Italia
La giusta dimensione per avere vantaggi da 25mila abitanti in su
Il segretario dem punta forte sul riassetto istituzionale «È fondamentale che non siano scelte imposte dall'alto»
FIRENZE. «Le fusioni dei Comuni non sono la soluzione a tutti i problemi, ma ne possono risolvere un bel po’». Specie se hanno la giusta dimensione: almeno 25.000 abitanti nelle aree a forte urbanizzazione. Sulle fusioni punta molto Dario Parrini, segretario regionale del Pd. E non nasconde una certa soddisfazione che sia proprio la Toscana a lanciare la campagna d’inverno, alla vigilia del referendum per la fusione fra i Comuni di Abetone e Cutigliano.
Onorevole Parrini, perché questa attenzione alla fusione dei Comuni?
«Non nasce ora. L’ho sempre considerata una priorità dal mio insediamento come segretario, nel 2014».
Perché?
«Il tema del riassetto istituzionale è fondamentale. Nel programma del Pd c’è non solo il superamento della frammentazione dei Comuni, attraverso la fusione o l’ unione, ma anche l’accorpamento delle Asl, la creazione di soggetti industriali di dimensione almeno regionale per la gestione di servizi pubblici strategici. Mentre le Province vengono soppresse ci dobbiamo domandare non solo quali sono i compiti che Comuni e Regioni dovranno assolvere ma anche quali sono, a livello territoriale, le dimensioni giuste per svolgerli al meglio».
Questa è un’esigenza nazionale. Perché partire con la campagna dalla Toscana?
«Intanto perché la Toscana ha una legge molto avanzata sulla fusione dei Comuni che ha dato una spinta agli enti locali a muoversi in questa direzione. Poi la Toscana spicca per alcuni primati: è la prima ad aver proposto anche il concetto di macro-regione con l’accorpamento di Umbria e Marche. Inoltre ha ridotto le Asl da 12 a 3: il nuovo assetto entrerà in vigore da gennaio. Ed è anche la prima Regione ad aver portato a termine la gara per il gestore unico del trasporto pubblico locale, grazie a una classe politica illuminata».
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Quali vantaggi sono garantiti ai Comuni che si fondono?
«I vantaggi sono molti. I Comuni vengono svincolati dal patto di stabilità per quattro anni e quindi possono spendere i fondi per gli investimenti. Inoltre godono di contributi pubblici straordinari, sia dalla Regione che dal Governo. Non c’è dubbio che, anche a livello centrale, potremmo pensare a ulteriori incentivi. Ma già oggi non scarseggiano. Comunque domani ne parleremo a Montecatini con Angelo Rughetti, sottosegretario alla pubblica amministrazione».
Lei sostiene anche che le fusioni possono risolvere molti problemi ai Comuni. Quali?
«Rendono più efficiente la spesa pubblica, rendono più efficiente la programmazione, garantiscono economie di scala. Questo permette di avere più risorse a disposizione e, quindi, di ridurre la pressione fiscale, aumentare gli investimenti».
Eppure non tutti i Comuni sono favorevoli alle fusioni. Come se lo spiega?
«Falliscono le fusioni imposte dall’alto; riescono quelle frutto del dibattito nel quale sono coinvolte categorie, imprese, cittadini. È necessario valorizzare le identità locali senza allontanare la gente dalle istituzioni, smorzando, però, tutte le polemiche campanilistiche che hanno fatto il loro tempo».
Ma quale è la dimensione giusta dei nuovi Comuni?
«Non esiste una dimensione ottimale unica. Bisogna valutare la situazione territorio per territorio, tenendo conto delle caratteristiche di ciascuna zona. In un’area montuosa, poco popolata, gli abitanti potranno essere meno che altrove, per non creare un Comune di dimensioni enormi. Invece, in zone fortemente urbanizzate i Comuni dovranno avere almeno 25.000 abitanti». (i.b.)
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