Gioco
Aamps, non ci serve una lotta tra fazioni
Aamps sta diventando una puntata della guerra fra M5S e Pd. I soldi per la munipalizzata dei rifiuti sono finiti e il nuovo sindaco non ravvisa alcuna utilità nel proseguire nell’andazzo. Il Pd ora scende in piazza, ma non ha fatto nulla, concretamente, per potare i rami storti di Aamps quando ne ha avuto la possibilità
È successo un’altra volta. Stavolta a Livorno, dove il malato grave è Aamps, la società che si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti. La politica non la cura, fallisce e consegna la cartella clinica alla magistratura. La mancanza di un progetto industriale, l’assommarsi, in decenni, di gestioni diseconomiche, assoggettate al volere dei partiti prima che al servizio della città, ha generato un bubbone che, finalmente, è scoppiato. Ora quella politica che è causa del male diventa improvvisamente depositaria di strategie e progetti rivoluzionari che, in poco tempo, potrebbero risollevare l’azienda. Anzi, a leggere le dichiarazioni dei tanti che da destra e da sinistra danno lezioni di management industriale, pare che in Toscana e a Livorno in particolare nessuno abbia mai fatto altro: risanare aziende decotte. Dov’erano costoro, di destra e di sinistra, sindacati compresi, dieci anni fa? Aamps è una fotografia straordinaria e assolutamente realistica del declino della dirigenza politica italiana e regionale, di una rete intollerabile, eppure tolleratissima, di complicità. In città il tasso di evasione dal pagamento dalla tassa rifiuti è altissimo e nessuno va a incassare. Prima col Pd. Ora con il M5S.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12536235:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/11/30/news/trecento-dipendenti-aamps-in-consiglio-comunale-si-decide-sul-futuro-dell-azienda-1.12536235]]Aamps è la negazione della storia comunista e popolare di Livorno, un’offesa per la Toscana del buongoverno. Perché Aamps è stata lasciata marcire lentamente con iniziative scellerate: esternalizzazioni, rigidità contrattuali, trattamenti eccentrici di chi sta dentro ai danni di chi sta fuori e si ammazza di lavoro, come gli spazzini della cooperativa, anello più debole di un sistema iniquo e razzista. Debiti e inefficienza. Milioni di debiti e crediti non riscossi. Si è sempre ripianato e questo ha dotato Aamps di quella cattiva coscienza che la sta condannando. Pur di non risanare ogni sindaco ha pagato. I soldi (pubblici) c’erano e la giravolta di assunzioni e contratti andava avanti nel consenso generale.
E ora? I soldi sono finiti. Il nuovo sindaco e la nuova giunta non ravvisano alcuna utilità nel proseguire nell’andazzo. Per due ragioni. La prima è che non hanno più un euro. Ricapitalizzare Aamps vuol dire sopprimere - così dicono - tutti gli altri comparti (sociale, scuola, cultura). La seconda è che non hanno nulla da guadagnare, elettoralmente parlando, nel continuare a salvare la pelle alla società.
Il sindaco del M5S, Filippo Nogarin, non sarà, verosimilmente, il successore di se stesso. E poi c’è il Pd. Un Pd di lotta e di governo, verrebbe da dire. Che ora gioca il ruolo dell’oppositore e contesta al Comune il piano di concordato preventivo in continuità, che urla e scende in piazza con qualche imbarazzo accanto ai lavoratori, ma che non ha fatto nulla, concretamente, per potare i rami storti di Aamps quando ne aveva la possibilità. Non so se la scelta del sindaco è la migliore. Credo d’aver capito che i tecnici gli hanno rappresentato uno stato dei conti drammatico. Ogni tanto spunta un manager per riaccomodare Aamps e, inevitabilmente, getta la spugna per le troppe difficoltà. Così non si può andare avanti. Mi spaventa il clima da tifoseria calcistica che si prepara oggi in piazza. Questa storia di Aamps sta diventando una puntata della guerra fra M5S e Pd. La comprendo, ma fa male a Livorno e annebbia la lucidità di tutti. Quel che va fatto è salvare Aamps, spingendola dentro una dimensione di equilibrio economico e gestionale che le è sconosciuta. E con essa va salvato anzi, rigenerato, quello spirito di corretta gestione dei beni comuni che sembra essersi perduto, in questa città come nel resto del Paese. Salvare Livorno per salvare l’Italia, non ci serve un’altra lotta fra guelfi e ghibellini.
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