Il Tirreno

Livorno

Il M5S perde pezzi in 4 voteranno no, sindaco contestato

di Giulio Corsi
Il consigliere M5s Mazzacca piange dopo aver dichiarato il suo no al concordato ed essere stato espulso dal movimento da parte di Batini. A consolarlo Meschinelli (M5s), Amato (Fi), Caruso e Ria (Pd)
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Il consigliere M5s Mazzacca piange dopo aver dichiarato il suo no al concordato ed essere stato espulso dal movimento da parte di Batini. A consolarlo Meschinelli (M5s), Amato (Fi), Caruso e Ria (Pd)

Livorno, duecento lavoratori fischiano Nogarin e Lemmetti, mentre i numeri della maggioranza rischiano di saltare. Il capogruppo Batini caccia Mazzacca che scoppia in lacrime, il dg del Comune verso l’addio. L’ipotesi di ristrutturare il debito di Aamps

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LIVORNO. La giornata più lunga dei primi 18 mesi di amministrazione a Cinque Stelle inizia con un’assordante pioggia di fischi che accompagna l'arrivo nell'aula consiliare di Filippo Nogarin e finisce con le lacrime che sgorgano dagli occhi del consigliere grillino Mazzacca, cacciato in diretta dal movimento per bocca del capogruppo Batini, dopo aver annunciato il voto contrario suo e di altri tre consiglieri di maggioranza (Grillotti, Pecoretti e Fuoti) alla decisione di giunta sul concordato per Aamps.

«Meglio fuori piuttosto che dentro a questo movimento - dice Mazzacca - e quando parlo di “questo movimento” parlo di quello di Livorno, non del M5s nazionale di Beppe Grillo in cui continuo a credere».

E’ l’epilogo politicamente drammatico del dramma che sta vivendo una città intera, che ieri si è trovata a pochi passi dall’emergenza rifiuti dopo che Rari e Lonzi avevano chiuso i cancelli delle proprie aziende in cui quotidianamente vengono portate le ceneri del termovalorizzatore e la raccolta differenziata di plastica, carta e vetro, e dopo che Vanni Autoarticolati aveva bloccato i suoi mezzi e fatto rientrare i suoi operai che ogni giorno trasportano la spazzatura dal preselezionatore al termovalorizzatore, il quale tra 72 ore potrebbe fermarsi.

«Queste aziende ve lo hanno fatto capire, hanno chiuso i cancelli, vi hanno detto chiaramente che il concordato non l’accettano», si sgola Giovanni Golino, segretario della funzione pubblica della Cgil. «E se i creditori non accettano il concordato, significa che Aamps fallisce».

Il caos politico si intreccia alle paure dei lavoratori, i 250 dipendenti di Aamps che tremano davanti all’ipotesi del crac, i 42 precari che speravano di essere stabilizzati grazie al Jobs Act e che invece col concordato non saranno mai assunti, i 200 dell’indotto che rischiano di restare senza uno stipendio se i crediti che le loro aziende vantano verso via dell’Artigianato non saranno saldati o se lo saranno solo in parte come prevede proprio la procedura concorsuale.

Ma alla fine della giornata la dichiarazione di voto di Mazzacca e le parole che il capogruppo grillino Alessio Batini gli sussurra andandosene dall’aula («Da stasera sei fuori dal movimento») assumono un peso specifico ancora più grande. Perché raccontano per la prima volta fuori dalle stanze inaccessibili dei meetup, in diretta streaming, davanti a oltre 200 persone accalcate in aula, la spaccatura profonda che agita il gruppo Cinque Stelle, e conti alla mano dicono che il sindaco e la maggioranza da oggi barcollano.

19 consiglieri meno 4 dissidenti fanno 15 voti sicuri, se sommiamo quello del sindaco siamo a quota 16, che su 33 consiglieri (compreso la presidente Cepparello) sono meno del 50%. Significa che la maggioranza non può più vivere sonni tranquilli.

