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Livorno

Parigi, l'unica arma è l'umanità

Alessandro De Gregorio
Parigi, l'unica arma è l'umanità

Si fa prima a recintare, alzare muri, a dividerci tra «noi» e «loro», che a sforzarsi di capire

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I primi corpi di quelle povere vittime innocenti erano ancora caldi e già sui social si era scatenata la controcrociata. Un’onda gigantesca di odio, un rigurgito di bestialità gettate nel mucchio contro altri innocenti. Non contro le belve dell’Isis, questi tagliagole senza speranza; non contro chi li ha armati e continua a farlo; non contro chi li ha allevati, pasciuti e poi lasciati liberi di agire.

No: contro i musulmani, gli stranieri, quelli che «ci invadono». Magari proprio quei disgraziati che scappano dagli inferni invisibili del Terzo mondo dove le stragi sono quotidiane. Tutti uguali. Stessa razza. E allora radiamoli al suolo, senza sapere dove e come (stavolta bombardiamo le banlieu di Parigi?); chiudiamo frontiere e moschee, affondiamo i barconi, facciamo pulizia. Pulizia etnica: pure a questo siamo arrivati. Odio contro odio mentre in questo delirio c’è chi ingrassa. Come sempre.

Si fa prima a recintare, alzare muri, a dividerci tra «noi» e «loro» che a sforzarsi di capire. Dove capire non significa affatto giustificare: ed è infame voler mischiare questi due verbi. Capire è il primo passo per agire, per cambiare davvero le cose. La carneficina di Parigi è stata la tempesta perfetta per chi sa navigare tra gli intestini della gente. Per i tanti Salvini della porta accanto: amici, colleghi, familiari. I migliori alleati del terrorismo, con le loro paure: la benzina, la spinta finale che cercano quegli assassini. Purtroppo i terroristi non li vediamo ma gli idioti sì. Quelli che ti bollano come buonista, per esempio. O che ti sventolano la nuova bibbia, l’ultimo libro di una Fallaci ormai fiaccata dalla malattia e dalle proprie ossessioni. O quei politici corrotti e senza onore che non perdono l’occasione per un post, un tweet, un’intervista. Già, un’intervista. Perché ci siamo anche noi giornalisti in questo circo. Anche senza scomodare Libero e i suoi titoli immondi.

Poi ci sono quelli che pretendono il silenzio. No, mi dispiace. Ognuno piange come può. Io lo faccio da ieri sera. Ma non serve essere un intellettuale, uno storico e nemmeno un esperto di terrorismo internazionale per imbracciare l’unica arma che abbiamo: l’umanità.

E non si tratta affatto di essere buoni. Tutt’altro. Bisognerebbe essere spietati contro queste belve ma anche, e soprattutto, contro chi le ha sguinzagliate.

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