Il Tirreno

Livorno

L’uomo che costruiva i sogni dei bimbi

Pochi addii sono tristi come quelli dei giocattolai. Toto costruiva i sogni dei bimbi e io me lo ricordo bene. Ricordo l'enorme vasca dirimpetto ala fabbrica dove i prototipi prendevano vita come...

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Pochi addii sono tristi come quelli dei giocattolai.

Toto costruiva i sogni dei bimbi e io me lo ricordo bene. Ricordo l'enorme vasca dirimpetto ala fabbrica dove i prototipi prendevano vita come barchette di carta elettrificate da non si sa quale misteriosa energia. Ricordo i disegni e l'odore della plastica rossa, rossa non so perche', ah si', rosso Ferrari. Ricordo che mi perdevo nella catena di montaggio e ero affascinato da quei cosi strani che sfornavano macchinine telecomandate.

Toto chiedeva aiuto e la città dormiva, come sempre. Ma il sottile giocattolaio livornese ha insegnato ai figli a non smettere di sognare. Per questo Toto non ha certo vissuto invano ed ha raggiunto lo scopo di ogni vita: continuarla. Cosi', oggi due dei piu' interessanti uomini di teatro della nostra zona devono tanto a un giocattolaio. Nella dodicesima nuvola a sud est, stasera il piccolo Toto Monteleone è li' che ruzza con le macchinine, e invita il piccolo Franco Ferrucci a fare la gara con la Poliystil. «Ganzo Franco, c'e' anche la curva della morte! Vieni a giocare!».

Ma Franco, piu' cicciottello, sornione, risponde: «No grazie, preferisco finire di leggere», e si rigira dall'altra parte con Le Tigri della Malesia sporco di pane, burro e zucchero. Piu' a sud, il piccolo Livio Marchetti si esercita con la tromba e studia le scale. Che belle persone siete stati. Quanto bene vi vogliamo. Grazie di averci insegnato a non smettere, mai. Mai.

Andrea Pellegrini

(musicista)

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