Attenzione
Sette giorni per la decisione
Gordiani si dimette, tre M5S si staccano. Per un voto il consiglio non esclude il concordato
LIVORNO. Alla fine il concordato preventivo potrebbe slittare solo di sette giorni: la giunta è stata chiara, non vuole ricapitalizzare Aamps tagliando il bilancio del Comune. Ma di fatto, ieri, politicamente è stato un disastro per la maggioranza. Diciamolo subito: nessuno si aspettava che per Filippo Nogarin il consiglio comunale sarebbe stato una passeggiata. I lavoratori di Aamps e dell’indotto assiepati nel salone del municipio mentre fuori, in città, i cassonetti si stavano riempiendo di rifiuti. Ma alla vigilia del dibattito – con i riflettori della politica nazionale puntati su Livorno – sarebbe stato difficile immaginare che alla fine il M5S si sarebbe spaccato perdendo tre consiglieri, che il gruppo avrebbe chiesto tempo sul concordato, che la giunta avrebbe perso un assessore (proprio quello all’ambiente) e che il consiglio avrebbe perso la sua presidente (che si è dimessa con un colpo di scena sul filo delle 23).
In mattinata il sindaco è partito subito con un appello ai lavoratori al «senso di responsabilità», a cessare uno «sciopero formale» che «non giova né alla lotta dei lavoratori, né alla città, né all’immagine di Livorno» sugli schermi nazionali. La giunta, nel corso delle dodici ore di maratona in consiglio ha tenuto sempre il punto: «Il concordato preventivo in continuità è la strada migliore», «è necessario», «i lavoratori non perderanno il posto», «Aamps è un gigante con i piedi di argilla con 42 milioni di debito e se non facessimo niente fallirebbe». «Vogliamo rompere con il passato – ripete Nogarin – vogliamo costruire per Aamps un futuro diverso». «Così – dice ai lavoratori per convincerli a portar via la spazzatura – viene meno anche la solidarietà della città che sta vivendo un disagio».
Gli assessori prendono la parola: da Alessandro Aurigi (lavori pubblici) a Stella Sorgente (scuola) a Ina Dhimgjini (sociale) snocciolano a turno i tagli che «metterebbero a rischio» i loro settori, quindi i servizi per la città, nel caso in cui il Comune procedesse a una ricapitalizzazione di Aamps per 10.7 milioni da qui a giugno. Nogarin dice queste parole: «La ricapitalizzazione non è perseguibile, causa rischio default per il Comune». L’assessora al sociale scatena la reazione dei manifestanti: «I vostri lavoratori contano più degli altri?». Dal fondo partono i fischi e le grida. Interviene la presidente Giovanna Cepparello che riprende Dhimgjini: «Non si possono mettere i lavoratori gli uni contro gli altri».
Ma i guai, tutti interni alla maggioranza, vengono fuori presto. Il primo a metterli in piazza già in mattinata è il consigliere M5S Alessandro Mazzacca, accolto in sala dal lungo applauso dei lavoratori: «Vi chiedo io un atto di responsabilità – dice al sindaco e alla giunta – ritirate il vostro atto di indirizzo che non è stato condiviso con il consiglio comunale». D’accordo con lui sono anche i colleghi M5S Giuseppe Grillotti e Sandra Pecoretti.
Propongono in sostanza quello che ieri mattina trovava d’accordo un po’ tutte le opposizioni: dal Pd (che rivede gli applausi a 18 mesi dalla disfatta) a Bl, da LbC a Fi e Città Diversa, con Cannito che ha presentato un atto ad hoc. Ovvero? Non procedere con il concordato preventivo, fare un aumento di capitale inferiore (per circa 7 milioni) e mettersi prima al tavolo con i creditori per fare un piano di ristrutturazione del debito o qualcosa del genere.
A fine mattinata l’assestamento di bilancio comunale 2015 proposto dalla giunta e necessario per legge entro ieri passa. Ma è nel pomeriggio e in serata che, in un clima già tesissimo, arrivano i colpi di scena.
Grillotti dice al sindaco queste parole: «La giunta sul concordato ha deciso senza coinvolgerci, sospendete questa azione non condivisa». Poi la frase choc dell’ex capogruppo: «Per me questa giunta è da cancellare, da azzerare. Chiedo al sindaco di farlo e di salvare solo Gordiani, che probabilmente pagherà insieme a noi...». Mai frase fu più profetica.
Per i tre dissidenti arrivano infatti già voci di espulsione. «Si dice che ci troveremo fuori dal Movimento – dice al microfono lo stesso Grillotti – è possibile, tuttavia non sarebbe per le parole pronunciate pochi giorni fa da Alessio Batini (l’attuale capogruppo M5S, ndr) che archivierei come un fallo di frustrazione. Anche se saremo espulsi – precisa – riteniamo il M5S l’unica speranza di questo Paese: non contesteremo e continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto». Quindi si intuisce che non si dimetteranno.
Chi invece si dimetterà è l’assessore all’ambiente, Giovanni Gordiani. In giunta ha prevalso la linea dell’assessore al bilancio, Gianni Lemmetti, che ieri ha detto chiaramente che se fosse stato per lui i libri di Aamps sarebbero finiti in tribunale già dopo le elezioni.
Gordiani, assente per tutta la mattina, quando arriva in consiglio afferma che «il percorso è stato lungo e tortuoso, la sterzata fatta non aiuta a prendere una decisione serena, abbiamo parlato per giorni di ristrutturazione del debito, di ricapitalizzazione, ma all’improvviso ci siamo trovati in un’altra direzione, di fronte a un bivio. Bisogna fermarsi, riflettere e condividere davvero le scelte. Con la strada intrapresa – critica quindi il concordato – si va a mettere la “macchina” in mano a un altro, con dubbi e incertezze della giurisprudenza. Fermiamoci e riprendiamo le altre soluzioni. Siamo stati un anno a traccheggiare, ora si sterza e si accelera». E guarda il sindaco, che è impietrito: «Frena Filippo, frena. Io mi assumo tutte le responsabilità: se la decisione va nella direzione della riflessione bene, altrimenti ti tolgo io la spina nel fianco, il rompicoglioni...».
I lavoratori lo applaudono, mentre a turno i consiglieri di maggioranza lo criticano. Volano stracci e alla fine, contattato dal Tirreno, Gordiani lo dice senza mezzi termini: «Mi dimetto, domani (oggi, ndr) mando la lettera al sindaco e convoco una conferenza stampa».
Al di là dei tre dissidenti, per tutti i consiglieri di maggioranza la scelta non è facile: stanno con la giunta, ma ascoltano le preoccupazioni e le grida di dolore che arrivano soprattutto dai lavoratori dell’indotto (che dicono che non accetteranno un concordato), dal fondo della sala, dove scoppia anche una rissa che porta all’interruzione del consiglio. Il capogruppo Batini nel corso del dibattito chiede al sindaco «un impegno per i 40 lavoratori precari di Aamps». Nelle retrovie parte una lunga trattativa, alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione chiamano il presidente dei revisori. E alla fine è lo stesso gruppo M5S a presentare un emendamento all’atto di indirizzo della giunta sul concordato. Passerà di un solo voto (17 a 16) e impegna il sindaco a proporre all’assemblea straordinaria dei soci che si riunisce oggi «lo slittamento della stessa di una settimana in modo da poter attivare il dialogo con l’indotto e ascoltare le parti in causa». Compatte nel no le opposizioni, compresi i tre dissidenti, che chiedevano che non ci fosse inserito alcun riferimento al concordato. Nogarin si siederà al tavolo ma è chiaro: «Niente pregiudizi, ma la decisione è presa»
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