Il Tirreno

Livorno

Pistola in pugno rapina la Conad di Banditella

di Federico Lazzotti
Pistola in pugno rapina la Conad di Banditella

Ha aspettato che le commesse aprissero il supermercato di Marilia e le ha aggredite. L’uomo è riuscito a scappare con 300 euro in contanti

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LIVORNO. Nella prima immagine registrata dalla videocamera di sorveglianza, si vede un uomo con indosso un giubbotto nero, forse un piumino, il cappuccio e la sciarpa: si avvicina a piedi all’ingresso laterale del supermercato Conad di Marilia, nella zona di Banditella. Sono le sei di sabato mattina, il punto vendita aprirà tra poco più di un’ora e in giro non c’è praticamente nessuno.

Nell’immagine successiva lo stesso uomo avvicina le due commesse, una cassiera e un’impiegata, arrivate per prime al supermercato: in mano ha una pistola, la brandisce, dice qualcosa alle due donne. Ripeteranno qualche ora dopo le dipendenti ai carabinieri: «Voleva che gli aprissimo la cassaforte, ma non avevamo le chiavi».

È durata pochi minuti ma ha lasciato il segno, la rapina - la seconda in due anni - andata in scena ieri mattina al punto vendita all’interno del centro commerciale di Marilia. Il bottino con cui il rapinatore è riuscito a scappare è di 300 euro e il percorso della sua fuga è l’ultima sequenza prima che l’occhio della telecamera perda di vista il rapinatore.

È iniziata da qui l’indagine dei carabinieri per risalire all’autore del colpo. I militari del nucleo radiomobile hanno già acquisito le immagini e raccolto le testimonianze delle dipendenti aggredite. «Poteva avere circa trent’anni - hanno raccontato - e parlava italiano, con uno spiccato accento campano».

Secondo gli investigatori, non è escluso che il rapinatore possa aver avuto un complice. Probabilmente i due hanno effettuato nei giorni precedenti alla rapina alcune ricognizioni intorno al supermercato studiando orari di apertura e movimenti dei dipendenti. Non a caso hanno scelto l’alba di sabato, il giorno in cui in giro ci sono meno persone, per mettere a segno il colpo.

Ecco perché è probabile che i rapinatori abbiano parcheggiato l’auto fuori dall’occhio delle telecamere e poi uno soltanto dei due abbia materialmente eseguito il colpo. «È stata una spiacevole visita quella che abbiamo subito - spiega Francesco Cappedé, responsabile del punto vendita - le dipendenti all’ingresso del primo turno sono state seguite dal rapinatore che le ha puntato la pistola contro e ha chiesto di aprire la cassaforte. Purtroppo - va avanti - Non è la prima volta che capita, anche due anni fa ci è successo, ma in quella occasione il negozio era aperto». Nonostante la brutta avventura il responsabile spiega come le due donne siano in buone condizioni.

«Sono sotto choc, ma non hanno avuto bisogno di cure mediche. Certo la paura è stata molta, vedersi spuntare davanti un uomo incappucciato che ti punta contro un’arma non è per niente una bella sensazione: nessuno può sapere se la pistola sia vera oppure no».

In ogni caso alle richieste del rapinatore le commesse, anche volendo, non avrebbero potuto ubbidire. «Nessuna delle due ha le chiavi della cassaforte. Ecco perché l’unica cosa che il rapinatore ha potuto rubare è stato il fondo cassa che una delle dipendenti aveva con sé».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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