Toscana
Aamps, il Comune sceglie il concordato
Niente ricapitalizzazione (troppi i tagli al bilancio): la continuità dell’azienda sarà garantita sotto il controllo del Tribunale. Penalizzati i fornitori, ma l'operazione non è scontata. Il precedente di Massa
LIVORNO. Alla fine, dopo una riunione fiume di sei ore, la giunta ha scelto la strada del concordato preventivo in continuità, ipotesi che Il Tirreno aveva anticipato ieri. E’ la strada più semplice per salvare Aamps e i suoi 300 lavoratori, perché evita la mannaia sui servizi erogati dal Comune. Ma c’è anche un rovescio della medaglia, anzi due. Il primo è quello che riguarda l’indotto, cioè i fornitori. Che - in ritardo di mesi, qualcuno di anni nella riscossione - rischiano ora di non vedersi pagare buona parte delle proprie spettanze. Sono medie e piccole imprese del territorio, come Rari, Lonzi o Macchi Officine, che incasseranno solo una parte delle fatture per i lavori che hanno eseguito in questi anni a favore del comittente Aamps. Il secondo riguarda invece i 40 precari in scadenza a gennaio, la cui stabilizzazione a questo punto diventa impossibile.
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C’è anche un altro problema: nasce dal fatto che, affinché il concordato diventi operativo, è il giudice a dover dare il via libera, il che non è scontato. E poi serve il beneplacito di tutti i creditori, che lo è ancor meno. Il precedente di Cermec - l’azienda pubblica dei rifiuti di Massa - non è di buon auspicio: lì, un anno dopo l’avvio del concordato, la corte di Appello di Genova ha revocato la procedura, riportando l'azienda pubblica sull'orlo del fallimento dopo il reclamo presentato da uno dei creditori, la Unicredit, contro l'omologazione del concordato preventivo. La banca si era vista decurtare il proprio credito al 25%. Considerando che a fine 2014 Aamps aveva in pancia debiti verso gli istituti di credito per 23 milioni, non è difficile immaginare che una battaglia di questo tipo possa ripetersi anche qui.
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LA LINEA LEMMETTI. Alla fine ha prevalso la linea di Gianni Lemmetti, che per mesi ha ripetuto il suo mantra: «Ricapitalizzare Aamps metterebbe in ginocchio il Comune».
Anche il sindaco Nogarin, che pure nell’ultimo mese aveva giurato ai lavoratori il salvataggio dell’azienda attraverso la ricapitalizzazione, alla fine ha optato per seguire il suo assessore al bilancio. E tutta la giunta si è schierata con lui, a parte - a quanto sembra - l’assessore all’ambiente Giovanni Gordiani, convinto sostenitore del rilancio di Aamps attraverso l’attuazione del piano industriale che a questo punto, con l’azienda guidata da un commissario giudiziario, resterà un sogno nel cassetto.
UN VOTO CONTRARIO. Sono stati sei, dunque, i voti a favore (oltre a Nogarin e Lemmetti, hanno alzato la mano la Martini, Aurigi, la Sorgente e la Dhimgjini), uno contrario (Gordiani).
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Il bivio che si trovava di fronte l’amministrazione (ma anche il consiglio comunale) era drammatico, e l’abbiamo ripetuto più volte su queste pagine: tagliare 10.7 milioni di euro dai capitoli di spesa del Comune da qui al giugno 2016 per ricapitalizzare l’azienda con un impatto pesante soprattutto per sociale e cultura, oppure portare i libri di Aamps in tribunale? Alla fine è stata scelta la seconda strada, optando per la formula più soft, quella del concordato in continuità, una procedura concorsuale affidata al tribunale fallimentare, che però non prevede lo scioglimento della società, ma che nasci anzi per tutelare azienda e lavoratori (ma molto meno i creditori). Su questo aspetto palazzo civico ieri ha frenato e nella nota-stampa diramata in tarda serata ha sostenuto che la scelta «è quella che garantisce il minore impatto pure per i fornitori, sia dal punto di vista economico che lavorativo: il loro diritto ad essere soddisfatti per i loro crediti rimane intatto».
LAVORATORI SALVI. «E’ un percorso che, in alcuni anni, riconsegnerà alla città di Livorno una società finalmente "in bonis" - continua la nota del Comune -. Questa ipotesi è molto diversa da quella paventata di scioglimento aziendale; scenario questo che avrebbe sulla nostra città un impatto assolutamente più pesante dal punto di vista economico e lavorativo».
«La giunta comunale ha deciso di salvare i lavoratori e la città - si legge ancora -. E’ stato scelto di non paralizzare la città di Livorno. Le indicazioni arrivate dai revisori dei conti del Comune pochi giorni fa andavano in questa direzione: «L'intera operazione di rifinanziamento verso Aamps mette a dura prova i bilanci futuri dell'ente, quantomeno per il fatto che si trova costretta ad individuare delle economie in alcuni servizi”».
IL PING PONG TRA I REVISORI. In qualche modo, alla fine la partita è diventata un vero e proprio ping pong tra revisori dei conti. Da una parte quelli di Aamps, che avevano posto come condizione per evitare il crac, la ricapitalizzazione di tasca propria da parte del Comune di 10.7 milioni; dall’altra quelli del Comune che nelle ultime ore hanno risposto che quell’esborso avrebbe creato grossi problemi alle casse di palazzo civico e che il Comune avrebbe dovuto pretendere dalla società partecipata, almeno un piano industriale, «dal quale si potrà, indiscutibilmente, verificare l'effettiva continuità aziendale in forza di una nuova finanza apportata dal Comune».
IL MISTERO DEL PIANO INDUSTRIALE. Così, per buona parte della giornata di ieri, a partire dalla commissione bilancio della mattina, era emerso che la ricapitalizzazione non sarebbe stata possibile senza la presentazione del piano industriale. Che in realtà era già stato presentato a luglio - senza che mai l’amministrazione si fosse espressa ufficialmente in senso favorevole o meno nei suoi confronti - e che ieri sera è stato nuovamente presentato con alcune variazioni, come quella del porta a porta a tutta la città. Ma era chiaro fin dalla mattina che la storia del piano industriale, andasse letta come un campanello d’allarme sul passo indietro in corso rispetto alla ricapitalizzazione. Così, ora dopo ora, la posizione dell’assessore Lemmetti è diventata preponderante, nonostante che ancora nel primo pomeriggio il sindaco Nogarin, incontrando in Comune un gruppo di lavoratori di Aamps, avesse garantito che l’azienda sarebbe stata ricapitalizzata.
L'avvio della procedura, sulla quale c'è stato il parere preventivo dell'avvocatura civica, verrà avanzato al tribunale nelle prossime ore.
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