Sicurezza
«Non ci intimoriscono, faremo Appello»
Giovanni Ceraolo si sfoga: continueremo le nostre battaglie sociali e porteremo le prove nei prossimi gradi di giudizio
LIVORNO. «Noi continueremo a fare le battaglie sociali che abbiamo sempre fatto e nel frattempo porteremo le nostre prove nei prossimi gradi di giudizio, fino alla Cassazione. Siamo fiduciosi che le cose, in futuro, vadano come devono andare. Nessuno di noi, in ogni caso, si lascerà intimorire e spaventare da quello che è successo».
Ci sono una strategia politica e una strategia giudiziaria nelle ultime parole che Giovanni Ceraolo, 33 anni, delegato del sindacato Asia, pronuncia pochi minuti dopo la sentenza con la quale il Tribunale ha condannato lui a tre anni di reclusione, l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e gli altri imputati per l’assalto alla Prefettura a una pena complessiva di 31 anni.
È possibile che si tratti di un caso, ma è significativo come il primo spostamento che molti degli imputati hanno compiuto dopo la lettura della sentenza, li abbia portati dal Tribunale di via Falcone e Borsellino all’ingresso del Comune: dalla giustizia alla politica. Un binomio di poteri che in questo procedimento non si è mai dissolto fin dal giorno in cui l tutto è iniziato: era la sera di venerdì 30 novembre 2012 quando a un gruppo di una ventina di antagonisti dell’Ex Casrema Occupata venne impedito di entrare al comizio dell’allora candidato alla segreteria del Pd Pierluigi Bersani scatenando poi provocazioni, scontri e la manifestazione di due giorni dopo.
Lo stesso Ceraolo, in varie occasione, ha spiegato come - inchiesta e processo - siano stati mezzi per colpire un gruppo di persone (gli appartenenti all’Ex Caserma). Dunque la giustizia come grimaldello per intervenire nella politica. L’obiettivo? Isolare questi ragazzi - spiegano i vari comitati che hanno dato solidarietà agli imputati - che «aiutano concreti le persone in difficoltà dando rifugio a chi non ha un tetto e non può averlo dalle istituzioni».
«Lo cosa che dà il senso generale di questa questione - va avanti Ceraolo - è che oggi appartenenti al movimento livornese sono stati condannati a un totale di 33 anni di reclusione, questo per me è l'unico dato vero che deve venire fuori nei titoli. Il secondo dato è che questa non è una condanna definitiva in nessuna delle sue parti: condanne, risarcimenti, fino all'interdizioni dai pubblici uffici che è stata richiesta per me saranno impugnati in Appello e se necessario in Cassazione».
Proprio il comitato “Livorno non si piega”, attraverso il suo portavoce, Tiziano Antonelli, annuncia per il 30 novembre un’assemblea di solidarietà ai ventuno condannati.
«Il primo grado si è concluso così perché stato gestito con gravi irregolarità, sia al livello di istruttoria che di dibattimento. Irregolarità che sono state segnalate dai nostri legali in dibattimento e che sicuramente saranno corrette in secondo grado- La difesa - prosegue - ha smontato la teoria dei tre giorni preordinati da parte degli imputati, se c’è stato qualcosa di preordinato è stato fatto per tutelare il blocco di potere che ha ridotto la città in questo stato. Per fortuna un’altra parte della città ha manifestato sempre la solidarietà a questi ragazzi. Ma questa condanna - conclude - non ci metterà mai a tacere».
Federico Lazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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