Il Tirreno

Livorno

Convegno su legalità, giustizia e stampa

Convegno su legalità, giustizia e stampa

Oggi pomeriggio faccia a faccia in Provincia tra giornalisti e avvocati per parlare di limiti e garanzie

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LIVORNO. Un incontro confronto sui temi caldi della Giustizia che vedrà seduti intorno allo stesso tavolo avvocati penalisti e giornalisti.

È questo il tema del convegno organizzato dalla Camera penale di Livorno per questo pomeriggio a partire dalle 17 all’interno del palazzo della Provincia. Un momento di riflessione e soprattutto un modo per discutere delle esigenze della stampa da un lato di informare e quella degli avvocati di garantire tutti i diritti al proprio cliente.

«In occasione dall’ astensione dalle udienze proclamata dall’unione delle camere penali italiane - spiega il presidente Vinicio Vannucci - la camera penale di Livorno ha organizzato un incontro tra avvocati penalisti e giornalisti sui cosiddetti temi caldi della giustizia: processo mediatico, legalità, ragionevole durata del processo, prescrizione etc. L’dea è quella di mettere a confronto i punti di vista diversi al fine di offrire al cittadino un’idea più precisa dei problemi di fondo della giustizia. E quali possono essere le possibili soluzioni».

Al confronto parteciperà il direttore del Tirreno Omar Monestier; l’incontro sarà moderato dall’avvocato Marco Talini e dal capo cronista della cronaca di Livorno Alessandro Guarducci.

L'auspicio è quello di dare vita a un incontro aperto alla cittadinanza potersi confrontare in un dialogo aperto, lasciando spazio a domande ed interventi da parte di chi vorrà partecipare.

Intanto fino a venerdì proseguirà l’astensione degli avvocati dalle udienze. «Contro ogni estensione degli strumenti del “doppio binario”, del regime speciale del 41 bis - si legge sul sito delle camere penali in riferimento allo sciopero - manifestamente contrari ai principi costituzionali del giusto ed equo processo, utilizzati al di fuori di effettive esigenze di sicurezza e di contenimento della pericolosità e nel disprezzo della umanità del processo e della dignità delle persone, per porre al centro delle riforme una nuova idea di Giudice ed una idea di processo che non sia più una macchina palingenetica di contrasto ai fenomeni criminali, ma uno strumento democratico e laico di accertamento della responsabilità dei singoli, realizzato attraverso il potenziamento del dibattimento e del contraddittorio».

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