Gioco
Pediatri sotto accusa «Mai visite domiciliari»
L’attacco di La Marca: hanno sbarrato il passo a convenzioni con altri medici ma costringono i genitori a intasare il pronto soccorso se il figlio si sente male
LIVORNO. Il Tribunale dei Diritti del Malato torna alla carica sull'assistenza ai bambini da parte dei pediatri di famiglia: «Salvo alcuni, non fanno mai visite domiciliari indipendentemente dallo stato di salute dei bambini, non hanno un locale idoneo dove accogliere i bambini con malattie che potrebbero essere contagiose, che in alcuni casi ci sono liste d'attesa anche di qualche mese per effettuare una visita presso l 'ambulatorio del medico». Non usa giri di parole Filippo Alberto La Marca, coordinatore di Cittadinanzattiva, in vista della Giornata dei Diritti del Malato edizione numero 35 in agenda per venerdì 4 alle 15 al Centro Donna di largo Strozzi. E accusa i pediatri convenzionati di aver fatto sbarramento: «Sono pochi e volontariamente, nella primavera scorsa, non hanno fatto dichiarare Livorno zona carente per permettere l'aumento dei pediatri convenzionati e si sono voluti assumere un carico eccessivo di bambini da seguire (circa 1.050)». Con una conseguenza: «I genitori molte volte o fanno visitare il bambino dal proprio medico di medicina generale o lo portano all'ospedale intasando il pronto soccorso».
La Marca annuncia che «stiamo facendo un indagine sul soddisfacimento da parte delle famiglie della qualità del servizio reso dai pediatri di famiglia». E dice chiaro e tondo: è «indispensabile aumentare il numero dei pediatri» che hanno una convenzione con l'Asl («con l'attuale situazione, la possibilità per genitori di poter scegliere o cambiare il pediatra di fiducia è molto limitata, e spesso si devono rivolgere a pagamento a pediatri non convenzionati»).
Ma questa non è l'unica cosa che finisce nel mirino del Tribunale dei Diritti del Malato. Dito puntato anche contro l'idea che possa essere sufficiente una semplice ristrutturazione dell'attuale ospedale: «Non è funzionale» perché «non risolverà i problemi», anzi – afferma La Marca – «nel tempo i costi complessivi non saranno inferiori a quelli previsti per costruirlo ex novo dentro il perimetro dell'attuale». E alla localizzazione di una nuova struttura in viale Alfieri, La Marca aggiunge l'ipotesi dell'area ex Pirelli (che «non può rimanere a vita un sito di archeologia industriale in progressivo completo degrado»).
L'altolà all'idea che la ristrutturazione sia sufficiente l'esponente di Cittadinanzattiva lo spiega così: «Pur essendo stata una struttura all'avanguardia 80 anni fa, oggi non è adeguata agli attuali bisogni della medicina ed avrà necessita di continui adeguamenti con costi crescenti , come è già avvenuti in questi ultimi 20 anni, che non hanno risolto le sue carenze». E, detto per inciso, spende due sottolineature: l'una riguarda il 2° padiglione («pronto da diversi anni e non ancora entrato in funzione»), l'altra ha a che vedere con la Medicina Generale («deve ancora operare in una struttura inadaguata come il 6° padiglione»).
Non basta: sempre fissando lo sguardo sul livello locale della sanità, La Marca – che invita a puntare al «pieno utilizzo dei macchinari come nelle strutture private» e chiede che «tutti i Cup dell'Area Vasta si mettano in rete» – ricorda il problema delle liste d'attesa e cita dati aggiornati a ottobre scorso forniti dall'Asl (e dunque «in media in genere inferiori a quelli reali»). In concreto: «Si va dai 21 giorni per la visita endocrinoligica ai 106 giorni per la visita dermatologica e ai 139 giorni per la visita reumatologica». E per la diagnostica? Anche qui i tempi sono da record: «113 giorni per l'elettrocardiogramma, 43 giorni per la risonanza magnetica al cervello e tronco encefalico, 257 giorni per l'ecografia mammella, 390 giorni per la mammografia ( no screen.), 78 giorni per l'ecocolordopler dei vasi periferici».
Il Tribunale dei Diritti del Malato insiste anche sul diffondersi delle patologie croniche e degenerative per il progressivo invecchiamento della popolazione («un terzo dei livornesi ha più di 65 anni») che crea il bisogno di una assistenza diffusa sul territorio: è per questo – dice La Marca, invocando dal Comune una «maggiore integrazione fra sociale e sanitario» – che va sviluppato un «nuovo ruolo dei medici di famiglia» in forma associata per «una rete di assistenza sul territorio» che conti «anche sull'istituzione delle Case della Salute»: altrimenti i cittadini «sono costretti ad andare al pronto soccorso anche per prestazioni che potrebbero essere svolte dal medico di famiglia, se potesse essere reperibile, nell'arco della giornata, nell'ambulatorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
