Gioco
Caso Aamps: il Movimento Cinque Stelle si schianta. Rinviato il piano
Dopo 12 ore di consiglio comunale e bagarre in aula, il sindaco è costretto a ritirare il concordato: sette giorni per ascoltare le parti e verificare altre soluzioni
LIVORNO. Nella Livorno affogata dalla spazzatura che ormai invade strade e marciapiedi, succede che in un consiglio comunale fiume lungo oltre 12 ore, il sindaco Nogarin subisca la più dura contestazione dei suoi primi 18 mesi di governo, si senta dire da uno dei suoi consiglieri che “questa giunta è da azzerare”, veda perdere ormai definitivamente tre pezzi di una maggioranza ridotta adesso ad un solo voto, e si senta annunciare in diretta da uno dei suoi assessori più importanti l’intenzione di dimettersi.
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E’ il lunedì nero del movimento Cinque Stelle, immortalato dalle telecamere delle tv nazionali che riprendono il tentativo di scavalcare la balaustra dell’aula consiliare da parte di alcuni lavoratori dell’azienda dei rifiuti, tre dei quali accusano un malore e vengono portati via in ambulanza, che filmano i fischi e i cori “buffone buffone” indirizzati al primo cittadino alternati ai fotogrammi dei cassonetti straboccanti in una città ormai ad un passo dall’emergenza ambientale, che mandano sugli schermi di tutta Italia le immagini dei vigili urbani e della Digos in consiglio comunale, mentre cercano di riportare ordine dopo una rissa tra alcuni lavoratori e attivisti del movimento.
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Ma non finisce qui lo psicodramma grillino e l’epilogo per il sindaco Nogarin arriva a notte inoltrata quando un altro pezzo della sua maggioranza - tra cui il capogruppo Batini - lo stoppa sul concordato per Aamps, l’atto che negli ultimi quattro giorni ha assunto un simbolismo politico nazionale e su cui il primo cittadino ha ripetutamente messo la faccia, ricevendo l’imprimatur di Beppe Grillo e la benedizione del suo blog, come se concordato o non concordato fosse diventato - ben oltre la partita locale riguardante il futuro dell’azienda livornese - una sorta di bivio tra futuro e passato, tra bene e male, tra rivoluzione e restaurazione, tra M5s e Pd.
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E invece è successo che alla fine proprio M5s e Pd si sono parlati, anzi i consiglieri M5s hanno parlato con tutte le opposizioni, hanno ascoltato i lavoratori, hanno visto nei loro occhi il terrore di perdere il lavoro in caso di default dell’azienda, e la convinzione che il concordato per Aamps fosse la scelta migliore e l’unica strada percorribile ha iniziato a scricchiolare, nonostante il sindaco per almeno quattro volte ancora ieri fosse intervenuto per ribadire all’aula e alla città che indietro non sarebbe tornato.
Mentre la seduta proseguiva il tentativo di via d’uscita è stato trovato nei corridoi del municipio: i consiglieri Pd hanno lanciato la fune e una parte dei Cinque Stelle l’ha afferrata, il capogruppo di Forza Italia ha telefonato al presidente dei revisori di Aamps e ha ricevuto l’ok per un rinvio dell’assemblea dei soci programmata per oggi che avrebbe dovuto dare il via libera all’intervento del tribunale, in modo da dare il tempo all’azienda di intraprendere un dialogo con i creditori e i fornitori alla ricerca, anche, di un accordo extragiudiziale, una terza via alternativa alla ricapitalizzazione totale e al ricorso al giudice fallimentare.
Nogarin ha tentennato, è uscito in continuazione dall’aula col telefonino incollato all’orecchio, si è confrontato con la sua giunta che - a parte l’assessore all’ambiente Gordiani - ha fatto quadrato e gli ha chiesto di andare avanti. Ma alla fine ha dovuto cedere davanti al voto dei suoi consiglieri che l’hanno inchiodato a posticipare l’assemblea.
La retromarcia è uno smacco per l’amministrazione e una disfatta personale del sindaco, che ha assistito all’ultima ora della seduta come una maschera di cera e impassibile ha guardato i suoi uomini votare contro la sua linea del concordato subito.
Messo alle strette dal pressing della minoranza, Nogarin alla fine ha preso la spallata decisiva ancora una volta dai suoi consiglieri, e non soltanto dai tre dissidenti per i quali sembra sempre più probabile l’espulsione dal movimento e il passaggio all’opposizione, ma soprattutto dai fedelissimi, che hanno virato d’improvviso rispetto alla rotta indicata dai vertici grillini e dal primo cittadino, costringendolo ad un passo indietro clamoroso per i risvolti mediatici, simbolici e politici che la questione Aamps aveva assunto anche a livello nazionale e trasformando in un boomerang la chiamata alle armi che il blog di Beppe Grillo aveva fatto al popolo pentastellato per il consiglio di ieri.
Poteva mancare la ciliegina sulla torta? E’ arrivata poco prima delle 23 quando anche il presidente del consiglio comunale Cepparello (Buongiorno) ha annunciato le sue dimissioni in polemica col sindaco.
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