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Cosimi: avevamo messo l’Aamps sul binario giusto per salvarsi

Cosimi: avevamo messo l’Aamps sul binario giusto per salvarsi

LIVORNO. L’ex sindaco Alessandro Cosimi prende carta e penna per raccontare, in una lunga lettera, la propria verità sul caso Aamps. Lo fa per respingere al mittente l’idea di aver lasciato un’azienda...

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LIVORNO. L’ex sindaco Alessandro Cosimi prende carta e penna per raccontare, in una lunga lettera, la propria verità sul caso Aamps. Lo fa per respingere al mittente l’idea di aver lasciato un’azienda allo sbando: anzi, c’erano tutti gli ingredienti per rimetterla in carreggiata. Non solo: «fino a dicembre 2013» aveva quattro certificazioni di qualità (Iso 9001, Ohsas 18001, Iso 14001, Emas).

Cosimi segnala che «con l'applicazione della normativa Tares nel 2013 e Tari 2014, la situazione finanziaria di Aamps era totalmente cambiata in meglio. Da quella data – afferma – è il Comune che incassava la Tares (ora Tari) il cui valore, variato dal 2013 al 2015 passa da 31 a 35 milioni dopo l'aumento voluto dal Movimento 5 stelle del 14% nel 2015, per contratto di servizio, che lo bonifica interamente all'azienda. Una situazione finanziaria ideale anche perché gli eventuali valori non riscossi sono a carico del Comune e non più di Aamps come con la Tia».

«Contrariamente a quanto sostenuto da mesi, al 2013 i crediti "Utenti Tariffa Igiene Ambientale" – ricorda Cosimi – ammontavano a 14.336.720 euro al netto dell'addizionale provinciale, coperti da apposito fondo svalutazione crediti pari a 13.971.972 euro comprensivo di un ulteriore accantonamento pari al 6% attuato nel medesimo anno».

A giudizio dell’ex sindaco, «forte di questa favorevole situazione durante la passata amministrazione e fino a giugno 2014 la ragioneria del Comune forniva mensilmente all'azienda 2.800.000 euro, risorse finanziarie che permettevano ad Aamps di pagare il corrente, onorare puntualmente la moratoria Rosi e non accedere ai finanziamenti a breve forniti in gran parte da Banca Ifi Factor del Gruppo Bnl-Paribas (9,0 milioni) risparmiando quindi ulteriori interessi pari a circa 150.000 euro». È – ripete – «grazie a questa osmosi finanziaria» che nel 2013 l'indebitamento con le banche è diminuito di 1.674.357 euro. E «al 31 dicembre 2012 sono stati pagati 5.500.000 euro e nel 2013 8.700.000 euro della moratoria Rosi ridotta quindi al 31.12.2013 residuavano 12.700.000 euro, una cifra residua da rimborsare entro il 2017». Inoltre i debiti verso fornitori «sono diminuiti di 2.787.573 euro e per di più al 31 dicembre 2013 la disponibilità liquida in cassa ammontava a 1.539.412 euro».

Per Cosimi i dati sono «inconfutabili»: da questi numeri del bilancio 2013 si evince che «Aamps, pur sempre in difficoltà, aveva intrapreso la strada giusta per arrivare al termine della moratoria Rosi nel 2017. Probabilmente il problema sta nel non aver voluto in tempo affrontare il tema di una società con un delicato equilibrio finanziario ma, che aveva tutte le condizioni per continuare ad operare in bonis, se pur in difficoltà».

Si legge nel bilancio 2014 – sottolinea Cosimi – che i debiti verso banche e fornitori sono aumentati di 10.917.018. «Registriamo invece la volontà di aprire un concordato che giudichiamo anomalo. Infatti l'azienda ha flussi certi per quasi 40 milioni di euro su di un fatturato di poco superiore. Bastava quindi continuare a gestire l'azienda come era stata impostata, entrare in Reti Ambiente con un bilancio credibile e gestire la finanza in modo oculato fino alla fine 2017, termine della moratoria Rosi».

Per Cosimi i 42 milioni di debiti sono «cifre date in libertà». E aggiunge: «A fine 2013 il totale dei debiti ammontava a 37.796.550 euro contro i 48.940.955 del 2012, quindi in forte diminuzione. Di questi debiti 17.152.433 verso i fornitori, che vengono pagati con il corrente, 17.093.634 sono i mutui con le banche, i cui ratei semestrali sono stati regolarmente onorati, 2.168.678 sono registrati come debiti vari. Come quando una famiglia fa un mutuo per la casa: fa un debito, ma ha uno strumento per aumentare il patrimonio».

L’ex sindaco segnala che i lavori finora svolti, «compreso il terzo lotto di Piazza Attias», hanno trovato copertura con il bilancio 2014, l'ultimo della passata amministrazione. «Anche quando si parla di 200 milioni di debiti della holding comunale, sarebbe corretto individuare tutti quei mutui, che sono la gran parte del debito, con i quali si effettuano investimenti su lavori pubblici».

Secondo Cosimi il concordato preventivo in continuità è «una scelta politica, che determina una situazione di frattura con il passato, ma scarica il peso di questa frattura su un sistema di azienda e di aziende, e sui lavoratori di tutte queste, che apre uno scenario i contorni del quale possono diventare ingovernabili».

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