Il Tirreno

Livorno

Una settimana per ricominciare

di Alessandro Guarducci

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Io non so se il concordato preventivo in continuità sia la soluzione migliore per il salvataggio di Aamps, dei suoi lavoratori e di quelli delle ditte dell’indotto. Di sicuro so che le misure adottate in passato - dalle moratorie ai finanziamenti, dalla ristrutturazione dei debiti ai mutui accesi a ripetizione, etc. - sono stati solo dei rimedi per tamponare una situazione che, anno dopo anno, si è sempre fatta più critica. Riproporli nuovamente oggi significa, con tutta probabilità, andare incontro agli stessi risultati: una cura per far vivacchiare qualche altro anno l’azienda chiedendo comunque sacrifici ai creditori. E dopo? Beh, un problema di chi sarà al governo della città e per chi guiderà l’Aamps.

Il sindaco e la sua giunta hanno provato a compiere una scelta azzardata, dirompente - sicuramente sbagliate le modalità di approccio con i lavoratori, dopo aver loro promesso troppe volte la ricapitalizzazione - per cercare di dimostrare in concreto il cambiamento e la rivoluzione fino a adesso solo annunciati. Questa smania di trasparenza, che nelle intenzioni di Nogarin avrebbe dovuto trasformarsi in una rinnovata capacità di governo, è però stata stoppata nella convulsa giornata di ieri a Palazzo Civico. La rivoluzione è rimasta nelle intenzioni. Il M5S si è sbriciolato. Comprensibilissime le preoccupazioni espresse dai lavoratori, perché sono loro che in prima persona stanno vivendo questa drammatica fase (insieme ai lavoratori delle ditte dell’indotto). Comprensibile l’atteggiamento delle opposizioni, a cominciare dal Partito Democratico, che ha approfittato di questa situazione per evidenziare le difficoltà del Movimento 5 Stelle.

Ma è stato è proprio il M5S a uscire con le ossa rotte da questo delicato passaggio. Tre consiglieri avevano già annunciato il voto contrario e se Nogarin fosse andato avanti senza accettare il rinvio si sarebbe trovato il gruppo contro (ma ha perso l’assessore l’Ambiente). Prendiamo dunque atto della retromarcia del sindaco. Ma c’è sempre la possibilità di uscire da questa vicenda con dignità: ascoltando stavolta tutte le parti in causa e magari valutando una soluzione alternativa. Sette giorni sono uno spazio infinito.

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