Il Tirreno

Livorno

Il porto di Livorno ieri e oggi: Il Porto crociere e l’ex silos

La memoria del porto di Livorno nelle fotografie ritrovate da Mario Bellagotti e Vito Lo Piccolo per conto dell’Authority.

2 MINUTI DI LETTURA





Inutile dire che la prima cosa che balza allo sguardo è la differenza fra le due navi. Fra l’una e l’altra immagine sono passati quasi ottant’anni e si vedono tutti: la stazza lorda non è neanche paragonabile, se l’una portava qualche tonnellata di frumento, l’altra ora ha a bordo migliaia e migliaia di turisti. La riprova è anche nella parte bassa della foto degli anni ’30: c’era una piccola banchina (con il fusto di un cannone settecentesco piantato per terra a mo’ di bitta), poi abbattuta per le esigenze di manovra di flotte ben più grandi. Ma la banchina resta dominata dalla sagoma del silos, che ottant’anni fa aveva un identikit assai più smilzo di quello attuale: basti dire che a ridosso della trentina di celle in grado di immagazzinare 120mila tonnellate di grano, non c’era quell’enorme cubo in cemento armato che vediamo oggi. Le grandi strutture verticali che si notano nella foto vecchia servivano ad aspirare dalle stive la merce e, tramite un sistema di nastri trasportatori, farlo arrivare nel silos. Ben visibili anche i carri ferroviari merci: adesso non usa più farli arrivare così a ciglio banchina.

CON LE PAROLE DI FERNAND BRAUDEL (CIVILTÀ E IMPERI DEL MEDITERRANEO NELL’ETÀ DI FILIPPO II) A Livorno non cessavano di arrivare, via mare, le balle di seta di Spagna, di Siria e, soprattutto, di Sicilia e di Napoli. Ne arrivavano anche a Firenze, via terra e alcune, transitando soltanto nella città, ripartivano subito.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web