Il Tirreno

Livorno

L’Authority: è qui che nasce lo sviluppo di domani

L’Authority: è qui che nasce lo sviluppo di domani

Dopo le immagini dall’alto e quelle dal mare, un altro punto di vista inconsueto: quello della storia

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LIVORNO. «Il porto è destinato a grandi cambiamenti che segneranno i prossimi 30-40 anni e forse di più. Ben venga dunque questa opportunità di volgere lo sguardo all'indietro e capire com'è cambiato il mondo delle banchine nell'ultimo secolo». Massimo Provinciali, segretario generale dell'Authority, parte da qui – nel salone al primo piano di Palazzo Rosciano – per presentare l'iniziativa del Tirreno nata in collaborazione con l'Autorità Portuale per portare sotto gli occhi dei lettori le immagini del porto: quelle amarcord di com'era nella prima metà del Novecento da mettere a confronto con le foto di oggi. Il numero due dell'Authority lo dice senza tanti giri di parole: per l'istituzione portuale è fondamentale che il porto sia al centro dell'attenzione della città («anche con le critiche, perfino aspre ma costruttive, e comunque al centro»).

Alessandro Guarducci, capocronista del nostro giornale, indica nel porto «il perno dell'economia della città»: l'elemento-chiave – probabilmente l'unico e certo decisivo – sul quale puntare per avere una sorta di "locomotiva" che traini il rilancio della città. Poi una sottolineatura temporale: «Questo 2015 è risultato importantissimo sia per il nuovo Prg sia per il decollo del progetto della Darsena Europa: noi del Tirreno volevamo contrassegnarlo con una nostra iniziativa editoriale proprio in questo campo. Come? Con una carrellata di scatti che, a coppie, mostrano il porto com'era e com'è adesso».

Niente è cambiato nel paesaggio delle nostre città come l'ambiente del porto, dice Provinciali: «Del resto, non è forse vero che tanti treni viaggiano sulle stesse linee ferroviarie di cent'anni fa?».

È un aspetto sul quale insiste anche il vicecaposervizio del Tirreno Mauro Zucchelli, che con la collaborazione del collega Riccardo Rimondi ha messo nero su bianco i testi: «Dal raffronto fra il porto di ieri e quello di oggi salta agli occhi quanto si è modificato il modo d'essere del porto. Basti pensare che rispetto alle prime portacontainer quelle attuali hanno una capacità di stiva dieci volte superiore. E non è tutto, perché in realtà molte delle foto ci riportano a cent'anni fa: insomma, siamo passati dai velieri ai giganti del mare lunghi più di 300 metri».L'idea di questa iniziativa è nata durante un giro via mare che, accompagnato da tecnici e dirigenti dell'Authority, il direttore del Tirreno Omar Monestier ha compiuto insieme a Alessandro Guarducci per guardare da vicino l'identikit del porto, «proprio a partire dall'area dove sorgerà la maxi-Darsena».

«Abbiamo portato i nostri lettori a scoprire Livorno da un punto di vista inconsueto: prima dall'alto, poi dal mare e adesso con gli occhi della storia», segnala Guarducci, dopo aver ringraziato Giovanni Starita per il lavoro di coordinamento e gli sponsor (Neri, Tdt, Benetti, Olt, Cilp e Coop) che insieme all'Authority hanno reso possibile quest'iniziativa. «In questa panoramica di coppie di foto – afferma – ci occupiamo del porto ieri e oggi, come dice il titolo. Il porto di domani, cioè di come si sta cercando di dare alle nostre banchine una prospettiva e un orizzonte, lo raccontiamo quotidianamente sulle pagine della cronaca di Livorno».

Il progetto prende le mosse da un lavoro della direzione promozione e studi dell'Authority con Mario Bellagotti e Vito Lo Piccolo, ribadisce Roberto Lippi, che a Palazzo Rosciano è responsabile dell'ufficio promozione. «Abbiamo fatto una ricerca certosina – commenta Mario Bellagotti, autore dello studio insieme a Vito Lo Piccolo – perché se è vero che non è difficile trovare vecchie foto della città, lo è invece se vogliamo circoscrivere lo sguardo all'area portuale. Ma ce l'abbiamo fatta. Poi dalle antiche inquadrature che abbiamo trovato siamo partiti per cercare di ricostruire la foto scattandola dallo stesso punto con la stessa angolatura visuale. E questo è stato ancor più complicato: non c'è più quella tal balaustra, quel tal fabbricato o quella tal gru e dunque dovevamo ricostruire un contesto spesso del tutto perduto».

Lippi racconta anche una curiosità: «Una delle foto circolava in città ma era complicato da stabilire di cosa trattasse perché c'era sempre qualcosa che non quadrava. Cos'era accaduto? L'avevano stampata alla rovescia».

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di Redazione web