Il Tirreno

Livorno

Aamps: Nogarin frenato dal M5S, concordato nel freezer per 7 giorni

Un lavoratore Aamps grida nell'aula consiliare di Palazzo Civico la propria esasperazione (Marzi Pentafoto)
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Un lavoratore Aamps grida nell'aula consiliare di Palazzo Civico la propria esasperazione (Marzi Pentafoto)

In una seduta-psicodramma il documento delle opposizioni bocciato per un voto, il gruppo M5S cerca di frenare il sindaco e emenda l'atto della giunta. Concordato "congelato" per 7 giorni, con qualche "se" e parecchi "ma"

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LIVORNO. Dopo un pomeriggio ad altissima tensione con la seduta su Aamps interrotta per una mezza rissa in aula, in serata il consiglio si infiamma anche per l’aut aut dell’assessore Giovanni Gordiani che minaccia di lasciare la squadra del sindaco M5S se Nogarin insisterà sulla strada del concordato. Neanche il tempo di fiatare ed ecco che la presidente dell’assemblea consiliare, Giovanna Cepparello (Buongiorno Livorno), si dimette in aperta polemica con la giunta accusata di snobbare il consiglio.

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E l’esito della discussione? Per appena un voto non è passato il documento congiunto con cui le opposizioni spingono perché nell’assemblea dei soci si sospenda la decisione sul concordato e si apra un tavolo di trattativa. Il gruppo consiliare M5S ingaggia una sorta di braccio di ferro con il sindaco Nogarin e cerca di frenarlo anche a costo di andare in pezzi. Passa dunque l’atto della giunta sul concordato con l’emendamento dei consiglieri Cinque Stelle: di fatto non si decide subito su Aamps ma il sindaco chiederà martedì 1 ai revisori di far slittare ogni decisione di una settimana in modo da verificare se ci sono i margini per arrivare ad altre soluzioni ma, se le alternative non spuntassero fuori, il concordato tornerebbe dritto dritto in tavola.

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In buona sostanza, è riassumibile così l’approdo di una giornata che non di rado ha avuto il tono di uno psicodramma. Adesso i riflettori si spostano poche ore più avanti: all’ordine del giorno dell’appuntamento di martedì 1 c’è o ricapitalizzazione o scioglimento dell’azienda. In pratica, il cerino finisce in mano ai sindaci revisori: devono decidere se non c’è più uno spiraglio per ipotesi alternative (e allora si andrà verso il concordato) o se esiste ancora qualche margine per darsi sette giorni in più di tempo.

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di Redazione web