Il Tirreno

Livorno

Maxi truffa all’Unione Europea indagata la liquidatrice di Basket Livorno

di Federico Lazzotti
Maxi truffa all’Unione Europea indagata la liquidatrice di Basket Livorno

Livorno, Anna Lisa Mazzola, collaboratrice di Patrizio Tofani, è accusata di associazione per delinquere: ha l’obbligo di dimora

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LIVORNO. Più che un filo sottile è un nodo scorsoio quello che unisce il crac di Basket Livorno, la società di pallacanestro dichiarata fallita un anno e mezzo fa, e l’indagine per la presunta maxi truffa ai danni dell’Unione Europea che ha portato venerdì all’arresto di tre persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre sei, parte di esse accusate anche di associazione per delinquere.

Sono almeno due - una persona e una società - i punti che tengono insieme le indagini giudiziarie. Oltre a Patrizio Tofani, l’imprenditore che di Bielle è stato il presidente e che da venerdì 27 novembre è agli arresti domiciliari, confrontando le carte delle due inchieste spuntano altre due parentele molto strette. La prima è nascosta dietro al nome di Anna Lisa Mazzola, presidente del consiglio di amministrazione di Basket Livorno e successivamente nominata liquidatrice della stessa società di pallacanestro che ha chiuso i battenti, in Legadue, sei anni fa.

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Nell’inchiesta che riguarda il fallimento di Bielle, la Mazzola è indagata con l’accusa di bancarotta fraudolenta (l’indagine non è ancora stata chiusa ndr). In questo caso, invece, l’ex liquidatrice, per la quale il giudice per le indagini preliminari Antonio Pirato ha disposto l’obbligo di dimora nel Comune di Livorno, è indagata per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e per svariati reati fiscali.

Secondo il nucleo tributario della guardia di finanza coordinato dal pubblico ministero Daniele Rosa, Anna Lisa Mazzola avrebbe fatto da prestanome alle società dietro le quali agiva Tofani per intascare i finanziamenti comunitari. «Attraverso nove società - spiegano gli investigatori - sono state emesse e utilizzate fatture false, per l'importo di 5,4 milioni di euro, con il fine di abbattere l'utile e compensare illecitamente i debiti Iva. Tali fatture attestavano prestazioni di servizio generiche (assistenza gestionale, ricerche di mercato, gestione archivio) o cessioni di beni in realtà mai avvenute».

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E arriviamo al secondo punto di contatto: la società Master Segnaletica srl diventata poi Tecnosegnaletica, entrambe riconducibili a Tofani. Secondo gli investigatori nel 2009 Master Segnaletica è stata usata, attraverso fatture false, per mettere denaro fresco in Basket Livorno aggirando il Fisco. In questo caso, invece, la società di cartellonistica (poi fallita) era stata usata per incassare i soldi dell’Ue truccando i conti.

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