Gioco
Il porto come è e come era: via all'iniziativa delle foto in regalo con Il Tirreno
Porto-story: gratis 21 coppie di immagini, la stessa inquadratura a distanza di quasi un secolo per capire in che modo stiamo cambiando
LIVORNO. Decolla da lunedì 16 novembre la nuova iniziativa del Tirreno sotto il segno delle fotografie (e della memoria): occhi puntati sul porto, che è un po’ la ragion d'esser della nostra città quando ancora non eravamo altro che un villaggio di pescatori e marinai sotto l'ala di Pisa. Non esisterebbe Livorno senza porto, e non saremmo stati quel fritto misto di genti che è il dna della nostra storia lontana se non avesse voluto il granduca inventarsi una città – anzi, un porto – a porte aperte.
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Stavolta però non andiamo così tanto indietro a cercare le orme del nostro passato: non foss'altro che per il banale motivo che nel Seicento o nel Settecento non c'erano le foto a poterci raccontare i luoghi di casa nostra, fra mare e banchina. Eccoci con lo sguardo puntato sugli ultimi cent'anni di storia, poco più o poco meno: il paziente lavoro di ricerca di Mario Bellagotti e Vito Lo Piccolo per conto dell'Authority li ha portati a scovare negli archivi immagini del porto com'era nella prima metà del Novecento. In particolare, fra la fine degli anni venti e il decennio successivo, negli anni della grande trasformazione che non solo piazzerà la sagoma del silos in cima alla Calata Punto Franco ma soprattutto espanderà i confini dello scalo labronico verso nord fino a creare un polo industriale del tutto nuovo.
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Ma Bellagotti e Lo Piccolo non si sono fermati qui. Hanno cercato di rimettere la macchina fotografica nello stesso punto da dove 80-90 anni prima (o anche più di cento oppure solo una settantina) era stato compiuto lo scatto amarcord. Evidente l'intenzione, facendo conto anche sulle immagini di Scovavento e dell’Archivio dell’Authority raccolte insieme al lavoro di Bellagotti e Lo Piccolo in una ricerca commissionata dall’Authority: mostrare quanto e come è cambiato il nostro porto nel tempo.
Per farlo vedere bene ai nostri lettori proporremo 21 coppie di foto: il porto com’era e il porto com’è. Nessun giudizio di valore ma solo l’impatto visivo per far conoscere il volto di un mondo – meglio: di tanti mondi – al di là della cinta muraria che delimita il porto rispetto alla città. Cioè le foto in tandem con i testi di Mauro Zucchelli e di Riccardo Rimondi per contestualizzare quel che foto narrano (con la collaborazione dell’ingegner Umberto Campana).
È vero, nella sua storia più recente il porto di Livorno non ha tenuto il passo rispetto agli altri scali che hanno avuto uno sviluppo tumultuoso, diceva sferzante il compianto economista Massimo Paoli: la trasformazione ha marciato troppo piano. Proprio ora che una stagione di svolta sembra a portata di mano – fra nuovo Prg, nuova maxi-Darsena, nuovo polo crociere, nuove aree per le “autostrade del mare” – è il momento per voltare lo sguardo all’indietro e capire da dove veniamo, quanti passi abbiamo fatto: insomma, misurare la distanza fra il futuro e il passato. Avendo le scarpe ben piantate nell’oggi.
«Non è un segreto che dappertutto i porti siano cambiati assai più di quanto sono cambiate le città: vale anche per Livorno, basta guardarsi intorno», dice Massimo Provinciali, numero due di Palazzo Rosciano, quartier generale dell’Authority. Ce lo dirà il racconto di queste foto che accompagnerà le nostre prossime settimane: con il porto di Livorno che fino a un secolo fa coincide con il Porto Mediceo e con i velieri. Poi si allarga verso mare e verso nord per accogliere i nuovi piroscafi a vapore e, successivamente, l’idea che l’industria affacciata direttamente sul ciglio della banchina potesse avere un vantaggio competitivo. Infine, con la Darsena Toscana – che sembra quasi uno slargo dell’antichissimo Canale dei Navicelli – che arriva ad accogliere gli “scatoloni” di ferro: i container, l’alfabeto nuovo della lingua del commercio via mare.
Niente di paragonabile: neanche al passaggio dalla mobilità urbana prima con barrocci e cavalli, poi con le bici, quindi con i primi veicoli a motore, adesso con un esercito di quattro ruote.
In questa cavalcata di immagini all’interno del porto abbiamo comunque cercato di mostrarne anche la relazione con la città: più che moltiplicare le immagini di banchine su banchine abbiamo guardato all’intreccio che Livorno ha sempre avuto con il suo porto. L’altro ieri con i velieri, domani con il porto che verrà.
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