Gioco
Risiko delle banchine cresce il ruolo di Neri
Non più solo recuperi e rimorchio, il gruppo si diversifica Ora il cuore del business si allarga alle attività di terminal
LIVORNO. Nella sala-clou del quartier generale del gruppo Neri campeggia a tutta parete un dipinto di Alberto Fremura in cui la sagoma del patriarca Tito svetta a bordo del Pelajo, la nave britannica che nel '57, dopo essersi ribaltata urtando la diga foranea del porto, si trasformò in una delle "missioni impossibili" che hanno fatto la fama di questa realtà imprenditoriale privata livornese. Del resto, le radici e la memoria non sono un soprammobile superfluo in una dynasty in cui ci si tramandano i soliti nomi di battesimo fra padri e figli, fra nonni e nipoti.
Bisognerebbe ricordarsi che la Metro Goldwyn Mayer, gigante hollywoodiano, per girare le scene in mare del film kolossal "Ben Hur" di Fred Niblo bussarono alla famiglia Neri nel '26 (e alla fine gli regalarono tutta la flotta delle navi romane usate nelle riprese). Ma questo è l'album di famiglia, Pelajo compreso: in anni più recenti, al Giglio nessuno si è dimenticato che è stato l'intervento d'emergenza di Neri in tandem con Smit a impedire, nell'immediatezza del patatrac, che il naufragio del Costa Concordia aggiungesse al pesante bilancio di vittime anche l'incubo di una apocalisse ambientale che avrebbe ucciso l'economia di tutta l'isola. Senza contare che in precedenza il pontone della società era entrato in azione prima per impedire che una draga affondata bloccasse il canale di Suez e poi per evitare che il porto spagnolo di Algeciras venisse messo in ginocchio da una nave frigo incagliata nella scogliera.
Ma a fissare i riflettori su recuperi marittimi (almeno 25 dal '95 in poi) e rimorchiatori si rischia di non accorgersi che il gruppo ora guidato da Piero Neri ha compiuto negli ultimi mesi una virata: il mondo resta sempre quello dell'economia del mare, eppure declinato in modo differente. Con una doppia mossa nei primi mesi di quest'anno la bandierina bianconera della famiglia Neri ora sventola con un ruolo di primissimo piano nel gran risiko delle banchine: prima Neri ha costruito una alleanza con l'imprenditore sassarese Luigi Negri che guida la cordata genovese che ha in pugno il controllo del terminal container Tdt, la principale infrastruttura di questo tipo nel nostro scalo e una delle prime 25 in tutto il Mediterraneo; poi, con la "Ng Investimenti" nata da quel tandem, ha acquisito il 50% di Cilp entrando in società con i portuali (che pure sono già soci di minoranza di Negri in Tdt).
Il risultato? La nascita di un polo che non fa mistero di voler diventare un punto di riferimento per l'intera portualità con targa livornese. Già, perché qui bisogna considerare che Neri ha guardato a Piombino, all'estremo sud della nostra provincia, prima ancora che lo facessero le istituzioni con il patto fra le due Autorità portuali: i rimorchiatori sono in servizio anche in quel porto (oltre che in quello di Carrara) e nel marzo scorso è stata lanciata lì – insieme a Saipem (Eni) e a San Giorgio del Porto – la creazione di un centro per la demolizione delle navi.
Porta probabilmente fuori strada pensare che si tratti solo di una diversificazione. E' già da decenni che l'azienda familiare ha sventagliato la propria presenza su una vasta gamma di attività, ma sempre legate al mare: non è affatto casuale il riferimento, solo per citarne alcuni, alle attività di tutela ambientale (con il team anti-inquinamento guidato da Castalia o con l'ingresso in Labromare) così come al settore petrolifero (con la Depositi Costieri del Tirreno, la Neri Depositi Costieri e la Toscopetrol), alle opere marittime (la Tito Neri Lavori Pubblici ha avuto in portafoglio la realizzazione del terminal contenitori di Malta). Ed è vero che come terminalista è già sulla breccia da lungo tempo con la partecipazione in Sintermar, ma è indiscutibile una svolta nel segno di un forte aumento dell'attivismo nel settore specificatamente terminalistico. Proprio da quando, al momento del passaggio di mano delle quote di D'Alesio, è rimasto a metà il tentativo di conquistare il controllo di Sintermar, la società nata dall'alleanza fra le tre grandi famiglie dell'imprenditoria marittima livornese. Rimasto a metà perché Fremura, aprendo le porte all'alleanza con un big del calibro di Grimaldi, è riuscito a fermare al 50% l'espansione delle quote in mano a Neri.
Nel frattempo, è saltata fuori per Neri anche l'occasione di centrare anche un altro tipo di diversificazione: sempre nel segno del mare ma guardando al'insù verso lo spazio. Il gruppo livornese, con la nave appoggio Nos Aires, è entrata nel pool di imprese che hanno lavorato per la missione aerospaziale dell'Agenzia spaziale europea che ha lanciato la navicella Ixv dalla base di Kourou nella Guyana francese per ricadere circa cento minuti più tardi nel bel mezzo dell'oceano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
