Gioco
«Così 250 famiglie rimarranno senza stipendio»
Lavoratori in assemblea fino a domani nell’officina aziendale Golino (Cgil): l’indotto salterà e Aamps rischia il fallimento
LIVORNO. «Lonzi: 70 lavoratori. Avr: 70 lavoratori. Rari: 25 lavoratori. Omaelba: 10 lavoratori. Tecnosystem: 10 lavoratori. Pegaso: 15 lavoratori. Malloggi: 7 lavoratori. Macchi: 15 lavoratori. Vanni: 15 lavoratori».
In cima a una scala, dentro l’officina riparazioni mezzi di Aamps, Giovanni Golino, segretario della funzione pubblica della Cgil, scandisce nel megafono i numeri e i nomi delle aziende che quotidianamente lavorano con Aamps, anzi che quotidianamente permettono ad Aamps di funzionare.
«Questi lavoratori da martedì potrebbero restare senza uno stipendio, perché le loro ditte col concordato incasseranno un quarto di quanto aspettano da Aamps e saranno costrette a chiudere, a licenziare», dice Golino. «Significa mandare in frantumi l’indotto, perdere 200 posti di lavoro, mettere Aamps in condizione di non operare più, ma anche aprire la porta al fallimento dell’azienda, perché il giudice potrebbe non accettare il concordato e basterà che un solo creditore si opponga, perché sia avviata la procedura di fallimento di Aamps», aggiunge.
E’ mezzogiorno dell’ennesima giornata di fuoco in via dell’Artigianato. I lavoratori ascoltano attenti. E applaudono. Dalle sei di mattina sono riuniti in assemblea. Ci rimarranno fino a domani, quando in massa prenderanno posto nell’aula consiliare di palazzo civico, dove il consiglio comunale dovrà dire sì o no alla decisione sul concordato presa giovedì dalla giunta.
«C’è una strada sola, ritirare quella decisione, procedere alla ricapitalizzazione e stabilizzare con contratto a tempo indeterminato i 42 precari, come il sindaco Nogarin ci ha sempre promesso», continua Golino.
Poco dopo l’intervento del segretario della Cgil, nell’officina fa il suo ingresso il consiglio di amministrazione al completo, insieme all’assessore all’ambiente Gordiani, che si mette in un angolo ad ascoltare.
Il presidente Aldo Iacomelli, accompagnato dai consiglieri Di Gennaro e Zanghi, cerca di stemperare i toni e portare fiducia tra i lavoratori. «Ho grande rispetto del vostro stato di agitazione - dice Iacomelli -. Vi chiedo di svolgere i servizi essenziali, la città non ci ha fatto niente, il nostro lavoro quotidiano è per Livorno e i livornesi. E’ importante che la città non ci percepisca come un problema. Siamo stati dipinti da qualcuno come un problema, ma noi sappiamo che è il contrario, il nostro servizio è fondamentale e lo dimostriamo quotidianamente».
I lavoratori gli chiedono che cosa ne sarà dei 42 precari in attesa di assunzione. «Il cda ha ribadito più volte al socio che se c’è la volontà di continuare il servizio di raccolta porta a porta, carta e cartone ci vogliono 40 persone e dunque è necessario procedere alla stabilizzazione dei precari entro il 31 dicembre, un provvedimento che ci permetterà di risparmiare 1.2 milioni di euro in tre anni grazie al Jobs Act. Si tratta di persone selezionate con evidenza pubblica e dunque il percorso corretto è la conversione dei loro contratti a tempo indeterminato».
Sulla richiesta dei sindaci revisori del Comune del piano industriale, Iacomelli conferma la versione dell’azienda: «Il piano industriale è stato presentato all’amministrazione il 21 luglio, protocollato con Pec. In vista della ricapitalizzazione ci hanno chiesto altri documenti come il piano finanziario, le linee strategiche e il programma di efficientamento, che abbiamo presentato nei tempi richiesti».
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