Gioco
«Serve la sinistra» In molti ex Pd guardano verso Si
L’ex dirigente Paolini: «Così la “ditta” non ci sarà più» A Roma anche le Ribelli: indipendenti ma alla finestra
LIVORNO. Dicono che «c’è bisogno di sinistra, ma nel Pd non c’è più nulla di sinistra». Rivendicano, non a cuor leggero, che «chi tirava la carretta ora non la tira più». Hanno contribuito a fondare il Pd e a Livorno – comunque la si pensi – ne sono stati a lungo i volti e le braccia, nei circoli o in segreteria. Ma qualche mese fa hanno deciso di uscire e oggi guardano verso Sinistra Italiana, il gruppo che si è costituito alla Camera con iscritti di Sel e fuoriusciti dal Pd (come Fassina e d’Attorre) e dal M5S. Maurizio Paolini è tra questi: è tra gli ex dirigenti del Pd che potrebbero migrare verso Si. E non è il solo.
Venerdì scorso ha partecipato al primo dibattito di Sinistra italiana organizzato nella sede di Sel, in via Gori, con la senatrice Alessia Petraglia. «È vero, c’era una bella sala piena – dice al Tirreno – per ora non c’è ancora un partito a cui iscriversi, ci sono i gruppi parlamentari, vediamo da qui a marzo cosa accadrà». «Sono andato ad ascoltare – aggiunge subito dopo – è un movimento che può essere interessante. In Italia, anzi in natura, c’è una sinistra: mi auguro che per una volta smetta di fare tanti discorsi, lasci da parte i personalismi e organizzi qualcosa, ce n’è bisogno. Per quanto mi riguarda ho già dato con i personalismi nel Pd, ho già dato otto anni della mia vita, può bastare...».
Paolini, una storia dal Pci ai Ds, già organizzatore della segreteria di De Filicaia, ha avuto parecchi incarichi nel Pd: ha fatto parte del gruppo che ha redatto lo statuto regionale e di quello per il regolamento finanziario nazionale, fino a coordinare le primarie. «Sono uscito dal Pd il 2 marzo – racconta oggi – come avevo annunciato alla mia compagna e amica Sonia Filippi, che ho accompagnato nel percorso della candidatura alla segreteria: le avevo già detto che in ogni caso, che avesse vinto o perso, sarei uscito dal Pd». Perché?
Paolini, che ricorda subito di essere stato «tra i 44 fondatori eletti con le primarie nel 2007», non ci gira troppo intorno, non fa parte del suo carattere: «Il Pd – sostiene – è cambiato geneticamente. Ha cambiato la sua missione politica senza fare un congresso. E io non condivido più questa politica. Non c’è più nulla di sinistra».
Non la condivide «soprattutto a livello nazionale», evidenzia. Ma a cascata anche a livello locale. «Il 2 marzo ci sono state le primarie per l’elezione del segretario comunale: ero nell’organizzazione di Sonia Filippi, raccoglievo i dati. Dopo dieci minuti le dissi: hai vinto, ma non hai stravinto, bisogna mettere in campo gli sherpa per fare l’accordo. Quelli arrivati secondi e terzi avrebbero dovuto proporre a Sonia di gestire il partito in modo unitario e lei avrebbe detto sì. Invece hanno fatto lo sbaglio politico, arrogante, di fare arrivare terzo chi era arrivato primo, non rispettando la volontà dei cittadini».
Paolini è un fiume in piena. Anche se evidenzia a più riprese di non portare rancore «né nei confronti del Pd né della sua classe dirigente», e di parlare «sempre sul piano politico, mai personale». «Bacci? Non condivido come gestisce il partito. Renzi? Penso che sia il politico più coerente in questo momento in Italia, perché fa le cose che dice: ha detto a tutti che avrebbe cambiato verso, infatti ha preso un partito di centrosinistra e lo ha portato a fare politiche neoliberiste di centrodestra». Un attimo di pausa: «Una volta uno disse: “non è che odio Dio, non mi fido dei suoi fan”. Io non è che odio Renzi, non mi fido dei renziani, soprattutto di quelli dell’ultimora. Cambiare opinione è la forza di un uomo, ma se c’è un’analisi politica: a Livorno ho trovato ragazzi bravi, che stimo dal punto di vista umano e personale, che erano nei Giovani Turchi, erano i capi, erano i primi firmatari della mozione Bersani nel febbraio del 2013 e poi, nel maggio dopo, erano diventati “capifan” dei renziani. Questo si chiama voltagabbana...». «E vogliamo parlare di rinnovamento? Ho visto – lancia la freccia – che è andato nell’ordine di Bolognesi e Baldi. Alfio è un amico, gli voglio bene, sono 40 anni che litighiamo: nel 2014, mentre correvamo sul lungomare, ci dicemmo: “Facciamo la festa a poi facciamo festa”. L’ho ritrovato nella segreteria del partito. E il bello è che non sono io il rottamatore».
Ma il punto vero, per Paolini, resta il cambio di linea politica: «Su alcune questioni importanti, come il lavoro, cosa diciamo?». E la chiude così: «A Livorno e provincia tutti quelli che vengono dal Pd o da altre esperienze, se vogliono aderire a un percorso nuovo mettano da parte i personalismi e stiano un passo indietro, aiutando i giovani. Occhio, perché dopo Renzi, Grillo o Berlusconi non c’è la “ditta”, non c’è più nulla...».
Paolini non è l’unico ex dirigente ad aver lanciato lo sguardo verso Si. Le “Ribelli di Livorno” il 7 novembre erano tra i curiosi radunati all’esterno del teatro Quirino a Roma. «Noi siamo indipendenti», mette però subito in chiaro Simonetta Pampaloni, l’ex segretaria di Shangai che ha fondato l’associazione Oltre insieme ad esponenti come Barbara La Comba. «Naturalmente – riprende – ci interessa un percorso che guarda a sinistra. Vogliamo prima vedere cosa sono, cosa fanno, quali sono i progetti. Siamo alla finestra». «Quello che ci interessa – premette Pampaloni – è che si risolvano i problemi di una città che sta morendo, non le passerelle». Per il 27, Oltre ha messo in calendario una iniziativa al Lem con i rappresentanti delle vertenze aperte in città: «Sul palco ci saranno i lavoratori. Abbiamo invitato anche D’Attorre e altri, questa volta devono essere loro a venire sui territori a prendersi la fiducia...».
Juna Goti
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