Il Tirreno

Livorno

Aamps, i sindaci revisori bocciano il bilancio 2014

di Giulio Corsi
Aamps, i sindaci revisori bocciano il bilancio 2014

Livorno, giudizio negativo sia sulla gestione sia sulla continuità aziendale. «Senza apporti finanziari la società avrà vita breve, non approvate i conti». Nogarin si ritrova (come Cosimi) a dover scegliere se approvare il bilancio contro il parere del collegio. Se non lo farà Iacomelli aprirà le procedure di liquidazione

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LIVORNO. Giovedì è programmata l’assemblea ordinaria dei soci di Aamps, nella quale Filippo Nogarin sarà chiamato ad approvare (o respingere) il bilancio del 2014 redatto dal consiglio di amministrazione della società. Che cosa farà il sindaco?

La domanda parrebbe scontata dopo le recenti dichiarazioni di Nogarin sulla volontà di approvare i conti dell’anno scorso con una perdita di 11.7 milioni. Ma la relazione del collegio dei revisori dei conti sul bilancio presentato dal cda scompiglia il quadro e mette il primo cittadino davanti ad un bivio drammatico. Nel documento depositato sabato scorso in municipio infatti, i revisori hanno bocciato il bilancio e hanno invitato il socio a non approvarlo.

E’ una relazione che ha effetti deflagranti, nonostante non arrivi del tutto inaspettata, tanto che già tre settimane fa avevamo scritto che Nogarin avrebbe rischiato di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovò Cosimi nel maggio 2014, cioè davanti alla difficile scelta se approvare il bilancio di Aamps nonostante la bocciatura del collegio dei revisori.

La previsione era azzeccata. Ma a veder bene, la posizione dell’attuale sindaco è ancora più difficile rispetto a quella in cui si trovò il suo predecessore: perché stavolta non c’è solo un giudizio negativo sul bilancio, ma c’è anche, soprattutto, una bocciatura rispetto alla continuità aziendale di Aamps. «E’ manifesta l’inottemperanza alle raccomandazioni e ai richiami formalizzati dal collegio sindacale in punto di continuità aziendale - scrive l’organo presieduto da Francesco Carpano a proposito delle azioni fatte, o non fatte, finora dal Comune -. Alla data del 28 ottobre 2015 si palesava, e ancora oggi (13 novembre, ndr) si palesa, una vita utile della società breve che, in assenza di apporti finanziari, non va oltre le cadenze spiegate dal piano finanziario (15 dicembre)».

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E’ una stilettata durissima verso il socio Comune, che può tradursi così: finora Palazzo Civico non ha ascoltato le indicazioni di mettere mano al portafoglio arrivate dai sindaci revisori, dunque se non saranno iniettati 4 milioni entro metà dicembre, la vita di Aamps terminerà. Altri 4 milioni - per la cronaca - serviranno entro marzo 2016 e altri 2 entro giugno. Tutti questi soldi, chiaramente, sono extra rispetto al gettito annuo di 35 milioni che Palazzo civico gira ad Aamps dalla Tari.

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COSA FARÀ IL SINDACO? Ieri sera Nogarin confermava la linea del Comune: salvare Aamps. «Altrimenti - spiegava il primo cittadino - non ci saremmo accollati il contratto di quegli 11 milioni di crediti Tia».

L’impressione è che giovedì il sindaco (proprio come Cosimi) approverà il bilancio nonostante il niet dei revisori. Anche perché se così non fosse - fanno sapere da Aamps - «gli amministratori saranno obbligati a dare seguito a quel che dice Carpano e cioè contattare il tribunale per redigere il bilancio con criteri liquidatori».

Ma la partita non finirà lì: quella vera si giocherà tra venerdì 27 novembre e martedì 1 dicembre. Il 27 infatti il consiglio comunale sarà chiamato a dare il via libera a una serie di tagli sui servizi erogati dal Comune per finanziare Aamps nell’assemblea straordinaria del primo dicembre al cui ordine del giorno c’è la ricapitalizzazione. Come si comporterà il consiglio e soprattutto il gruppo di maggioranza M5s davanti al bivio tra salvare l’azienda dei rifiuti dal default e tagliare in un colpo solo due milioni di servizi (e altri 6 nei prossimi sei mesi)?

