Gioco
«Amianto, bonifica di scuole e tubature»
Il presidente Ona durante l’assemblea: «Non vogliamo creare allarme, ma arrivare al rischio zero»
ROSIGNANO. «Noi chiediamo il rischio zero, e cioè esposizione zero ad amianto, che per essere ottenuta presuppone la bonifica del minerale dai luoghi di vita e di lavoro». Così Antonella Franchi, esponente dell'Ona, ha spiegato l'obiettivo dell'osservatorio nel corso dell'assemblea pubblica che si è tenuta domenica mattina a Rosignano. A seguire l'intervento di Massimiliano Posarelli (coordinatore Ona) che ha richiamato il contenuto dell'ultima monografia sull'amianto della Iarc, agenzia di ricerca sul cancro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel quale si legge: "Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l'uomo e per questo ha auspicato che ci sia "la rimozione di quelle tubature che sono ancora in amianto, al fine di evitare ogni rischio di ingestione del pericoloso materiale"».
L'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Ona, ha preso atto che il sindaco del Comune di Rosignano, «pur sostenendo che la situazione non sia allarmante, ha in ogni caso informato la cittadinanza che il numero di casi è più alto in Rosignano rispetto alla media nazionale. Poiché si parla di vite umane, noi dell'Ona riteniamo che si debba arrivare a zero, cioè nessuna vittima e ciò è possibile evitando l'esposizione al cancerogeno». Da qui la risposta al sindaco Franchi, che nei giorni scorsi ha sottolineato come l’Ona creasse un allarme ingiustificato. «Il nostro impegno - ha detto Bonanni - non è finalizzato a creare allarme, bensì a ottenere il rischio zero per perseguire malattie asbesto-correlate zero e questo risultato si può ottenere evitando l'esposizione ad amianto. Il sindaco ha dichiarato che è il garante della salute e allora noi gli chiediamo di arrivare al rischio zero e malati zero».
È intervenuto anche Attilio Lanza, il quale ha dichiarat di voler presentare un nuovo ricorso alla Corte Europea per i diritti dell'uomo «per la scarsa attenzione e per la violazione delle norme di cui agli artt. 2 e 8 Cedu, che tutelano innanzitutto e prima di tutto la vita umana e l'ambiente, e di cui all'art. 1, prot. 1, che tutela il diritto di proprietà, in quanto a suo tempo il Comune di Rosignano impedì che proseguissi nella mia attività di ristorazione, attigua agli stabilimenti industriali e al mare. Non ho ottenuto alcun indennizzo per essere stato di fatto espropriato della mia attività commerciale».
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