La protesta
Gordiani silurato da Nogarin «Pago i miei no dentro la giunta»
Livorno, salta l’assessore dopo l’apparizione in consiglio nonostante l’ordine del sindaco di non presentarsi. Giallo sulla decisione di giunta sul concordato per Aamps in cui il suo nome non figura tra i presenti
LIVORNO. «Frena, Filippo, frena», l’aveva quasi implorato lunedì sera nel consiglio comunale su Aamps, chiedendo al sindaco di pensarci bene prima di andare a dritto sul concordato. E invece Filippo ha accelerato e ieri mattina ha giocato d’anticipo: l’assessore Giovanni Gordiani aveva fissato a mezzogiorno una conferenza stampa per annunciare le sue dimissioni e alle 11 in punto Nogarin gli ha fatto recapitare una busta gialla in cui gli comunicava di averlo cacciato dalla giunta.
Gordiani si era appena seduto al suo posto in sala consiliare per la commissione ambiente, quando un messo comunale è entrato in aula e gli ha consegnato una busta gialla. L’assessore ha capito e senza fare una smorfia si è alzato ed è uscito. In sala post consiliare, attorniato dai giornalisti, ha aperto il plico e ha iniziato a leggere ad alta voce. “Ritenuto che l’attività di governo condotta dall’assessore Gordiani non sia stata sufficientemente efficace in rapporto agli obiettivi indicati con le linee di mandato, vista la disponibilità dell’assessore di rimettere il mandato a conferma di uno stato di criticità dei rapporti, essendo venuto meno il rapporto di fiducia tra sindaco e assessore, revoca con effetto immediato l’incarico”.
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Finisce così, dopo 17 mesi, l’avventura di Gordiani a Livorno, iniziata nel luglio 2014 con una polemica su una discussa tessera del Pd che lui non ha mai negato di aver avuto in tasca fino al 2011 e conclusasi con l’apparizione improvvisa nel consiglio far west dell’altra sera, quando ha deciso di uscire dal suo ufficio da dove per sette ore aveva seguito lo streaming della seduta, di contravvenire all’ordine del sindaco di non presentarsi, di prendere il suo posto al banco della giunta e di parlare, ufficializzando alla città la sua contrarietà al concordato su Aamps, evidenziando i rischi che una scelta del genere comporterebbe, invitando il sindaco a frenare, a ripensarci, a cercare una soluzione condivisa. E annunciando che si sarebbe dimesso nel caso in cui Nogarin fosse andato avanti.
Il primo cittadino non gli ha dato modo, l’ha bruciato sul tempo. Ma cambia poco. Il feeling tra i due forse non è mai sbocciato e da mesi l’impressione era che il rapporto si sarebbe interrotto da un momento all’altro. Gordiani ha probabilmente pagato la pretesa d’autonomia nella gestione dei rapporti con la città, ma soprattutto una serie di no che l’hanno spesso distinto all’interno di una giunta sempre molto allineata al sindaco, come quando a luglio si oppose fermamente al commissariamento di Aamps da parte del Comune. E nelle sue parole lo si capisce bene. «Il sistema messo in atto a Livorno dai 5 Stelle non è democratico - dice -. Non c’è condivisione, tutto viene deciso dall’alto e va accettato».
Ora le deleghe a mobilità, ambiente e fondi europei passano nelle mani del sindaco, in attesa di una nuova nomina, per la quale ieri già è tornato a rimbalzare il nome di Giuseppe Vece.
QUEI NO IN GIUNTA. «Tante volte - racconta Gordiani - sono uscito dalla giunta come forma di protesta. Sono abituato ad approfondire e questo spesso qui non veniva fatto. Come per il concordato: le decisioni vanno prese dopo un’analisi attenta che non c’è stata sui rischi per Aamps».
BLOCCARE IL TAVOLO SUL TRAFFICO. Le parole di Gordiani battono soprattutto sul tasto della metodologia dell’amministrazione grillina. «Il piano della mobilità ne è un esempio - dice -. Il 17 agosto avvertii il sindaco che stavo per convocare il tavolo tecnico sul piano della mobilità, ma fui costretto a fermarmi. “Bloccare, bloccare, bloccare immediatamente”, fu l’ordine di Nogarin. Non voleva che fossero invitati l’Aci, Confesercenti, Confcommercio, ma solo alcuni stakeholders. Ora mi sembra chiaro che nonostante ci fossero state diatribe, l’Aci e i commercianti andassero invitati a un dibattito costruttivo sul traffico. Di fatto non c’era neanche la percezione della differenza tra tavolo tecnico e tavolo dei portatori d’interessi. Il tavolo l’ho convocato lo stesso, a novembre, ed è stato positivo».
UFFICI DIMEZZATI. «Mi si accusa di non essere stato efficace, ma la macchina dei miei uffici è stata indebolita il primo novembre 2014, quando il personale di traffico e ambiente è stato dimezzato - continua l’assessore -. Per mesi ho ascoltato promesse, i rinforzi non sono mai arrivati. Con la scusa della riorganizzazione, hanno tagliato il personale senza una logica. Davanti a questo dovevo andarmene un anno fa».
BUONGIORNO, SONO DI GENNARO. «Sulle vicende di Aamps spesso non sono stato coinvolto - accusa l’ex assessore -. In 18 mesi quanti volte sono cambiati i vertici? Di Gennaro, l’interim di Marzovilla, poi Iacomelli. Un giorno vedo un signore entrare nella mia stanza, si presenta e mi dice: “Sono Di Gennaro, il nuovo amministratore di Aamps”. La nomina spetta al sindaco, ma almeno un sms...».
IL NUOVO CDA NEL MIRINO. «Solo col nuovo cda - continua Gordiani - ho iniziato una collaborazione vera, ma sapete bene che questo consiglio d’amministrazione è subito finito nel mirino del sindaco. Ma è un errore, perché Iacomelli e il suo consiglio hanno ristabilito un legame tra lavoratori e azienda. Se oggi le squadre di spazzini sono in strada a pulire, la città deve ringraziare questo cda che ha ricostruito un rapporto coi lavoratori, non certo il sindaco».
«TE IN CONSIGLIO NON VIENI». Perché Gordiani - l’unico della giunta contrario al concordato - non era in commissione Aamps venerdì e in consiglio comunale lunedì? «Avevo ricevuto l’invito del sindaco a non presentarmi. Venerdì mi ha detto che era opportuno che non venissi, lunedì mattina mi ha mandato un sms chiedendomi dov’ero, io gli ho chiesto di vederci, volevo ripetergli ciò che poi gli ho detto in consiglio. Quando sono entrato nella sua stanza, c’erano alcuni consiglieri regionali i e parlamentari. Lui davanti a tutti mi ha detto: “Te oggi in consiglio non vieni”. Sono rimasto nel mio ufficio, ma non potevo non dire la mia e sono venuto in aula».
IL GIALLO DEL VOTO SPARITO. C’è un giallo, di cui il Tirreno aveva già parlato. Riguarda la decisione di giunta numero 316 di giovedì 26 novembre, quella che attorno alle 21.30 ha deciso il concordato. In quella seduta Gordiani era presente e ha espresso più volte il suo parere contrario. «Non era un voto, ma ho chiesto di verbalizzare il mio no al segretario generale», racconta. E invece sul verbale redatto il giorno successivo Gordiani non figura neanche tra i presenti in giunta. C’è anche un mistero sull’orario: sull’atto figurano le 20.00, quando invece è stato apprezzato alle 21.30 circa. «Spero che non dipenda dal fatto che il piano industriale è arrivato alle 20.08...».
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