Il Tirreno

Livorno

Così inventarono il turismo in riva al mare

Così inventarono il turismo in riva al mare

La zona del Cantiere fra maxi-yacht e capannoni: lì quasi un secolo fa c’era uno stabilimento balneare

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LIVORNO. Il porto è una cosa e il cantiere un'altra. Ma campano tutt'e due in quella sottile linea che c'è fra terra e acqua, fra banchina e mare: l'uno per smistare merci, l'altro per costruire flotte. Non solo: ci sarà pure una ragione se l'istituzione portuale - l'Authority - estende la sua competenza fin quaggiù dove non si sa attività portuale bensì cantieristica…

Ma nella foto amarcord cogliamo al balzo una suggestione che ci porta lontano: fuori dal porto. È quello stabilimento balneare che si vede in basso a destra. Si chiamava Elvira e chissà se doveva la denominazione al nome della moglie del proprietario a qualche altra bizzarria del marketing. Siamo a ridosso dello Scoglio della Regina, dove agli inizi dell'Ottocento, prima che dilaghi sulle spiagge del resto d'Europa la granduchessa Elisa Baciocchi e l'arciduchessa Maria Luisa, che di Napoleone erano l'una sorella e l'altra moglie, senza contare la moglie di Ludovico I Borbone re di Etruria si “inventano” la moda dei bagni di mare. Sarà Cerbone Squarci a farne una impresa economica.

Del resto, è il 1814, due secoli fa tondi tondi, quando il medico francese Pierre Guigou dà alle stampe il trattato "Memoire sur la topographie de Livourne et ses bains de mer": dice che i bagni nel mare di Livorno hanno particolarità terapeutiche. Si riferisce a qualcosa che ha già trovato e probabilmente visto: fin da fine Settecento c'è qualcuno che ha avuto l'idea di trarre profitto dal favorire i bagni in mare, è il console dei Savoia nella nostra città, Paolo Baretti. A quanto risulta, però, lui il suo "stabilimento balneare" l'aveva realizzato ai margini del rione Venezia, grossomodo nell'attuale strada che non a caso si chiama “dei Bagnetti”. Allo Scoglio della Regina la clientela vip, alla Spianata dei Cavalleggeri (dove sorgerà la Terrazza Mascagni) si tuffava invece Leopoldo II di Lorena quando era appena un giovanotto un po' hipster, quasi fricchettone. Al popolino invece la “geografia” di classe nell'uso dei servizi balneari riservava la zona nei pressi del Cantiere.

Ma come mai ci si accalca attorno al Cantiere, industria fin dalla metà dell'Ottocento, e della città, ovviamente senza depuratore, quando pochi chilometri a sud ci sono le scogliere del Romito che sono un gioiello? Per la distanza: oggi il problema è il parcheggio, allora era il fatto che bisognava andarci a piedi: anche il prolungamento reale del lungomare fino a Antignano si avrà dopo l'introduzione delle prime linee di trasporto pubblico di massa (tram) o quantomeno con l'arrivo dell'ippo-tramvia (che però sparirà in poco tempo).

Insomma, quella struttura leggera che vedete nella foto della Livorno che fu c'entra poco con il porto ma è interessante per chiunque voglia conoscere le radici di quel che siamo, se è vero che da lì nasce quello che il femminile del Corriere della Sera ha catalogato come il “mare di città” più bello d'Italia. È l’ “invenzione" del lungomare, che passerà per i Pancaldi e la loro “Rotonda del Palmieri” finita in un capolavoro di Fattori, per il grand hotel Palazzo, per i Casini di Ardenza e la Rotonda lì vicino, per la Terrazza Mascagni e prima il parco Eden.

Un disegno territoriale che attraversa tutto l'Ottocento e la prima metà del Novecento. E adesso? Viene a interessare da vicino proprio il porto: 1) con il progetto di un approdo per la piccola nautica in zona Bellana con il congiungimento a terra della Diga della Vegliaia (fino a farne una passeggiata d'un chilometro e passa); 2) con il raddoppio del lungomare in direzione nord per entrare dentro il Porto Mediceo e raggiungere la Fortezza Vecchia (magari circondandola con un “miroir d'eau” come a Bordeaux, una scenografica “piazza” di acqua profonda poche decine di centimetri).

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di Redazione web