BILANCIO BOCCIATO. Ai sindaci revisori - l’avevamo scritto più volte - non è piaciuta l’operazione di riduzione della perdita rispetto alla prima stesura del bilancio. Tutti si ricorderanno che a giugno il cda di Aamps aveva redatto un bilancio-verità riferito al 2014 che si chiudeva con un rosso choc di 21,4 milioni di perdita (di cui circa 11 milioni di Tia mai riscossa e dichiarata inesigibile dalla Sorit). Quel bilancio avrebbe costretto Aamps a mettere tutti i 16,4 milioni di capitale sociale nel ripianamento e il socio Comune a iniettarne subito almeno altri 5,9 per evitare che l’azienda fallisse. Ebbene, era quella - secondo il collegio dei revisori - la corretta fotografia dei conti 2014 di via dell’Artigianato. A giugno però fu emanato il cosiddetto decreto sugli enti locali (trasformato in legge ad agosto) grazie al quale l’amministrazione comunale può riversare nella Tari le morosità dei crediti Tia. Con questa novità normativa Aamps - d’accordo col Comune - ha potuto riversare gli 11 milioni di Tia inesigibile messi a perdita a giugno, sui conti di palazzo civico (che a sua volta li ha prelevati e li preleverà per altri due anni dalle tasche dei livornesi) tramite cessione del credito. In questo modo la perdita di Aamps è scesa a 11.7 milioni, l’azienda ha evitato di azzerare il capitale sociale e il Comune non è stato costretto a tirar fuori 5.9 milioni subito.

Ma quest’operazione ora viene duramente contestata dal collegio dei sindaci: «La norma - scrivono i revisori riferendosi al decreto sugli enti locali - non detta alcun criterio esecutivo, così come non affonta le tematiche connesse con la circostanza che la tariffa tributaria (applicabile dall’ente ai cittadini) possa trovare origine nei dati economici esposti nel bilancio della partecipata». Secondo i revisori, così facendo si è prodotto «un risultato economico patrimoniale non veritiero soprattutto se correlato alla attuale problematica di continuità aziendale». In sostanza i sindaci, davanti al dubbio sulla continuità aziendale, sostengono che l’operazione di cessione dei crediti al Comune non sia stata prudente.

C’è poi un aspetto tecnico: il decreto sugli enti locali non può essere considerato «come fatto intervenuto dopo la chiusura del bilancio perché norma del tutto estranea ai principi che governano la redazione del bilancio di esercizio. Nè detta norma - scrivono - può essere affermata come idonea a consentire a posteriori una modifica dei criteri di stima di poste contabili per di più svincolati dai principi civilistici basati sul criterio della prudenza».

AAMPS: SEGUITE LE INDICAZIONI DEL SOCIO. Da Aamps fanno sapere che «in merito ai crediti Tia abbiamo fatto ciò che ci ha chiesto il Comune fin da giugno, cioé di prendere in considerazione gli effetti del decreto 78 e di non incrementare il fondo svalutazione crediti».

CONTINUITÀ A RISCHIO. Ma prioritaria, nella relazione, sembra la questione relativa alle capacità di Aamps di far fronte alla quotidianità. Secondo i sindaci l’azienda non è in grado di arrivare alla fine dell’anno. «Al 13 novembre gli interventi necessari da parte del socio non sono stati condotti a termine», scrivono. Quegli interventi erano stati da mesi ripetutamente richiesti dai sindaci a palazzo civico. Il Comune è stato «posto dinnanzi all’ineludibile crocevia di coprire la perdita patita al 31 dicembre 2014 attraverso la iniezione di nuovi mezzi propri liquidi», cioè di contanti.

«NON APPROVATE». Il finale è in linea con le premesse: «Il bilancio non rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato economico. Se ne trae un giudizio negativo». Giudizio negativo anche in merito alla permanenza della continuità aziendale. Il risultato è l’invito all’assemblea a «non approvare il bilancio e adottare gli opportuni provvedimenti di legge».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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