Toscana
Dopo la svolta ora serve la svoltissima
Quello che si sta concludendo è stato un anno decisivo per il porto. Lo dice il fatto che a distanza di sessant’anni Livorno è riuscita a darsi un Prg che ne disegna l’identikit a misura dei prossimi 30-40 anni - IL PORTO IERI E OGGI: LE FOTO
Quello che si sta concludendo è stato un anno decisivo per il porto. Lo dice il fatto che a distanza di sessant’anni Livorno è riuscita a darsi un Prg che ne disegna l’identikit a misura dei prossimi 30-40 anni (anche se potrebbe essere rimesso in discussione proprio dal rompicapo di mosse e contromosse che, se dovesse davvero concretizzarsi, il progetto della maxi-Darsena avrà sull’utilizzo delle altre aree del porto.
Lo dice il fatto che il porto è tornato finalmente a crescere: e con percentuali che non si vedevano dai tempi eroici di quando ci sentivamo invincibili e contavamo di avere davanti non l’Isis né la crisi choc bensì una eterna prosperità diffusa.
Lo dice il fatto che, sia pure con enormi fatiche e chissà quanti strappi istituzionali e politici, il progetto della maxi-Darsena è uscito dal limbo dei discorsi ed è diventato materia viva: si risucirà a concretizzarlo davvero? Lo scopriremo solo vivendo, ma se non va dritta questa volta allora è bene cominciare a pensare a mettere il cartello “vendesi” sull’uscio della città.
Ma la storia non è affatto finita. Anzi, probabilmente il 2016 potrebbe essere ancora più importante: l’anno della svolta, anzi della svoltissima. Tutto dipende dalla piega che prenderanno i tanti rebus da risolvere. Nel segno della prospettiva: come il bando da pubblicare per richiamare l’attenzione degli investitori sulla maxi-Darsena; come la privatizzazione della societò pubblica di gestione del porto traghetti e crociere che l’Authority e la Camera di Commercio vogliono vendere; come i bacini da riparare e da affidare in concessione.
Ma c’è anche la quoridianità da affrontare: il microtunnel, la sburocratizzazione e il resto. Con una differenza: fino a un anno fa parlavamo di come gestire l’agonia, adesso ce la stiamo giocando. Non è poco.
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