Gioco
«Intoppi e ritardi ma stiamo creando il futuro del porto»
Maxi-Darsena: in attesa del Cipe e dell’ok di Cantone «Ferrovie, pronti in anticipo: è la nostra carta vincente»
LIVORNO. Il bando per andare a caccia dei quattrini degli investitori privati nella maxi-Darsena slitta prima da luglio a agosto, poi ri-slitta a fine estate, quindi a ottobre e ancora non si vede. «Macché ripensamenti, stiamo semplicemente aspettando due cose che, detto per inciso, non dipendono da noi: 1) la firma della convenzione con l'Autorità anti-corruzione di Raffaele Cantone; 2) la delibera del Cipe che metta operativamente a disposizione i 50 milioni di euro annunciati dal governo». Ma Giuliano Gallanti – al timone dell’Authority livornese dal gennaio 2011 (prima come commissario per tre mesi, poi come presidente, quindi di nuovo da maggio come commissario fresco di riconferma) – non ci sta a farsi crocifiggere da quello che chiama «il tormentone dei tempi». Aggiungendo: «C’è qualche ritardo? Colpa del fatto che si tratta di questioni ingarbugliate, quel che conta è che la decisione è presa».
Lo dice nell’incontro-intervista, insieme al segretario generale Massimo Provinciali, nella sede del Tirreno a tu per tu con il direttore Omar Monestier davanti a una platea qualificata in cui, in mezzo agli operatori del settore, spiccava il sindaco Filippo Nogarin. Titolo: “Riparte il porto, riparte Livorno”. Nel giorno del dossier di 24 pagine che Il Tirreno ha dedicato alla “locomotiva” dell’economia cittadina.
I BANDI IN PISTA
Ma, per quanto al numero uno di Palazzo Rosciano possa piacer poco sentirsi sulla graticola, la questione dei tempi rimbalza anche nelle altre grandi questioni che il porto (e la città) si ritrovano nel menù proprio adesso. L’una: la privatizzazione della Porto 2000, la società del porto crociere e traghetti che Authority e Camera di Commercio hanno deciso di mettere in vendita. L’altra: l’affidamento in concessione dei bacini ex Cantiere Orlando.
Riguardo a quest’ultimo aspetto, il problema è il tragico incidente della nave del Cnr: perché è costato la vita a un operaio e perché da quel giorno di fine agosto è tutto sotto sequestro. Proprio nel bel mezzo della gara che ha visto due pretendenti farsi avanti. Fino a quando resterà tutto nel freezer?
BACINO: IL DISSEQUESTRO
All’intervistatore che gli chiede conto dello slittamento dei tempi, Gallanti riferisce di aver incontrato il magistrato che conduce le indagini. Il dissequestro? Potrebbe arrivare in tempi ragionevoli, giura il commissario. Si deve «preparare un progetto tecnico» per poter giungere allo sblocco, poi l’Authority avrà davanti a sé la scelta: o provvedere per conto proprio tramite ditta appaltatrice a riparare il bacino danneggiato dal cedimento della nave o metterlo a gara così com’è ora, cioè con seri danni, e “scontare” il prezzo a chi se lo aggiudicherà e dovrà poi aggiustarselo. Ovvio che questo porti con sé qualche mese di ritardo rispetto alla tabella di marcia.
La terza patata bollente è il bando che vede quattro cordate in lizza per “conquistare” il porto passeggeri. Qui è Provinciali a prendere la palla al balzo nella doppia veste di segretario generale dell’Authority e di presidente della Porto 2000. «Dobbiamo verificare i requisiti per passare al clou della gara – afferma – con le offerte da parte dei contendenti. Se quel nostro ufficio avesse solo questo da fare, potremmo cavarcela in tre settimane: non è così e dunque dovete darci altri 10-15 giorni di tempo per far partire le lettere d’invito alla presentazione delle offerte».
PORTO 2000:QUESTI I TEMPI
E a quel punto quanto tempo ancora? Provinciali parla di «4 mesi di tempo per formulare l’offerta». Parecchio, perché è un mix di tre aspetti: a) la valutazione economica del valore della società; b) l’impegno nell’investimento sulle infrastrutture; c) il piano d’impresa con le strategie di sviluppo commerciale. A ciò si aggiungano «i 35 giorni di moratoria previsti dal nostro codice degli appalti: un limbo in cui non accade nulla». Tradotto: si arriva praticamente all’estate. «La stagione croceristica 2016 – dice – è già schedulata, un mese in più o in meno cambia poco».
E qui, dopo essersi sentito incalzato su tempi e ritardi, Provinciali va al contrattacco per difendere la qualità del lavoro dei propri uffici: «In quattro anni abbiamo fatto appalti per più di 100 milioni di euro e non abbiamo avuto un contenzioso né in fase di gara né nell’esecuzione dei lavori. Sì, ci sono state richieste di accesso agli atti: ma poi non sono seguiti ricorsi, dunque lo prendo come una ulteriore riprova della correttezza del lavoro».
