Gioco
Il porto di Livorno ieri e oggi: La Darsena Vecchia e la Fortezza Vecchia
La memoria del porto di Livorno nelle fotografie ritrovate da Mario Bellagotti e Vito Lo Piccolo per conto dell’Authority.
In primo piano nella foto amarcord che risale forse a più di un secolo fa, un navicello che non vediamo per intero ma ben difficilmente sarà più lungo di una quindicina di metri. Sappiamo che, al pari di tutti gli altri navicelli tutt’attorno, serve per prendere la merce sbarcata dalle navi arrivate in porto e smistarla fra i vari magazzini mercantili a terra. E sappiamo che si chiama “Zoe”: per buffa coincidenza del destino, è lo stesso nome che una delle flotte più importante al mondo, la napoletano-ginevrina Msc, ha dato alla sua ammiraglia-record, lunga appena meno di 400 metri e larga 60. Già questo la direbbe lunga su cos’è cambiato in porto. Ma, nella Livorno che campa fra terra e mare, c’è anche qualcos’altro da notare: sono quella sorta di tendaggi che coprono i vecchi navicelli. Non sembrano forse tetti? Lo sono. I navicelli sono casa e “bottega” per molti navicellai, spesso famiglia compresa. Poi conviene alzare lo sguardo verso la Fortezza Vecchia per scorgere una differenza fra le due inquadrature: al di là delle mura perimetrali del fortilizio mediceo, spuntano vari palazzi che quasi nascondono la sagoma rotonda del Mastio di Matilde. Dentro la Fortezza c’era una fetta di città abitata: nel senso che la fame di spazi dei secoli precedenti aveva spinto non solo a “divorare” più di metà della Fortezza Nuova per costruire case ma anche a infilare abitazioni all’interno della Fortezza Vecchia.
CON LE PAROLE DI MARY SHELLEY (FRANKENSTEIN) Qualche giorno dopo, il turco entrò nell’alloggio della figlia e le disse in gran fretta che egli aveva ragione di ritenere che la loro permanenza a Livorno era stata scoperta e che egli sarebbe stato immediatamente consegnato al governo francese.
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