale verso il concordato». Il passaggio è tecnico e politico: «Nell’atto – sottolinea Raspanti – c’è scritto che il consiglio impegna la giunta a chiedere all’assemblea dei soci uno slittamento per “attivare il dialogo con l’indotto”, cosa che è stata fatta. Solo “qualora lo slittamento non fosse stato accettato” il sindaco avrebbe dovuto proporre subito il concordato. Quindi l’avallo politico a oggi non c’è». «Che questa è l’interpretazione corretta – rivendica – lo dice lo stesso segretario generale». «Non si può – ripete quindi – non riconvocare il consiglio, è un passaggio di trasparenza che va fatto: mi aspetto che il sindaco venga ad informarci della trattativa con i creditori e che ci sia un voto di avallo politico». Raspanti fa capire di essere pronto anche a raccogliere le firme necessarie per chiedere la convocazione, ma spera di non doverci arrivare: «Prenderemo in considerazione tutti gli strumenti a disposizione, ma prima speriamo nel senso di responsabilità di tutti».

Sulla stessa lunghezza d’onda Elisa Amato (Fi): «Il consiglio non ha mai approvato il concordato, nell’atto c’era una condizione. Da oggi inizia un percorso con l’indotto, per noi anche per valutare ipotesi alternative». «Ho proposto – ricorda – di fare una ristrutturazione del debito e di dare un incarico a un advisor per valutare l’asset aziendale. È impensabile andare avanti esautorando il consiglio, tenendolo all’oscuro: ci sono 500 famiglie in ansia». Amato ha scritto all’assessore Lemmetti e al presidente di Aamps, Iacomelli, per convocare la seconda commissione e tenere informati, nei prossimi dieci giorni, i consiglieri.

«Anche se dal punto di vista amministrativo non è obbligatorio tornare in consiglio – prende la parola Marco Cannito (Città Diversa) – politicamente la giunta torni a dare conto in modo trasparente delle trattative: in consiglio o a un tavolo». Anche il capoguppo Pd, Pietro Caruso, ripete che «il consiglio deve essere riconvocato nella maniera più assoluta». Mentre l’ex grillino Marco Valiani (Lbc) va oltre: «È chiaro che si dovrà tornare in aula, l’atto va rivotato e in quell’occasione – annuncia – presenterò una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore al bilancio, perché un rappresentante delle istituzioni non si comporta così». Il riferimento è alla frase di Lemmetti catturata dal microfono durante le proteste in sala dei lavoratori («m’importa un c... di questi str..., sono strumentalizzati»).

Non è dello stesso avviso il gruppo a 5 Stelle, almeno non tutto: «La giunta – ripete il capogruppo Alessio Batini – ha già un mandato pieno, i nostri interventi in consiglio sono stati chiari: era importante mettere al tavolo le parti sociali e l’indotto, lo stiamo facendo, sapendo che comunque si va al concordato».

Ma in maggioranza continuano a volare gli stracci. «È corretto riconvocare il consiglio, questo presupponeva l’atto votato», dice Giuseppe Grillotti. Tutto mentre su Fb Alessandro Mazzacca, uno degli altri due consiglieri M5S dissidenti, ci va giù duro: «La giunta si è comportata né più né meno come un governo Pd che chiede ai suoi di votare a scatola chiusa».

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