Il Tirreno

Livorno

Livorno unita scende in piazza per la Francia

di Rosanna Harper
Livorno unita scende in piazza per la Francia

Quasi un migliaio di persone davanti al municipio Nogarin e Bacci: «Nessuno di noi arretrerà»

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LIVORNO. E’ cresciuta lentamente la folla in piazza del municipio. Alla fine c’era quasi un migliaio di persone e in quel migliaio era rappresentata tutta Livorno, gli anziani e i giovani (non tantissimi per la verità), le famiglie e gli stranieri, tanti stranieri, la comunità ebraica e i sindacati, le associazioni e la comunità musulmana.

La bandiera della Francia ha sventolato accanto a quella italiana, mentre un messaggio chiaro e netto arrivava dagli interventi delle autorità che si sono succedute al microfono sulla scalinata del municipio: «No al terrorismo».

La folla ha ascoltato in un silenzio di cordoglio e di rispetto, mentre il sindaco di Livorno Nogarin, quello di Collesalvetti Bacci, quello di Piombino Giuliani, il presidente della Provincia Franchi, il vescovo Giusti e molti altri sindaci del territorio, uno accanto all’altro, proferivano le loro parole. Insieme agli amministratori c’erano anche il questore e il prefetto.

In prima fila i gonfaloni listati a lutto, dietro la Livorno che ha deciso di fermarsi una domenica pomeriggio per unirsi in un abbraccio simbolico col resto d’Europa e del mondo in onore delle vittime degli attentati parigini.

«E’ un gesto importante quello che stiamo facendo insieme - ha detto Nogarin nel suo intervento -. In momenti così difficili abbiamo necessità di manifestare l'esserci, non bisogna arretrare di fronte a questi gesti. Noi siamo qui tutti uniti per dire che non arretriamo, per far sì che la democrazia continui a trionfare». E il sindaco Bacci ha evidenziato «l’unità di tutti i soggetti coinvolti in questo luogo simbolo dove si concentrano tutti i presidi istituzionali (il riferimento era al triangolo Comune-Provincia-prefettura, ndr). Ciò che passa è il senso della comunità - ha detto Bacci -, questa vicinanza nei confronti del popolo francese come sentire cittadino. All'Isis si potrebbe rispondere allargando i confini dell'unione europea e facendo entrare nuovi stati a partire dalla Turchia. Una sfida vincente nei confronti di chi tende ad escludere».

Molto atteso l’intervento del rappresentante della comunità islamica livornese Mourad El Arbi. «Non condividiamo niente del terrorismo - ha esordito - il nostro Dio non ha mai detto in nessun libro di uccidere altre persone, ci dissociamo da chi uccide nel nome della nostra religione. In Italia ci sono oltre un milione e mezzo di musulmani che vivono qui con le loro famiglie e hanno un lavoro, non ritengo giusto che si punti il dito verso la comunità musulmana a causa di terroristi che fanno la guerra in nome dei musulmani». Tanti applausi hanno sottolineato l’apprezzamento della piazza per l’intervento di Mourad El Arbi, così come per quelli del vescovo Giusti e del rappresentante della comunità ebraica Vittorio Mosseri.

«129 persone sono cadute, ma milioni di persone sono ancora in piedi - ha detto il vescovo -, attraverso la forza della partecipazione e del negoziato si può rompere la spirale della violenza perché è la violenza che genera violenza».

Mosseri ha invece ricordato come i valori della democrazia francese, la libertà, l’uguaglianza, la fraternità siano fondamentali nella nostra vita e siano quelli che dobbiamo riaffermare e valorizzare per guardare con serenità verso il futuro. «Non possiamo rimare indifferente rispetto alla guerra e il modo per rispondere è diffondere proprio questi valori».

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