Gioco
Qui il futuro del porto
Il passaggio dalla diga del Marzocco alla Darsena Petroli
LIVORNO. La Darsena Petroli, realizzatapo su quella che era la “diga del Marzocco” è il tema della foto numero 10 della nostra iniziativa editoriale intitolata il “Porto, ieri e oggi” (21 le uscite complessive, gratis con il Tirreno).
Quegli operai che vediamo nell'immagine in bianco e nero a sinistra non sanno certo che stanno costruendo l'infrastruttura di protezione a mare che aprirà le porte a un secolo di prosperità del porto. Sulle mappe del porto c'è scritto "Diga del Marzocco" (probabilmente in nome dell'antica torre quasi sulla riva a nord della città) ma per tutti è il "Braccio del Vestrini", in onore alla famiglia di imprenditori fiorentini che, arrivati a Livorno per entrare in società con l'ingegner Barison e creare una fabbrica di auto, ripiegòpoi sui grandi lavori marittimi lungo tutta la fascia costiera. La foto recente però ci spiega che questa diga dritta verso il mare aperto diventa lo "scheletro" attorno al quale costruire poi la Darsena Petroli, che in tandem con la vicina raffineria e la rete di depositi costieri tutt'attorno fa di Livorno uno dei poli petrolchimici più importanti in Italia.
Ma questo è un modello di sviluppo che in realtà ereditiamo dalla ricostruzione post-bellica se non addirittura dalle strategie di insediamento industriale degli anni '30, la novità sta in quel che vediamo a sinistra del gruppo di tubazioni: nient'altro che un terreno acquitrinoso che sembra il regno del nulla.
Sbagliato: è la prima vasca di colmata, cioè il luogo dove sono stati sversati i fanghi dragati dai fondali del porto, e rappresentano il cuore della (futura) espansione a mare per dare un futuro al porto.
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