MA IL LAVORO NON CRESCE
Finalmente il porto ingrana la marcia e torna a vedere il grafico con la freccia all’insù. Cresce il porto eppure – e qui il direttore Monestier mette davanti a Gallanti le accuse del sindacato Filt Cgil – non cresce l’occupazione. Il commissario dell’Authority mette le mani in avanti («è quel che accade in tutti i porti») ma soprattutto invita a ricordare che «qui, anche nel periodo buio, sulle banchine non ci sono stati licenziamenti». Provinciali segnala che «siamo al riassorbimento degli esuberi» e fissa lo sguardo sul caso dell’Alp, l’ex Agelp: «Dodici mesi fa era sull’orlo del patatrac, erano in ballo 60 posti di lavoro. Noi Authority, pur senza tirar fuori un euro, abbiamo fatto coagulare un clima nuovo di collaborazione con le imprese attorno a questa realtà. Risultato? Siamo balzati da 200 giornate lavorate a 900». Con riflessi positivi anche sulle figure ancor più precarie di Intempo.
LA PRECARIETÀ RESTA
La precarietà e l’incertezza è anche quella che aleggia sui vertici di Palazzo Rosciano, quartier generale dell’Authority: lo ammette lo stesso Gallanti. Beninteso, non c’è un caso Livorno: è la portualità made in Italy che nel suo complesso sta in mezzo al guado da troppo tempo. E se l’avvocato genovese ricorda che Mariani è a Bari come commissario «da quattro anni, un extra che vale un terzo mandato completo, si potrebbe ricordare che a Napoli di commissari ne hanno visti non uno ma quattro e da due anni e mezzo sono a bagnomaria...
Il numero uno di Palazzo Rosciano prova a difendere le prerogative dei commissari («ho gli stessi poteri che avevo da presidente») ma è una mezza verità, lo ammette lui stesso: «In realtà, la differenza è che un commissario agisce con un orizzonte ravvicinato mentre il presidente ha un intero mandato davanti». Con qualche conseguenza paradossale: si sa che nel nuovo assetto spariranno i comitati portuali ma ora bussa alle porte la scadenza di quello attuale e c’è bisogno di organizzare le elezioni. Dubbio: si vota o no?
RIFORMA LEMME LEMME
Il Gallanti-pensiero è riassumibile così: l’approvazione della legge Madia dà la delega al ministro per mettere a punto un decreto legislativo che sul fronte dei porti riorganizzi concessioni e governance, compreso cioè l’identikit delle Autorità portuali. Si sa che il decreto c’è ma solo come bozza, e non lo deve presentare Delrio bensì Madia. Non basta: sulla strada ha incrociato i mugugni contro gli accorpamenti («soprattutto quello di Savona a Genova e quello di Salerno a Napoli»). E Livorno? «Noi – dice Gallanti – lo spirito della riforma l’abbiamo anticipato con l’alleanza con Piombino». No, la riforma non creerà problemi a Livorno, insiste. Poi rincara: «Non abbiamo bisogno di aspettarla per agire».
Torna sul ring la Darsena Europa. «Il progetto è credibilissimo», dice Provinciali.
LA “REVIEW” DEI PROGETTI
È questa in prima battuta la risposta al cronista che gli chiede conto del fatto che il governo sembra intenzionato a varare, dopo la “spending review”, anche la “project review”: nei porti italiani si sono moltiplicati i progetti (e le chiacchiere), dunque il ministro Delrio lancia segnali di una drastica selezione. Come farà Livorno a non farsi sforbiciare la Darsena Europa? Gallanti ricorda che la maxi-Darsena è «dentro un accordo di programma che porta la firma anche del premier». Non solo: «Punta sulle ferrovie, è un fattore che può far fare a un porto il salto di qualità. Lo sa bene Anversa che ne ha fatto l’asso nella manica del proprio porto, uno dei principali del Nord Europa. Dovremmo saperlo bene anche noi livornesi e invece mi sembra un aspetto poco valorizzato nel dibattito pubblico».
FERROVIA, CARTA VINCENTE
Il passaggio diretto nave-treno è una caratteristica che non ha eguali in Italia e probabilmente nel Mediterraneo. Ed è a portata di mano: anche perché sul fronte dell’infrastrutturazione ferroviaria del porto, dopo i mille guai delle strozzature del passato alla stazione del Calambrone, ecco che Galalnti può sorridere: «Figuratevi che la realizzazione della direttissima ferroviaria con la Darsena Toscana è in anticipo sui tempi: ce la faremo entro giugno».
C’è un altro aspetto che vede il nostro porto in posizione di apripista. Stavolta, però, il segretario generale dell’Authority non tira fuori dal cappello a cilindro il coniglio dell’elettrificazione delle banchine passeggeri per ridurre lo smog prodotto dalle navi da crociera, costrette a tener accesi i motori anche quando sono ferme a banchina perché devono comunque far funzionare gli apparati di bordo. «Siamo l’unico porto – avverte – che ha un progetto credibile, concreto e validato dal ministero per quanto riguarda l’utilizzo del gas naturale liquefatto (gnl) come carburante per le navi, anzi l’abbiamo sperimentato anche per i mezzi di piazzale». A tal riguardo, non dev’essere un caso se in platea erano presenti anche esponenti del mondo Olt.
Resta il tempo per due risposte alle domande di Monestier. La prima è per l’ex silos: «Se ne occupa la Porto Immobiliare, la società pubblica che ha in mano le proprietà del porto passeggeri. Va demolita la parte più recente, su quella storica c’è bisogno di aprire un dialogo con il Comune». La seconda è per l’ex Giolfo e Calcagno: Gallanti conferma di aver fatto un’offerta, il curatore l’ha respinta. Per Provinciali c’è da capire che l’area frigo non è più utile: «O la scontano dal prezzo e noi la abbattiamo o la buttano giù loro e poi noi acquistiamo l’area».
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