Il Tirreno

Livorno

l’incontro dell’associazione oltre

Occhi puntati sulle crisi tra le vertenze dei lavoratori

LIVORNO. La città cerca di rialzarsi dalla crisi, ma per molti la strada è ancora lunga e tortuosa. Soprattutto per chi rischia di perdere il lavoro, per chi lo ha perso e per chi sta finendo gli...

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LIVORNO. La città cerca di rialzarsi dalla crisi, ma per molti la strada è ancora lunga e tortuosa. Soprattutto per chi rischia di perdere il lavoro, per chi lo ha perso e per chi sta finendo gli ammortizzatori sociali. Per questo l’associazione Oltre ha incontrato al Lem le varie vertenze cittadine (Trw, Ctt-Nord, Ceramiche Industriali, Grandi Mulini ecc…), tentando di instaurare un percorso comune e proporre qualcosa di concreto all’amministrazione.

«Dobbiamo metterli con le spalle al muro e costringerli a fare il loro dovere», attacca la presidente Barbara La Comba, riferendosi alla giunta pentastellata. Per buona parte della serata ci è parlato della situazione di Aamps. Alcuni lavoratori dell’azienda dei rifiuti hanno ribadito il loro no al concordato: «Questa operazione –spiega Luigi Marchi- porterà a casa 42 precari del settore: bel Natale che ci farete trascorrere», conclude amaro, riferendosi soprattutto a Filippo Nogarin e a Gianni Lemmetti.

«Troppo facile andare in tribunale ora e lavarsene le mani –sottolinea Carlo Marchetti- ma chi ha il mandato dei cittadini ha anche delle responsabilità». D’accordo il consigliere dell’opposizione Marco Valiani (Lbm), che ha posto l’accento più volte sulle spaccature interne ai cinque stelle. «Basta analisi, andiamo a realizzare fatti concreti- taglia corto Fabrizio Zannotti (Filctem Cgil) - ormai siamo arrivati a 35mila disoccupati a Livorno». Duro il giudizio dei lavoratori delle Ceramiche industriali sull’operato sia della passata amministrazione che di quella attuale: «Nogarin ci ha detto che sono affari nostri –attaccano- e ci siamo dovuti cercare possibili investitori da soli senza ricevere considerazione: l’unico che ha fatto qualcosa per noi è stato il vescovo Giusti».

Mauro Donateo

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