I quattro ad oggi non hanno alcuna intenzione di uscire e Giuseppe Grillotti in serata si affretta a dire che «non è certo Batini che può espellerci, figuriamoci». Poi aggiunge: «Deciderà Beppe Grillo, se ci manderà via ne prenderemo atto. Ad oggi rimane il dato di fatto della dicotomia che esiste tra il movimento 5 Stelle livornese guidato da questo sindaco e quello nazionale in cui crediamo».

Paradossalmente l’uscita di Batini, inasprendo il conflitto, finisce per rafforzare ulteriormente la minoranza interna e che i rapporti di forza tra i consiglieri grillini da ieri siano cambiati lo dimostra il fatto che a fine commissione, nella stanza della consigliera Elisa Amato, la vicesindaco Sorgente garantisca proprio a Mazzacca che da gennaio il direttore generale del Comune Sandra Maltinti, il cui operato è stato più volte contestato dal gruppo-Grillotti, verrà cacciata.

La domanda nasce spontanea: la giunta potrebbe fare retromarcia anche sul concordato per Aamps? Difficile, anche se il sindaco Nogarin almeno tre volte, durante la commissione di ieri, ha sottolineato che «nessun atto formale finora è stato depositato» e che «spetta al cda dell’azienda intraprendere la strada del concordato», ribadendo però d’altra parte che «non ci sono alternative per il Comune».

"Buffone dimettiti", gli gridano ripetutamente gli oltre duecento lavoratori di Aamps e dell'indotto, che contestano al primo cittadino e alla sua giunta di non aver mantenuto le promesse, di aver giurato per mesi che avrebbero ricapitalizzato l’azienda, salvando i lavoratori, l’indotto, la continuità aziendale e assumendo i 40 precari.

«La mia contrarietà alla ricapitalizzazione è scolpita su pietra», replica l’assessore al bilancio Lemmetti, che per un’ora, prima dell’arrivo del sindaco, era stato lasciato solo ad affrontare i lavoratori infuriati e una contestazione durissima, mentre la vicesindaco Sorgente e gli assessori Aurigi, Dhimgjini e Martini se ne rimanevano in piedi in un angolo, ad aspettare il capo. «Nonostante la mia contrarietà ho già stanziato i soldi, abbiamo verificato se la ricapitalizzazione era fattibile dal punto di vista normativo, poi abbiamo fatto le nostre scelte politiche, ma non vi ho mai preso in giro», continua Lemmetti.

Ma è verso Nogarin che i lavoratori sono concentrati. «Signor sindaco, lei ha detto altre cose però: giovedì sera alle sette ci ha garantito che avrebbe ricapitalizzato Aamps e più volte ha detto che avrebbe assunto i 42 precari. Ci ha detto anche che se Lemmetti non fosse stato d’accordo, l’avrebbe mandato via. Ora mantenga la parola», replica il segretario Cgil Golino.

«Lei mente sapendo di mentire», risponde il sindaco, sommerso da fischi e insulti. Cosa accadrà adesso? 48 ore ci dividono dal giorno della verità: lunedì mattina il consiglio comunale dovrà votare (insieme all’assestamento di bilancio, al cui interno è stato lasciato il taglio di 3.2 milioni a favore di Aamps, confermando anche i 7.5 milioni di tagli nel 2016, che saranno poi tolti dall’assestamento successivo) l’atto di indirizzo sul concordato. Il voto contrario annunciato dall’opposizione e dai 4 dissidenti grillini metterà in minoranza l’amministrazione, ma avrà più valenza politica e simbolica che pratica, visto che il socio nell’assemblea straordinaria di Aamps di martedì darà lo stesso indicazione al presidente Iacomelli di avviare le procedure per il concordato.

Cosa farà il cda è l’altro interrogativo che si apre: rispetterà l’indicazione o cercherà una via alternativa? Sul tavolo del consiglio d’amministrazione potrebbe spuntare un’idea che si chiama ristrutturazione del debito ex articolo 186 bis, magari autorizzata dal presidente dei revisori Carpano, una sorta di ennesima moratoria da concordare con i creditori. Se è un’opzione praticabile potremmo scoprirlo già questo weekend.

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