Gioco
Il porto di Livorno ieri e oggi: Il Ponte dei francesi
La memoria del porto di Livorno nelle fotografie ritrovate da Mario Bellagotti e Vito Lo Piccolo per conto dell’Authority.
Il Ponte dei Francesi, distrutto dai bombardamenti, l’hanno rifatto dov’era e com’era, almeno nelle intenzioni. Ma a dominare la scena adesso è la silhouette rettangolare del quartier generale dell’Agenzia delle Dogane, che nella foto perfino raddoppia rispecchiandosi nelle acque della Darsena Vecchia. Figurarsi che il progettista del Prg, architetto Augusto Cagnardi, ne aveva sognato la cancellazione perché mal si integra con il resto. Sta di fatto che l’edificio ha preso il posto dell’Arsenale seicentesco, al tempo dell’immagine amarcord (d’inizio Novecento) ridotto a magazzino e della vicina caserma Malenchini, datata fine ‘700. In realtà, non è per un capriccio del destino se qui c’è il campo base dei doganieri: era la Barriera del Porto. Se ne vede l’impronta nel torrino, restaurato proprio dall’Agenzia delle Dogane, che nella foto s’intravede accanto al Fanale. Manca il gemello dall’altra parte della “barriera”: era stato sostituito in tempi recenti da un fabbricato moderno che aveva finito per ospitare una biglietteria traghetti, poi è stato demolito. E’ da notare come cosa singolare che le baracchine ai lati del ponte lato città esistevano già cent’anni fa, anche se di foggia un po’ differente: chissà se i due chioschi che vediamo nell’inquadratura relativa ai primi anni del secolo scorso vendevano “street food” come adesso, e qual era allora il cibo che veniva servito in strada...
CON LE PAROLE DI ORIANA FALLACI (UN CAPPELLO PIENO DI CILIEGE) Il 5 ottobre del 1818, ad esempio, nella rada di Livorno era apparsa una nave da cui si levava un gran fumo. “Brucia la nave, brucia la nave!” aveva gridato l’intera città. E il capitano del porto aveva allestito un gozzo per domar l’incendio che evidentemente i marinai a bordo non riuscivano a spegnere. Ma la nave non bruciava per nulla. Alimentato da una strana caldaia piena di acqua bollente il fumo usciva da un comignolo detto ciminiera, e la nave era il primo piroscafo a vapore che solcasse il Mediterraneo.
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