Il Tirreno

Livorno

«Truffava i clienti», ecco tutte le accuse all’avvocato infedele

di Federico Lazzotti
«Truffava i clienti», ecco tutte le accuse all’avvocato infedele

Livorno, chiuse le indagine su Carlo Catozzi, 42 anni, indagato anche per aver taroccato firme e timbri, falsificata anche quella della presidente del tribunale

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LIVORNO. La specialità della casa dell’avvocato Carlo Catozzi, 42 anni, era quella di taroccare gli atti giudiziari: decreti ingiuntivi, ricorsi in appello, sospensioni delle esecuzioni giudiziarie, pignoramenti e pure documenti relativi ai divorzi. Addirittura in una occasione ha raccontato a due coniugi in procinto di separarsi, di aver istruito la causa, di avere ricevuto le date delle udienze e i numeri di riferimento, spiegando però a marito e moglie che i problemi di cuore del giudice stavano facendo slittare la risoluzione del procedimento. Tutta una finta, una messa in scena, costata ai coniugi 1500 euro di onorario versati al professionista.

Dietro alle truffe - secondo gli investigatori - c’era dunque un lavoro certosino da parte dell’avvocato, eseguito anche con i timbri, sempre falsi, degli uffici giudiziari e le firme a piè di pagina dei magistrati. Tra queste anche quella dell’attuale presidente della sezione penale del Tribunale di Livorno Gabriella Marinelli. Ma non solo, visto che nei documenti sequestrati e finiti agli atti del procedimento sono venute fuori le firme di consiglieri e magistrati della Corte di Cassazione, ma anche di semplici cancellieri ignari.

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È attraverso questo sistema che l’avvocato, tra il 2011 e il 2014, avrebbe tuffato i propri clienti sventolandogli il frutto del proprio lavoro per farsi ovviamente pagare. Peccato che secondo gli investigatori, tutti quegli atti giudiziari, corredati in alcuni casi dal numero di iscrizione a ruolo, non avessero alcun valore giuridico. Tanto che i clienti raggirati, in diversi casi, si sono poi trovati in grane giudiziarie più grandi di quelle iniziali e per le quali si erano rivolti all’avvocato Catozzi.

A distanza di poco di un anno dalle perquisizioni avvenute nel novembre 2014, i pubblici ministeri Arianna Ciavattini e Gianfranco Petralia hanno chiuso le indagini a carico del legale, residente a Piombino, finito inizialmente nella rete di carabinieri e finanza nell’ambito dell’inchiesta Real Estate che al centro vede la figura di Michelangelo Fedele. Il quarantaduenne in una prima fase dell’indagine sospeso anche per due mesi dalla professione, era indagato per aver contraffatto una serie di atti pubblici (in particolare pignoramenti) e acquistato timbri contraffatti che riproducevano i sigilli del tribunale di Livorno e gruppi-firma di funzionari e impiegati dello Stato.

Ora la sua posizione rispetto all’inchiesta madre è stata stralciata dai pubblici ministeri che hanno coordinato l’indagine dei carabinieri. Tre - secondo gli investigatori - i clienti truffati dall’avvocato. Oltre alla coppia presa in giro con la messa in scena della separazione, sono spuntati altri due raggiri. Il primo ai danni una famiglia di Piombino che si era rivolta al legale per bloccare il pignoramento del proprio appartamento. Bene, taroccati gli atti e rassicurati i clienti, la coppia con una figlia si è trovata la casa all’asta. L’altro caso, infine, riguarda un commerciante che avrebbe rassicurato dopo la condanna in primo grado spiegandogli di aver presentato appello e di aver bloccato il pignoramento del Tribunale. Peccato che il cliente mesi dopo si sia trovato con il quinto dello stipendio pignorato e 2500 euro in meno per aver pagato l’avvocato.

Oltre alla truffa Catozzi è accusato anche di falsità materiale e consulenza infedele. Adesso l’indagato - come prevede il codice - avrà venti giorni di tempo per presentare memorie, depositare attività difensive oppure chiedere al pubblici ministeri di essere interrogato.

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