Il dolore
Finalmente tornati a prima della crisi
Fino a settembre più container che in tutto l’anno scorso. Ma altrove il recupero è stato più rapido
LIVORNO. Crescite in doppia cifra, con numeri che ormai sembravano dimenticati. All'Autorità Portuale festeggiano e ne hanno motivo, dopo anni passati sotto una grandinata di segni meno. Nei primi nove mesi del 2015, il porto di Livorno ha ottenuto quasi solo risultati positivi. E non si tratta di decimali, o di pochi punti percentuali, che pure negli anni delle vacche magre avrebbero fatto gridare al successo, ma di risultati impensabili fino a 12 mesi fa.
Tra gennaio e settembre, i contenitori movimentati è cresciuto del 41,8% (in teu) rispetto allo stesso periodo del 2014: da 410.994 a 582.586. In pratica, se il porto avesse chiuso le sue attività il primo di ottobre, avrebbe fatto già meglio di quanto si è visto nel corso di tutto l'anno passato (577.471 teu in dodici mesi), del 2013 (559.180) e del 2012 (549.047). E appena peggio del 2009, il primo anno "pieno" di crisi, quando i teu movimentati crollarono a 592.050 dai 778.864 di appena dodici mesi prima.
Non cambia il discorso se si pesano le merci totali movimentate: tre milioni di tonnellate in più rispetto a gennaio-settembre 2014 (da poco più di 21 milioni a oltre 24). In percentuali, un aumento di 15 punti. Ancora più marcata la crescita delle auto nuove: sono aumentate del 25% rispetto a un anno fa. In pratica, ogni quattro macchine che passavano per il porto l'anno scorso, quest'anno ce n'è una in più. Bene anche i ro-ro.
L'aumento del traffico passeggeri è del 4,3%, che diventa 10,2% se si parla dei crocieristi. Rispetto all'anno scorso, attracca anche qualche nave in più (+2,7%). Per trovare un dato negativo, bisogna scorrere le tabelle fino ad arrivare al settore delle rinfuse solide: giù del 13,6%.
Insomma, il porto è tornato a funzionare con ritmi che non si vedevano da anni. Gli ultimi risultati simili registrati risalgono a un'altra epoca: un'era in cui, per capirsi, la parola "spread" doveva ancora entrare nel vocabolario dei non addetti al mondo della finanza. Per ritrovare numeri migliori di questi bisogna risalire a quel 2008 che segnò il punto più alto e l'inizio della crisi per il porto di Livorno. Ci sono voluti sette anni per tirarsi fuori dalle sabbie mobili, ma ora sembra che uno dei centri nevralgici dell'economia della città abbia ripreso a marciare.
Agli altri porti italiani però ne sono serviti molti meno: Genova, La Spezia e Venezia avevano recuperato nel giro di un biennio, a Trieste ne era bastato uno in più. E tutti questi porti, nel 2014, hanno fatto segnare una crescita rispetto al 2008: Genova è cresciuta del 23 per cento, Venezia del 20,3, Trieste del 51, La Spezia del 6.
Per Livorno questo è l'anno in cui riprende l'inseguimento. L'occhio di un osservatore esterno, che vedesse solo i dati del 2008 e del 2015, noterebbe non una crescita ma un leggero calo finora: nel 2008 i teu movimentati nei primi nove mesi furono 617.700, il 6% in più. Ed erano dati viziati già dalle prime avvisaglie della voragine, visto che la crescita esaltante di quell'anno si era interrotta ad agosto. Da lì furono soprattutto dolori. Quest'anno, a meno di cataclismi, il porto tornerà ai livelli globali del 2008. Il 2016 dirà se è davvero tutto alle spalle.
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